Monopattini, il modello Lisbona e i nostri guai

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[Rassegna stampa] – Mentre in tutta Europa sale la quota dei monopattini in circolazione, per l’Italia potrebbe essere utile guardare il modello Lisbona. Perché gli incidenti da quando è finito il lockdown sono stati già troppi.

“Nelle strade di Lisbona, sui bus pubblici o sulle locandine affisse dalla Câmara Municipal, si legge che il futuro sarà a due ruote. Non è un caso che la città portoghese sia stata scelta già due anni fa come “Capitale del monopattino elettrico” e sia stata dichiarata Capitale Verde europea per il 2020. Costruita come Roma su sette colli, ma più ripidi e scoscesi di quelli “fatali”; fitta di vicoli e stradine nei quartieri più antichi come l’alfama e il Chiado; dotata di lunghe piste ciclabili nella parte più moderna, la “sfavillante” Lisbona di Fernando Pessoa è diventata dal 2018 la sede del progetto-pilota lanciato dalla società “Hive” per sperimentare il monopattino elettrico in condivisione, utilizzabile attraverso un’app sul modello del bike sharing. E il successo dell’operazione, replicata poi da diverse altre aziende, è visibile ovunque. […] Ora, alla vigilia della riapertura delle scuole, c’è da prevedere che la diffusione di quell’esile bolide elettrico sia destinata ad aumentare in particolare fra gli adolescenti che non vogliono usare l’autobus, il tram o la metro per andare a lezione e non dispongono di un motorino. Da Roma a Milano, si segnala purtroppo nel post-lockdown un aumento degli incidenti in bicicletta o sui monopattini elettrici. Il record spetta al capoluogo lombardo: 43 sinistri con lesioni negli ultimi due mesi, di cui uno mortale. Secondo l’associazione amici e sostenitori della polizia stradale, questo boom dipende soprattutto dalla guida in stato di ebbrezza o contromano e da altre imprudenze come viaggiare in due, farsi trainare da una moto o da una bicicletta, transitare con il semaforo rosso. Un nuovo Far West. Non si tratta di proibire o interdire veicoli di per sé innocui che in effetti possono contribuire a incrementare la mobilità sostenibile. Quanto piuttosto di lanciare una controffensiva mediatica d’informazione sociale, di stabilire regole più rigorose e quindi di farle rispettare“.Giovanni Valentini, Il Fatto Quotidiano



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