Montoya: “Buffo vedere mio figlio insieme a Mick Schumacher”

Formula 1 Sport

La rivalità tra Michael Schumacher e Juan Pablo Montoya ha caratterizzato la Formula 1 dei primi anni 2000, con il tedesco nei panni del campione in carica che voleva conservare il proprio regno e il talentuoso colombiano nel ruolo di ruspante guastafeste. Alla fine il ferrarista è riuscito a prevalere nella lotta con il campione della 500 miglia di Indianapolis, arrivato nel Circus direttamente dagli ovali, ma i loro duelli sono rimasti impressi negli occhi degli appassionati. Nello sport come nella vita però le nuove generazioni prendono il posto di quelle vecchie e così è curioso vedere come oggi i figli dei due acerrimi rivali siano compagni di squadra.

Mick Schumacher: “Per la F1 non basta il cognome”

Sebastian Montoya infatti fa parte da quest’anno del team Prema, che già annovera tra le sue file Mick Schumacher, secondogenito del sette volte campione del mondo. Il tedesco, più grande di sei anni rispetto al figlio di ‘Juancho’, correrà quest’anno in Formula 2 mentre Montoya Jr. farà il suo esordio con il team italiano in F4. “Loro [Sebastian e Mick] vanno molto d’accordo. È divertente perché entrambi fanno parte della stessa squadra in questo momento – ha raccontato lo stesso ex pilota di Williams e McLaren al canale tv colombiano Antena2 – Mick è agli ultimi passi prima della Formula 1, in F2, mentre Sebastian è in Formula 4, dove sta iniziando. La squadra è la stessa, la Prema. Quindi scattano foto e fanno molti eventi insieme. La verità è che vanno molto d’accordo” ha aggiunto.

Montoya: “Senza Schumi avrei considerato la Ferrari”

Montoya infine è tornato ancora una volta a parlare del suo possibile approdo in Ferrari durante i sei anni trascorsi in F1, evidenziando come ci fosse chi, all’interno del team di Maranello, considerasse l’operazione realmente possibile: “Ross Brawn sul podio di Monza [nel 2003, n.d.r.] mi disse che gli sarebbe piaciuto che io guidassi per loro e ricordo di aver risposto ‘no grazie’. Il fatto era che con Michael era impossibile, non volevo fargli da secondo e non andavo mai d’accordo con lui. Era una guerra psicologica così forte che uccideva sempre tutto il resto. Perché lui voleva che tutti si levassero di torno e questo mi faceva arrabbiare, così diventavo ancora più aggressivo” ha ricordato il sudamericano.



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