Multistrada V4, la retromarcia di Ducati

Formula 1 Sport

Fatta eccezione per la Scrambler, tutte le Ducati degli ultimi 20 anni hanno un grosso problema di guidabilità. Intendiamoci, sono moto bellissime e potenti. Ma negli ultimi anni è cambiato il motociclista medio. Che è sempre più anziano e sempre meno preparato. Ha in media 45 anni, spesso ha guidato la moto da giovane e adesso che può togliersi una soddisfazione, si ricompra la moto. E non si accontenta delle medie cilindrate, cerca i motori di grossa cubatura e i marchi premium.

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Con un profilo così, è ovvio che qualunque Ducati oggi sul mercato diventa inaccessibile. Forse lo hanno capito anche dalle parti di Borgo Panigale, laddove fanno della sportività e della prestazione un cavallo di battaglia. Che poteva andare bene per i motociclisti degli anni 90, non certo per quelli di oggi.
Ed è così che, alla vigilia del lancio (per inciso, si tratta di una delle moto più centellinate della storia recente) della Multistrada V4, Ducati ha scoperto il fianco. Ha deciso infatti di realizzare un motore che – prima volta da 30 anni – non adotta la distribuzione desmodromica. Insomma, è un po’come se la Ferrari lanciasse una vettura turbodiesel. Il motivo? Semplice: la architetture motoristiche che affondano le radici nel lavoro dell’ingegner Fabio Taglioni sono sovradimensionate e ingestibili su strada. A maggior ragione, su una moto che si posiziona nel segmento delle turistiche. E chi viaggia vuole godersi l’esperienza, non essere costretto a stare dietro ai capricci di un motore che scalcia ed esige regimi di giri elevati per dare il meglio di sé.

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Insomma, forse anche Ducati si è piegata all’esprit du temps. Qualcuno si offenderà per questa retromarcia, o per questa deviazione dall’ortodossia. Ma se si vuole campare e stare sul mercato (dove i rivali non mancano e sono belli agguerriti, come la BMW GS) bisogna saper mettere da parte l’orgoglio e la tradizione. Come dicevano i latini, primum vivere deinde philosophari.



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