Nascar | Un atteso ritorno e le sue stranezze

Formula 1 Sport

Il 17 maggio, e in parte il 18 sul fuso orario italiano, si è corsa la prima gara Nascar dopo la pausa forzata per il coronavirus. Il campionato americano stock car si è recato solamente con il personale necessario a Darlington, Carolina del Sud, per correre la The Real Heroes 400. E non è stata una gara normale, o almeno classica rispetto a quelle a cui eravamo abituati. Ci sono state tante lezioni da imparare anche per i campionati europei, pur considerando le specificità della Nascar.

La gara è stata vinta da Kevin Harvick, con il suo team quasi sempre abile in pitlane. Ma il pilota del team Stewart-Haas ci ha messo del suo, rimanendo sempre nelle prime posizioni. Harvick ha preceduto il competitivo Alex Bowman con un vantaggio di due secondi, e poi ha festeggiato la vittoria indossando una mascherina che non ha nascosto il suo sorriso. Per lui è stata la 50° vittoria in carriera, un bel traguardo che è arrivato grazie al sempre più stretto rapporto con Gene Haas e Tony Stewart. Brad Keselowski e William Byron hanno vinto i traguardi parziali (Stage 2 e 1 rispettivamente), con Byron che è stato protagonista a lungo prima di incappare in una foratura. Uno degli highlight della gara è stato il testacoda di Jimmie Johnson, che era in testa a pochi metri dalla fine della prima fase di gara. Nel complesso l’evento si è svolto con pochi incidenti, probabilmente anche per via della ruggine da togliere dopo mesi di inattività e della mancanza di assetti precisi vista la mancanza di prove libere. In taluni casi l’aggressività è stata sostituita da una certa circospezione.

Non si è sentita la mancanza del pubblico, dal punto di vista dello spettacolo televisivo: la gara a porte chiuse dunque ha passato il suo primo esame. Va detto che la regia Nascar è solitamente impegnata ad alzare il volume dei motori, e raramente veniva inquadrato il pubblico (ieri come in passato). Più strana la nuova normalità in zona paddock: mascherine per tutti i meccanici e per i piloti prima e dopo la corsa; caschi integrali in fase di pit; distanziamento tra i vari team. Il vantaggio della Nascar rispetto a un qualsiasi campionato mondiale o con base europea è che i team sono sostanzialmente tutti concentrati nella vicina Carolina del Nord: non ci sono problemi per gli spostamenti di una comunità che è stata ristretta al minimo indispensabile. Più facile la gestione, ma le mascherine non sono attualmente evitabili.
Dal punto di vista organizzativo, la Nascar non ha riportato alcun problema. Per molti l’entusiasmo di tornare al lavoro abituale, ancora maggiore rispetto al solito, ha ‘coperto’ la mancanza dei sostenitori sulle tribune. Nelle prossime gare si ridurranno molto i tempi riservati ai piloti per prendere confidenza con i tracciati, e dunque anche i periodi di caution iniziali saranno gradualmente sostituiti dalla bandiera verde. La Nascar non si sposterà da Darlington: mercoledì si correrà ancora lì. Intanto, lo start simbolico per l’accensione dei motori sulla pista è stato dato da infermieri e dottori che stanno lavorando giorno dopo giorno con i casi di Covid-19 che negli Stati Uniti continuano ad aumentare in attesa del cosiddetto plateau. Un tributo necessario.

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