Non era poi così male la ghiaia

Formula 1 Sport

La prima gara del Mugello nel mondiale di Formula 1 ha portato con sé una novità che, una volta, era consuetudine, ovvero il ritorno della ghiaia nelle vie di fuga.

Un argomento noto ed arcinoto, chiamato in causa tutte le volte in cui si parla di track limits, sensori, centimetri più o meno al di là o al di qua del tappeto verde (e verniciato) oltre ai cordoli.
La seconda delle tre gare italiane (sarà probabilmente così anche per Imola) ha quindi riproposto un’ambientazione old style con i piloti che, per la prima volta dopo parecchio tempo, hanno dovuto prendere – o riprendere – confidenza con un limite fisico e non solo ideale al di là del cordolo. E ne abbiamo viste parecchie.

Venerdì da dimenticare in casa McLaren

Norris, durante le libere, ha picchiato con la McLaren dopo aver esagerato alla Poggio Secco. Russell, durante le qualifiche, è uscito in pieno alla Savelli riuscendo a controllare in modo incredibile la sua Williams. Max Verstappen, dopo due curve, ha visto terminare la sua gara nella ghiaia della Luco; questo indipendentemente dal fatto che, causa problemi alla Power Unit, l’olandese si sarebbe ritirato comunque.
Ecco, se il ritiro dell’olandese fosse stato dovuto esclusivamente all’impossibilità di uscire dalla ghiaia, probabilmente avremmo letto qualche polemica sul fatto di essersi dovuto fermare in una pista senza vie di fuga asfaltate.
Detto questo la ghiaia ha riportato, oltre al limite fisico della pista, anche la percezione di quali sono i piloti disposti a rischiare più del dovuto quando l’asfalto, ad un certo punto, finisce. Il track limit inteso come sensore, infatti, non impedisce al pilota di spingere più del dovuto, perché al limite è appunto il sensore a decidere se si è andati troppo oltre e non ci sono rischi di insabbiamento per la monoposto, o di ritiro durante la gara. Con la ghiaia questo non avviene e non può avvenire: pertanto è qui che si vede il pilota con gli attributi per rischiare o meno quei cinque centimetri in più.

F1 | Il Mugello merita un bis?

Non a caso due delle uscite di pista più pericolose, una finita a muro ed una con un mezzo miracolo, sono arrivate da due giovani della nuova generazione, quei Norris e Russell indiziati come campioni del futuro.
Dal Mugello, ora, si passerà a Sochi, dove la situazione è completamente opposta sia dal punto di vista delle vie di fuga che della spettacolarità della pista. Un ripensamento a ciò che si trova oltre la linea bianca, dopo l’esperienza toscana, sarebbe gradito.



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