Nuovo Ponte Genova, c’è la firma di Valbruna

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[Rassegna stampa] C’è anche la firma delle Acciaierie Valbruna sul nuovo Ponte di Genova, l’opera realizzata per sostituire il viadotto crollato il 14 agosto del 2018 provocando 43 vittime. Sulla nuova struttura infatti ci sono le barre utilizzate per le passerelle pedonali, realizzate dall’azienda vicentina.

Nuovo ponte Genova, a luglio le prime auto

C’è anche la firma delle Acciaierie Valbruna sul nuovo Ponte di Genova, realizzato dalla cordata Salini Impregilo-Fincantieri. L’azienda vicentina ha messo, per così dire, la ciliegina sulla torta di Renzo Piano, fornendo le barre per realizzare le passerelle pedonali. Si tratta delle due corsie di camminamento aggiuntive a quelle delle automobili, particolarmente esposte a fenomeni di corrosione. In questo modo – assicura l’azienda – è stata garantita la sicurezza della struttura e una vita di servizio quasi eterna. Valbruna non è nuova a forniture di questo tipo. Negli anni ha contribuito a realizzare grandi opere simbolo in Italia e all’estero, come i ponti ferroviari dell’alta velocità italiana, tutti i viadotti della Variante di valico sulla A1 e il ponte di Hong Kong-Zhuahai-Macau. Recentemente l’azienda di Vicenza, controllata dalla famiglia Amenduni, si è aggiudicata la fornitura di tondi in acciaio inox per le fondazioni dello Storstroem bridge, ponte lungo 3.200 metri in Danimarca. Tuttavia questo ambito di applicazione incide in maniera minima sull’attività dell’azienda, un giro d’affari che a livello consolidato sfiora il miliardo di euro (circa 950 milioni) per una capacità produttiva di circa 200mila tonnellate, ed è relativa a forniture di acciaio inossidabile e acciai speciali per applicazioni specifiche nell’oil&gas, nella meccanica, nell’aeropazio e nell’automotive. Settori particolarmente esposti alla crisi post Covid-19, soprattutto auto e industria petrolifera, con il prezzo del greggio crollato a livelli mai visti negli ultimi anni, che di certo non favorisce i nuovi investimenti. Dopo un avvio di anno positivo, in linea con i volumi dell’anno precedente, l’azienda (due stabilimenti produttivi in Italia, a Vicenza e Bolzano) ha dovuto obbligatoriamente, come la stragrande maggioranza delle realtà industriali italiane, rallentare tra marzo e aprile. […]Matteo Meneghello, Il Sole 24 Ore

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