Prestito FCA, polemiche sulla sede legale del gruppo

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[Rassegna stampa] Ha fatto discutere il prestito di 6,3 miliardi di euro concesso al gruppo FCA da Sace. Tra gli aspetti maggiormente al centro della discussione c’è quello legato al ritorno in Italia della sede legale del gruppo, aspetto di vitale importanza secondo molti addetti ai lavori. Ma la situazione non è semplice.

Il prestito a FCA fa discutere

Praticamente nessuno si oppone all’aiuto a una filiera, quella del gruppo di Torino, che occupa 400 mila persone. Ma la discussione riguarda le garanzie che gli italiani e il loro sistema industriale posso ottenere in cambio dell’ok al prestito. Fca promette che tutti gli investimenti legati al prestito andranno in Italia e alla filiera automotive. Ma questo non basta certo a placare gli animi. Ieri a Rai3 Romano Prodi ha messo le cose in chiaro: «Parto da un fatto semplice. Fca non è più italiana. Abbiamo un quarto del fatturato del gruppo in Italia, il resto è all’estero. Ma è assolutamente legittimo finanziare imprese che sono localizzate in Italia, sia di proprietà straniera, sia italiana. Attenzione però: se io do dei soldi per fare una casa, devo sapere dove viene fatta, che progetto c’è. Devo, quindi, avere delle garanzie che gli investimenti vengano fatti in Italia». La questione della sede legale di Fca in Olanda (e di quella fiscale in Gran Bretagna) era sorta nel 2014 al momento della fusione tra Fiat e Chrysler. Era stata una richiesta dei fondi americani quella di avere una sede fiscale in Inghilterra e quella legale in Olanda. Londra ed Amsterdam hanno infatti accordi vantaggiosi per gli azionisti. Fino a tre anni fa però quei vantaggi non si erano concretizzati. Per il semplice motivo che Fca era in perdita e non produceva profitti. Nemmeno quest’anno ci sarà il vantaggio fiscale perché Fca ha rinunciato a distribuire il dividendo, proprio per ottenere le garanzie pubbliche sul prestito. Il governo ha detto chiaramente che i denari non andranno alle società che distribuiscono dividendi. Ma è proprio questo il nodo della discussione. Se il governo estendesse ai prossimi tre anni il divieto di distribuzione dei dividendi, gli azionisti di Fca rischierebbero di non incassare, nel 2021, i 5,5 miliardi di extradividendo previsti dagli accordi di fusione con Psa. Una somma cinque volte superiore a quella cui hanno rinunciato quest’anno. Questo problema è sorto all’inizio di aprile nelle discussioni riservate tra gli emissari di Torino e il governo. […]
Paolo Griseri, La Repubblica

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