Recovery Plan, mobilità al centro degli investimenti

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[Rassegna stampa] Superare i campanilismi e mettere a punto un progetto organico per ripartire dalla mobilità leggera. Questo l’obiettivo di Anci, al lavoro a Roma per presentare un piano da inserire nel Recovery Plan. Tra i punti più importanti, accanto a digitalizzazione delle PA e scuola anche una serie di infrastrutture per rafforzare i trasporti pubblici nelle Città Metropolitane.

Trasporti, capienza all’80% per gli studenti

[…] Nasce da questi presupposti il piano «Città-Italia» su cui sta lavorando l’Anci in queste settimane. Il piano in via di definizione, articolato in 10 «azioni di sistema per il rilancio» che i sindaci chiedono di finanziare con il 10% della Recovery and Resilience Facility (poco più di 20 miliardi), parte dalle città metropolitane ma guarda a tutti i Comuni e alle aree interne, interessate anche da altri dossier che viaggiano in parallelo al Recovery come il progetto di rete unica per la banda ultralarga. Proprio il potenziamento delle reti digitali con l’obiettivo di superare un isolamento tecnologico ritenuto ormai «ingiustificabile» di molte aree del Paese è una delle azioni chiave su cui lavorano i sindaci, anche con l’obiettivo di attuare un piano per la diffusione e la condivisione dei big data pubblici che le amministrazioni gestiscono in quantità enorme ma che restano confinati in bolle locali. L’altro fil rouge che collega le esigenze dei grandi centri e dei territori è quello della mobilità leggera, con un programma di interventi infrastrutturali che aiuti a ripensare i sistemi di trasporto messi spesso a dura prova anche dalla quotidianità che ha preceduto la pandemia. A mancare è anche l’integrazione fra l’offerta di servizi pubblici e la domanda di mobilità individuale, che secondo gli amministratori dovrebbe allargarsi a un sistema integrato di micro-mobilità per permettere lo «shift modale», cioè la possibilità di abbandonare il mezzo privato per utilizzare i servizi pubblici, al 50% degli spostamenti entro il 2030. Questi piani rimandano al capitolo della transizione ambientale, che con l’innovazione digitale e alla sostenibilità sociale è l’impianto su cui si dovranno muovere i Recovery Plan nazionali. E in questo filone rientrano anche le proposte sull’edilizia verde, che con l’efficientamento energetico è chiamata a tagliare del 40% l’emissione di gas serra entro il 2050, e il piano di investimenti per il riuso delle acque che attraverso gli interventi dei gestori dovrebbe dimezzare le perdite idriche negli acquedotti. Ma un occhio di riguardo dovrebbe essere riservato alla rigenerazione urbana nelle zone deboli delle città, con investimenti sulle infrastrutture materiali e sociali che secondo più di un sindaco dovrebbero portare a una riedizione in chiave allargata dell’esperienza del «piano periferie» […]Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore



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