Renault chiude 4 fabbriche, Parigi si oppone

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[Rassegna stampa] Chiusura o riconversione di 4 impianti produttivi. C’è tensione tra Renault e il governo francese, all’indomani della notizia, che ancora non ha trovato conferme ufficiali, secondo la quale la Losanga sarebbe pronta a fermare quattro fabbriche transalpine.

Renault, stabilimenti francesi a rischio chiusura

A metà febbraio Clotilde Delbos, Ceo ad interim di Renault (aspettando con impazienza l’italiano Luca De Meo a luglio), l’aveva detto chiaro e tondo: «Non avremo alcun tabù per la chiusura d’impianti nel mondo e in Francia». La sovracapacità produttiva è una piaga strutturale per il grande malato francese dell’auto, lascito della strategia che fu di Carlos Ghosn. Poi ci si è messo il coronavirus ad aggravare la situazione: il prossimo 29 maggio i vertici di Renault presenteranno un piano di risparmi di due miliardi di euro. Ebbene, ieri ha iniziato a circolare la voce secondo la quale la casa automobilistica chiuderà tre impianti in Francia e ne riconvertirà un quarto. E questo nel momento in cui Renault ha chiesto (ne ha un terribile bisogno) un prestito di cinque miliardi garantito dallo Stato francese. Andrà proprio così, il gruppo otterrà il finanziamento reso possibile dai soldi dei contribuenti mentre decide di tagliare posti di lavoro in patria?Alla fine, dopo il putiferio che è scoppiato, sembra proprio di no. Nel pomeriggio il premier Edouard Philippe ha detto che il Governo francese sarà «intransigente» sul fatto di «preservare i siti di Renault sul territorio nazionale». «Esiste una forma di responsabilità dell’impresa ad avanzare e a trasformarsi – ha aggiunto -, ma deve tenere conto del Paese che l’accoglie e che, da un certo punto di vista, la fa vivere». Tanto più che lo Stato francese, con il 15% del capitale, è l’azionista di riferimento di Renault. In precedenza Philippe Martinez, segretario generale della Cgt, equivalente della nostra Cgil, aveva detto: «È impensabile, ora che si vuole re-industrializzare il paese». Sì, lo slogan in salsa di neosovranismo economico scandito da Macron in questi tempi di pandemia.Come per Fca in Italia, il prestito garantito dalle casse pubbliche a favore di Renault scatena polemiche e si vede male come in Francia potrebbe passare ora la sostanziale volontà di delocalizzare certe produzioni all’estero. […]Leonardo Martinelli, La Stampa
Quattro fabbriche francesi di Renault potrebbero essere chiuse o riconvertite. La notizia, non ancora confermata, ha già provocato aspre critiche politiche all’indomani della concessione di un prestito garantito dallo Stato pari a 5 miliardi di euro. A rischiare di chiudere, secondo il quotidiano les Echos , sono gli stabilimenti più piccoli di Choisy-le-Roi, nella Marna, con 260 dipendenti, di Caudan, in Bretagna, e Dieppe, in Normandia, ognuno con 385 dipendenti. Nel piano di risparmi per 2 miliardi che Renault potrebbe annunciare a breve, sarebbe coinvolta anche la fabbrica di Flins, a nordovest di Parigi, con i suoi 2.600 lavoratori, dove vengono assemblate l’utilitaria elettrica Zoe e la Nissan Micra. In questo caso si tratterebbe di una riconversione. L’indiscrezione mette in imbarazzo il governo, primo azionista di Renault con il 15% del capitale. «Saremo estremamente attenti, anche intransigenti, alla conservazione dei siti in Francia», ha affermato il premier Edouard Philippe. «E saremo estremamente esigenti perché in Francia dimori il centro mondiale di Renault per l’ingegneria, la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo”, ha insistito. […]La Repubblica

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