Rosa Ogawa, la prima grid girl

Formula 1 Sport

Secondo la leggenda sarebbe stata Rosa Ogawa alla fine degli anni ’60 in Giappone, a fare da apripista alle grid girl. Nel mondo della Formula 1 sarebbero apparse una decina di anni più tardi.

Prima dell’avvento delle ragazze sulla griglia di partenza i piloti tenevano da soli l’ombrello per ripararsi dal sole o dalla pioggia, al massimo con l’aiuto del proprio meccanico. Le uniche donne ammesse sullo schieramento e nel paddock erano le mogli o le fidanzate dei piloti, o dei proprietari del team o del circuito. A fine anni ’70 la svolta, con il produttore di cosmetici Hawaiian Tropic che pubblicizzò dei modelli di bikini prima delle gare di Le Mans, generando poi una tradizione che ha preso piede in tutte le maggiori categorie motoristiche.

Chiamate “Pit babe” in Gran Bretagna, ‘Pretties’ in Thailandia, ‘Racing model’ in Corea, è in Giappone dove la leggenda narra sia nata la prima grid girl della storia. E non a caso nel Sol Levante sono chiamate ‘Race Queen’.
Rosa Ogawa, classe 1946 da Tokyo, secondo quanto scritto da Wikipedia giapponese, modella, attrice e cantante ormai ritirata, divenne famosa nel 1969 per una campagna pubblicitaria per la Cosmo Oil, nella quale appariva sorridente e in minigonna bianca. Rosa era inoltre sposata con Kawai Minoru, pilota Toyota, e le venne chiesto di accompagnare il vincitore sul podio. Dunque, secondo questa felice convenienza di fattori, fu la prima grid girl.
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La storia tra la Ogawa e Minoru si concluse però tragicamente con la morte di quest’ultimo nel corso di una sessione di prove sul circuito di Suzuka. Da allora però le grid girl hanno preso stabilmente piede nel mondo dell’automobilismo, in tutte le serie dalla Formula 1 fino alle corse minori. Salvo che nell’ultimo lustro: il tema dell’uguaglianza, delle discriminazioni e del rispetto hanno spesso prevalso nella narrazione, con un acceso dibattito tra chi ha visto la grid girl come un oggetto maschilista e chi invece ha difeso quello che spesso, a tutti gli effetti, era considerato come un lavoro anche retribuito.



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