Rosberg, dalla sfida con Schumacher a quella con Hamilton

Formula 1 Sport

Non è la prima volta che Nico Rosberg descrive il rapporto con i compagni di squadra avuti in Mercedes, Michael Schumacher e Lewis Hamilton. La fortuna/sfortuna di trovarsi al fianco dei due piloti più vincenti della storia gli ha permesso di apprendere ogni segreto, da utilizzare poi in quel 2016 che gli ha regalato il suo titolo iridato. Nella lunga chiacchierata con David Coulthard, Nico ha parlato delle sensazioni provate al fianco dei due campionissimi della Formula 1.

Michael Schumacher. “Non è stato un bel momento scoprire che sarebbe stato il mio compagno di squadra. Ero entusiasta, avrei guidato per il team Mercedes e il nome di Schumacher non era neppure lontanamente all’orizzonte. Non ne parlava nessuno. E poi all’improvviso ricevetti una chiamata di Ross Brawn che mi disse: ‘A proposito, il tuo compagno di squadra non sarà Jenson Button o Nick Heidfeld, ma Michael Schumacher’. E io rimasi tipo: ‘Oh. Mio. Dio’. Mi girarono in mente i pensieri più assurdi, dal fatto che non avrei avuto alcuna possibilità, all’ipotesi di avere l’intera squadra contro, manipolata da Michael. Non sapevo nemmeno se sarei riuscito a stare al passo contro di lui. Era il più grande di tutti i tempi, avrei potuto avere una possibilità? È stato un momento piuttosto folle. Schumacher all’inizio era come un Dio nel team, e anche le mie strategie venivano discusse con lui. Si presentava a petto nudo nelle riunioni, per mostrare gli addominali, un’altra affermazione di forza.”

Lewis Hamilton. “Avevo battuto il pilota più difficile da battere e poi mi dicono: ‘Al suo posto arriverà Lewis Hamilton’. Non avevo nessuna negatività verso di lui. Era già campione del mondo e io avevo vinto una sola volta in F1. Ma ho accettato la sfida. Il 2013 fu davvero facile, dato che non lottavamo per le vittorie. Eravamo amici, quindi l’inizio fu positivo. Ma nel 2014 lottavamo per i GP e per il campionato, c’era tanto in ballo. Entrambi sognavamo la vittoria con la Mercedes. Quindi l’amicizia venne compromessa. Ci sono anche molte storie non raccontate. Forse tra 10, 20 o 30 anni le sveleremo.“

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