Serrata amara a Maranello, meno per la Honda

Formula 1 Sport

In questo strano 2020 di Formula 1 gli stabilimenti sono rimasti chiusi anticipatamente. Primavera invece dell’estate, scelta ovvia e imposta dalla pandemia legata al Coronavirus. Inizialmente i giorni di serrata erano 21, poi sono stati portati a 35. I passi successivi, e per fortuna quelli finali, sono stati di 49 giorni per i team produttori di motori e di 63 giorni di chiusura per le altre scuderie iscritte al campionato di Formula 1.

La serrata si allunga: 49 giorni per i motoristi, gli altri 63

Queste limitazioni, secondo quanto ha riportato RaceFans, hanno funzionato in modo diverso tra un team e un altro. Le restrizioni in Italia risalgono alla seconda settimana di marzo ma in altri paesi sono arrivate dopo, con la conseguenza che le scuderie con le sedi in quelle nazioni hanno potuto lavorare di più per sviluppare power unit e macchina: “Abbiamo avuto il lungo periodo di lockdown prima dell’inizio della stagione, questo non è valso per tutti i costruttori di motori“, ha commentato il team principal Mattia Binotto, riferendosi evidentemente a Honda, la cui chiusura è arrivata più tardi. Già in Austria, l’ingegnere reggiano aveva detto che la Ferrari “sarebbe stata la stessa vettura dell’Australia. Non c’è stato tempo per sviluppare, siamo rimasti a casa, proprio fermi per regolamento. Quindi ognuno può aver pensato, idee o quant’altro, ma per gli sviluppi bisogna andare al banco o alla galleria del vento. Sarei anche sorpreso se alcuni team avessero degli sviluppi, perché siamo stati fermi tutti. Fermi significa che non si può fare“.

Binotto: “Sorpreso se i team portassero sviluppi in Austria”

Secondo il regolamento della Formula 1, i produttori di motori a febbraio dovevano presentare dei dossier di omologazione che snocciolavano le specifiche delle power unit. Il responsabile tecnico della FIA Nick Tombazis ha dichiarato che da quel momento “nessuno di loro – e nemmeno la Honda – ha fatto alcuno sviluppo di prestazioni in questo senso“. Tuttavia, ha proseguito Tombazis, sono stati in grado di lavorare per risolvere i problemi di affidabilità. “Alcuni hanno voluto migliorare l’affidabilità dei motori perché non vogliamo che questo significhi che le persone che hanno un problema di affidabilità si ritirino nel corso delle gare. C’è un processo molto specifico per ottenere l’approvazione degli aggiornamenti dell’affidabilità, che coinvolge anche altri produttori che ne sono a conoscenza. Quindi non è possibile, con la scusa dell’affidabilità, cambiare le specifiche della power unit, come il rapporto di compressione, la camera di combustione o qualsiasi altra cosa che possa generare potenza“.



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