Silverstone, commissari di gara contro la FIA

Formula 1 Sport

La Formula 1 del 2020 è una bolla itinerante in cui sono vietati contatti con l’esterno e ogni membro del paddock è costantemente monitorato, dall’inizio del weekend fino alla fine della gara. La FIA ha messo a punto un rigido protocollo sanitario e, grazie anche al comportamento prudente di piloti, team e organizzazione, con solo due persone risultate positive al Coronavirus tra gli oltre 5mila tamponi eseguiti. Il protocollo, però, si applica a tutte le persone che frequentano il paddock e non al personale che non vi entra, pur essendo nel circuito, come i commissari di gara a bordo pista.

GP Ungheria 2020, Coronavirus: due casi positivi

Le due gare di Silverstone vedranno il solito protocollo attuato nei primi tre GP. Ma i marshals del circuito britannico non ci stanno: “Mi sento preso in giro. Il 40% di noi ritiene che qualcosa non vada bene e non è molto contento. Ci sentiamo cittadini di seconda classe. Solo perché non siamo a diretto contatto con le squadre, allora non siamo importanti“, ha dichiarato un commissario al The Guardian. “È uno schiaffo in faccia, visti il tempo, i soldi e gli sforzi che compiamo ogni anno. Ci fa sentire indesiderati o solo un male necessario. Stanno facendo tanto per costruirsi un’immagine di sicurezza, ora sappiamo che non è così. Si tratta di un taglio dei costi? Beh, con diverse migliaia di test non sarebbe un problema aggiungerne qualche centinaio in più“, ha aggiunto.

Protocollo sicurezza F1: i dubbi dei commissari di gara

La Federazione ha diviso i commissari in due fasce: chi sta a stretto contatto con i team è un membro del paddock e viene sottoposto alle strette misure precauzionali affinché si eviti la diffusione del contagio. A chi invece resta a bordo pista, malgrado possa entrare a contatto con un pilota in caso di incidente, viene solo misurata la febbre all’arrivo. La delusione dei commissari deriva dal fatto che Motorsport UK, l’ente che li organizza, aveva promesso loro che non ci sarebbe stata nessuna divisione, e che tutti sarebbero stati sottoposti agli stessi test. Cosa che non è avvenuta. E ora chi è nella “seconda fascia” teme in un contagio interno.



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