Stretto Messina, ritorno al passato

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[Rassegna stampa] – Una ciclica voglia di fare grandi progetti per collegare Calabria e Sicilia: ecco il motore principale di ponti e tunnel che però, fino ad oggi, hanno creato solo polemiche. Sì, perché un conto è presentare idee, bozze e studi, un altro è realizzare un’opera sicuramente costosa pur essendo suggestiva.

“La terza idea è quella del ponte subacqueo, spiegò lo scienziato dai capelli spiritati facendo salire Zio Paperone, Paperino, Qui, Quo e Qua su un sottomarino arancione: «In pratica un enorme tubo di gomma adagiato sul fondo marino entro il quale circoleranno auto e treni». «Perché il tunnel non può essere scavato sotto il fondo marino?», chiesero i paperi. «Per timore dei terremoti! Goff! Una scossa sismica incrinerebbe irrimediabilmente la galleria», rispose lo scienziato, «Una galleria di gomma, invece, può adattarsi alle pieghe del fondo senza problemi». Macché: alla prima simulazione delle correnti il tubo cominciò ad arrotolarsi su se stesso e tra «Granck!», «Rumbl!» e «Scrash!» sputò fuori scienziato, paperi e sommergibile. Son passati 38 anni da quel 1982 in cui il tormentone sui progetti per lo Stretto finì in un fantastico fumetto della Disney (il ponte di corallo, il ponte appeso ai palloncini…) sotto il titolo Paperone e il ponte di Messina. […] Il primo «Passaggio sottomarino attraverso allo stretto di Messina per unire in comunicazione continua il sistema stradale, ferroviario siciliano alla rete della penisola» fu infatti proposto dall’allora neo-ingegnere Carlo Alberto Navone nel 1870. Centocinquanta anni fa. Per carità: anche i primi ponti hanno migliaia di anni. E la tecnologia ha fatto immensi passi avanti. Un dubbio, però, resta. L’idea del tunnel è stata bocciata e ri-bocciata anche in tempi recenti con relazioni spesso così nette da spingere molti a chiedersi: questo rilancio a sorpresa del tunnel, anche a prescindere da tutti gli studi fatti, non sarà solo una boutade per ripartire col tormentone? A proposito, ricordate come finiva quel fumetto disneyano? Zio Paperone si toglieva la bombetta nel saluto: «Arrivederci al prossimo appalto!».”Gian Antonio Stella, Corriere della Sera
“L’idea, a ben vedere, non è che sia proprio nuovissima, se già nel 1876, l’allora ministro dei Lavori pubblici, Giuseppe Zanardelli, osservò che, se non si fosse potuti passare “sopra i flutti”, si sarebbe sempre potuto tentare “sotto di essi”. Solo che poi, passati i decenni e i governi, disfatto il Regno, l’Impero e la Prima Repubblica, si capì insomma che tra le due, l’idea di trapanare i fondali tra Scilla e Cariddi era la meno intelligente. “Tra il ’90 e il ’95 si vagliarono quattro differenti progetti, e quello del tunnel fu il primo a essere scartato”: Giulio Balli, classe 1940, è stato per otto anni rettore del Politecnico, e tra il 2010 e il 2011 ha presieduto il comitato scientifico della società Stretto di Messina, dirigendo i lavori che hanno portato alla consegna del progetto definitivo: quello, appunto, del ponte a campata unica. “Oltre a questa ipotesi, c’era quella di una galleria flottante, che costituiva un’incognita, e quella di un ponte strallato a più campate, che tra le altre cose avrebbe creato problemi alla navigazione”. Entrambe, però, risultarono comunque più fattibili del tunnel che oggi, nella noia appiccicaticcia della canicola agostana, è tornato ad animare le fantasie della politica italiana. “Sì, il tunnel subalveo venne scartato subito”, ricorda il professor Balli. “Sia per questioni di sicurezza, dato che attraverserebbe una faglia sismica attiva e tra le più pericolose d’Europa, sia per motivi tecnici. Perché la galleria andrebbe scavata a circa 300 metri sotto il livello del mare, ma per arrivarci si dovrebbero creare delle rampe graduali, evitando che la pendenza eccessiva renda impossibile il traffico ferroviario. Insomma, per avere tre chilometri appena di tunnel, bisognerebbe scavarne cinquanta”. Ingresso a Bagnara Calabra, uscita a Milazzo: in ossequio a quella vecchia sentenza per cui in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco“.Valerio Valentini, Il Foglio Quotidiano



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