Thorel (PSA): “Non ha senso demonizzare il diesel”

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Elettriche, idrogeno, ibrido, emissioni: sono state queste le parole d’ordine del 2019. Nel 2020 però c’è uno scenario diverso, e le parole più pronunciate nel mondo automotive sono coronavirus, pandemia, crisi e vendite. Tutti questi termini, del prima e del dopo, si legano tra loro verso un futuro della mobilità che dovrà al contempo continuare a produrre (per mantenere dei buoni livelli occupazionali) e ridurre le emissioni per via della politica ambientale europea. Nel frattempo, le case automobilistiche hanno portato avanti la ricerca sui motori tradizionali, rendendoli pochissimo inquinanti. La strada, per molti, non deve essere abbandonata.

Gaetano Thorel, direttore generale di Groupe Psa Italia, ha dichiarato a tal proposito che vedrebbe di buon occhio un aiuto da parte delle istituzioni verso i motori diesel, oltre che verso quelli ‘alternativi’. «Non ha davvero senso demonizzare vetture Euro 6.2 di ultimissima generazione e quindi molto pulite se confrontate a vetture con Euro 0,1, 2 o 3, con 15 anni e oltre di vita, che potrebbero essere rottamate. Credo che un tema quale la decarbonizzazione, la sfida più affascinante che attende l’automotive, vada affrontato in ben altri termini rispetto alla lotta al diesel a prescindere, anche nelle sue versioni meno inquinanti», riporta il Sole 24 Ore.

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Ecco dunque la proposta: «Perché ad esempio non introdurre una sorta di carta d’identità dell’auto che, integrando i dati di Pm10, C02 e NOx, ne determini la classe di eco-compatibilità? Lo stesso modello che da anni si adotta quando si acquista in frigorifero, per capirci. Poi con dati chiari e incontrovertibili ogni sindaco potrebbe decidere di chiudere o meno il traffico a determinati modelli, ma tutto sarebbe più trasparente e fatto su criteri oggettivi». Insomma, una soluzione ispirata agli elettrodomestici, classificata non badando al tipo di tecnologia ma valutando senza pregiudizi il livello di consumo e di emissioni.

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Per Thorel sarebbe utile estendere l’attuale ecobonus con una terza fascia di emissioni consentite, fino a 95 grammi/km di CO2. Ma per il direttore generale ci sarebbero altre soluzioni parallele, come la sospensione fino a tutto il 2020 del malus sui modelli più inquinanti e un “bonus stock” (una campagna di incentivi alla rottamazione) da aprire appunto anche ai nuovi modelli diesel Euro 6.2. La chiave per questa apertura da proporre alla politica? Agevolare la ripartenza del mercato sbloccando tutte le vetture invendute, ferme sui piazzali con un mercato pesantemente sfavorito dal periodo di lockdown.

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