Torino-Lione, ripartono i cantieri e tornano i No Tav

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[Rassegna stampa] – La linea ad alta velocità Torino-Lione continua nel suo lungo, lunghissimo iter. E mentre a poco a poco riaprono i cantieri, tra burocrazia e norme anti Covid, si ritorna a parlare anche di No Tav – il movimento che contesta la realizzazione della grande opera in territorio italiano.

“Flash-mob nelle piazze dei paesi di montagna, presidi fissi nei vecchi mulini a fianco del cantiere e proteste in cima agli alberi. Con la ripresa dei lavori a Chiomonte – mirati ad allargare il cantiere per costruire opere collaterali al tunnel della Maddalena – si riaccendeno i No Tav, che da trent’anni si oppongono alla grande opera. “Mobilitazione permanente” è la parola d’ordine e la spiegazione di cosa sta avvenendo in Val di Susa da domenica scorsa. Un gruppo di No Tav, prevedendo che nel giro di poche ore sarebbero arrivate le ruspe, lo scorso weekend si è piazzato negli ex mulini dei boschi della Clarea, a cento metri dai cancelli del cantiere. La zona è stata interdetta dal prefetto di Torino con un’ordinanza, ma i No Tav sono rimasti lì, barricati e “circondati” dalle forze dell’ordine. I fabbricati sono stati concessi tempo fa in comodato d’uso a un militante No Tav. “È il nostro presidio permanente del movimento”, spiega Guido Fissore, di Villar Focchiardo, ex consigliere comunale e anima storica dei No Tav della val di Susa. “Ogni sera ci troviamo e camminiamo insieme da Giaglione ai mulini per portare viveri, acqua e dare il cambio alle persone che resistono. Continueremo così. Protestiamo anche perché per allargare il cantiere di un solo ettaro, hanno dispiegato hanno militarizzato un’area e bloccato tre chilometri di valle. Per noi è una follia”, racconta“.Elisa Benso, Il Fatto Quotidiano



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