Ucraina, De Zerbi: ‘Ansia e paura a Kiev, l’Italia ci aiuti’

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I biglietti aerei già acquistati per oggi, il bombardamento di notte, il risveglio e la corsa in un hotel, sapendo di essere oramai in trappola. E ora la speranza che il Governo italiano, attraverso l’ambasciata a Kiev, possa fornire la via d’uscita dall’Ucraina sotto attacco dalla Russia. Quella di Roberto De Zerbi e dei suoi otto collaboratori italiani alla guida dello Shakthar Donetsk è la storia di un’illusione finita con una colonna di fuoco sull’aeroporto della capitale ucraina. “L’ambasciata qui a Kiev ci aveva piu’ volte consigliato di tornare a casa: ora aspettiamo di capire da loro come possiamo lasciare l’Ucraina”, ammette De Zerbi, 42 anni, bresciano, già allenatore del Sassuolo in serie A. Gli italiani alla guida del club del Donbass non sono gli unici stranieri bloccati. “E’ il giorno peggiore della mia vita, prego solo perche’ non cadano altre bombe”, ha raccontato da Kiev Paulo Fonseca, ex di Shakhtar e Roma, sposato con una ucraina e in questi giorni a Kiev. “Rifarei la scelta di restare, non l’abbiamo presa per esser chiamati eroi – la necessaria spiegazione di De Zerbi – Il calcio è il nostro lavoro: ancora ieri alle 23 la federazione ucraina ci diceva che al 70% il campionato andava avanti, anche se sabato avremmo dovuto giocare a Kharkiv, a 30 chilometri dalla Russia…C’era ansia e paura, ma non ce la siamo sentiti di abbandonare tutto. L’ambasciata italiana ci e’ stata vicina, dovevamo farci sentire di più con la federcalcio locale, il campionato e’ stato sospeso solo questa mattina, a bombardamenti avviati. Forse qualcuno aveva sottovalutato le parole di Putin”. Quando “i biglietti aerei erano già stati prenotati per il 24 pomeriggio”, in via precauzionale, come rivela il vice di De Zerbi, Davide Possanzini. “Ci aspettavamo qualcosa – le sue parole – ma non di queste dimensioni”.

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