Un uomo solo al comando

Formula 1 Sport

Largo ai giovani! E non è uno slogan.  La scia che il Covid-19 lascerà sulla F1 è distruttiva a livello economico. Molti cavalcheranno l’occasione per piangere miseria, com’è un classico a ogni latitudine quando piove un po’ oltre la media o quando il caldo esagerato (si piagnucola in qualsiasi lingua) desertifica i campi che neanche il Deserto del Gobi, e magari invece la realtà reale parla di qualche melanzana persa. Ma è indubbio che questo Mondiale ritardato e smozzicato, con non si sa quante gare e quali, con doppiette sullo stesso circuito a sette giorni di distanza e conseguente prevedibilità piuttosto alta per la seconda delle due gare, non è proprio un invito a chiudersi in casa e guardare avidamente i GP 2020 dal divano. Fra le tante contromisure, si punta sui giovani. Da parte della F1, lo vediamo, a livello di coinvolgimento, con gare virtuali a sostituire gare vere e proprie e con indirizzo degli sforzi puntato proprio sul pubblico giovane. Gli Under 30 (ma forse gli Under 40) erano già il punto debole in quanto ad audience TV dei GP pre-Covid. Stai a vedere che con qualche staccata multimediale Liberty riesce nella magia di coinvolgere i ragazzini e portarseli poi dietro per i Gran Premi veri sul piccolo schermo…

Ma il Largo-ai-giovani colpisce duro anche in pit-lane. Già da un bel po’ di anni piloti giovanissimi, spesso senza neanche un pedigree di livello nelle formule minori, approdano nel Circus sul tappeto volante di generosi emolumenti più che grazie ai risultati. Se pensiamo al fuoco e fiamme che avrebbe dovuto fare Stroll, debuttante in Williams a Melbourne 2017 all’età di anni 18 e mesi cinque dopo un programma di test privati su una moltitudine di circuiti da GP, lusso impossibile per chiunque altro, e guardiamo invece la sua tabula rasa di risultati, tempi interessanti anche una tantum, episodi rimarchevoli in pista… beh, il discorso è chiaro. E nella sua scia arrivano a frotte. Latifi, sempre per non fare nomi: il suo ruolino in F2 è tutt’altro che trascendentale, eppure la F1 2020 gli ha spalancato le porte. E questo mentre Nico Hulkenberg se la vedrà dal divano di casa sua.
In questo Largo-ai-giovani si inserisce oggi la Ferrari. Non perché coinvolta con debutti paganti, assolutamente no. Ma perché nel 2021, con Leclerc e Sainz Jr compagni in rosso, schiererà nei Gran Premi la coppia più giovane della sua storia iridata dal 1968 a oggi, quando il non ancora 25enne Chris Amon e il fresco 23enne Jacky Ickx costituivano la spina dorsale della sua line-up per il Mondiale 1968. A inizio 2021 Leclerc e Carlitos avranno 23 e 26 anni rispettivamente: un lusso che si può consentire , di solito, un team dichiaratamente fortissimo oppure un team che non ha reali aspirazioni di vittoria. A quali di queste due categorie si iscriverà il Cavallino il prossimo anno? Lo stesso discorso vale anche per la Red Bull: Max Verstappen compirà 23 anni il prossimo ottobre. La palla di cristallo è benvenuta.
In questa ottica non indifferente al discorso economico (la Ferrari con Sainz Jr al posto del giubilato Vettel risparmierà oltre una ventina di milioni l’anno), c’è un team che a queste logiche fa orecchie da mercante. Si chiama Mercedes. E il suo capo si permette oggi di giocare al gioco contrario. Almeno a parole; ma dato che il manager austriaco di solito le parole non le spara, le sue ultime uscite su Sebastian Vettel alla cui improvvisa disponibilità sul mercato …non si può restare indifferenti, ecco che qualche dubbio conviene porselo. Che cosa farebbe, Wolff, con un Seb Vettel in squadra? La irrobustirebbe? Mah. Francamente, quando in casa hai Hamilton, di rinforzi non hai tutto questo bisogno. Un Bottas come secondo pilota basta e avanza, e infatti a fine 2019 ha portato a casa il vice-titolo con 48 punti di vantaggio sul fenomeno Verstappen e 64 su Leclerc, entrambi primo pilota dei rispettivi team mentre il finlandese ha dovuto giocarsela a pari macchina con un certo Hamilton e i suoi 413 punti a fine stagione, ovvero 87 più dei suoi.
E allora? Beh, in primo luogo Wolff sta maneggiando la patata bollente del contratto di Hamilton da rinnovare. E Lewis vuole la luna nel pozzo: soldi a pioggia, libertà personale con gli sponsor personali, certezza di tre o qualcuno dice addirittura quattro anni di sicurezza contrattuale. E Hamilton non ha in realtà un’alternativa decorosa alla Mercedes alla Frecce d’Argento, specialmente ora che Maranello ha il team al completo fino a fine 2022. Ma è anche vero che nessuno è così folle da perdere un Hamilton quando l’ha già a libro paga, e questo il sei volte iridato lo sa bene. Quindi, nuovamente, perché queste dichiarazioni di Wolff? Pensare a un team Hamilton-Vettel è francamente troppo anche per il team dominatore dell’era ibrida. Per farsene cosa? Per vincere tutti i GP? Sarebbe un’esagerazione. Però, magari, una Mercedes con il solo Vettel avrebbe un senso storico importante. Pensate al trionfo di immagine per la Casa di Stoccarda. “Ricordate il Vettel che abbiamo martellato regolarmente quando era sulla Rossa? Beh, è venuto da noi ed è tornato a vincere a raffica. Otto anni dopo il suo ultimo titolo con la Red Bull. (impresa mai riuscita ad alcun pilota nella storia iridata, peraltro). Chi è che vince: i piloti o Mercedes?”.
Ecco perché Toto Wolff è l’uomo solo al comando di questa F1 2020. Per questo Mondiale in attesa di capire se/quando/come ripartire, la sua forza sarà quella di sempre (i test di Barcellona a febbraio parlavano chiaro) mentre team potenzialmente concorrenti quali Ferrari e McLaren gareggeranno con un loro pilota certo di levare le tende a fine anno. E questo non è precisamente un balsamo di equilibrio interno per una squadra. La sua posizione in seno alla Mercedes è fortissima: 12 titoli conquistati in sei anni sono merce mai vista prima nella storia iridata dei Gran Premi. La dipartita di Niki Lauda, un anno fa, lo ha lasciato in posizione di leadership unica per gli affari ‘alti’ del team, per conoscenza intima della sua storia  negli ultimi anni, per carisma interno e anche verso una F1 che Wolff ha già tante volte mostrato di sapere prevedere, se non addirittura indirizzare. E lui può permettersi oggi qualsiasi lusso, qualsiasi messaggio trasversale. Anche a Lewis Hamilton. Il quale sa, così come lo sa tutto il Circus, che Toto Wolff non è uno che le spara a casaccio…

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