Vettel e Ferrari, stoccate e malinconia

Formula 1 Sport

[Rassegna stampa] – Sebastian Vettel è sfiduciato, a tratti scontroso, sconsolato. Ma, più che altro, malinconicamente rassegnato. Non è più il tempo dei ‘grazie ragazzi’, e nella ferita non più marginabile con la dirigenza Ferrari si è messa di mezzo anche una stagione tribolata, con una vettura che è appena sufficiente per provare la top 10. Il podio è un miraggio da cogliere in situazioni eccezionali, e in Spagna la gara è stata normalissima. Che Vettel sarebbe diventato un separato in casa lo si scriveva già mesi fa: ma non ci si aspettava che il deterioramento del rapporto sarebbe stato così pubblicamente visibile.

“Sebastian Vettel ha dimostrato, con quei 36 giri sulle gomme tenere per di più usate, che un 4 volte campione del mondo può perdere fiducia nella macchina e nella squadra, ma non può diventare un brocco. E Charles Leclerc, sino a quando un cordolo, probabilmente investito con troppa foga, non ha provocato una panne elettrica, poteva chiudere ai piedi del podio: era sì 11° ma, non dovendo più fermarsi, avrebbe potuto giocarsi con Sergio Perez il 4° posto. Ma tutto questo non basta perché comunque, dopo non essere riusciti in qualifica a sfruttare le poche qualità della SF1000, in gara si sono verificati problemi di affidabilità e incomprensioni tra il muretto e Vettel – ancora una volta sulla strategia“.Andrea Cremonesi, La Gazzetta dello Sport
“Seb ha dovuto metterci molto del suo, con un finale di gara al risparmio delle gomme soft prodigiosamente mantenute in vita per 36 giri. Strategia figlia dell’esclusione dalla Q3 di sabato, così da poter scegliere di partire con le Pirelli medie ieri. Per poi infilare le soft al giro 29, con apparenti prospettive di un nuovo pit. Salvo poi non farlo. «Dobbiamo provarle tutte – ha spiegato – e quindi prenderci anche qualche rischio. Tanto non abbiamo nulla da perdere». Niente da perdere, che è poi lo stesso concetto da lui stesso espresso già in gara. Al culmine di un’apparente incomprensione col team. Che attorno al 45° giro, per sua stessa ammissione, lo ha invitato a tirare: «spingi, spingi, mi hanno detto». Ma poi dal muretto gli è prospettato il contrario, e cioè di provare ad arrivare fino alla fine con le gomme rosse. Quel che ha pensato Vettel in quel momento, per quanto immaginabile, meglio che dalle parole è stato riassunto dagli asterischi della censura nella trascrizione del team radio. Gli si sente solo dire: «Ve l’avevo chiesto prima». E poi: «Proviamo, non abbiamo nulla da perdere». Più tardi, a freddo, Seb ha smorzato la polemica: «Alla fine siamo riusciti a gestire la situazione e non ha fatto troppa differenza». Inutile continuare a litigare. Non nasconde i guai: «La macchina è quel che è, le cose oggi hanno funzionato, ma verosimilmente la nostra posizione era la decima. E anche il fatto di essere doppiati ci ha aiutati, perché abbiamo chiuso prima».”Mario Salvini, La Gazzetta dello Sport
“La Ferrari dispersa e quinta fra i costruttori almeno ritrova Sebastian Vettel, settimo (partiva 12°). Se non è stato un doppio zero è perché il tedesco si è svegliato e ha svegliato anche il muretto con il quale anche ieri ha discusso in modo acceso. Ha insistito per avere un nuovo telaio, per fermarsi una volta sola. Aveva ragione. E sorride sarcastico, dicendo che «il suo parere a Maranello non è più importante». Seb ha usato un telaio nuovo: bravo lui e brava la squadra ad assecondare le richieste di un pilota in uscita. Ci sono due settimane di lavoro prima di Spa, dove l’anno scorso il monegasco vinse per la prima volta per poi bissare a Monza. Ma allora c’era il supermotore“.Daniele Sparisci, Corriere della Sera
“Una Ferrari spenta (quella di Charles Leclerc). L’altra 7ª grazie a un Sebastian Vettel che dall’inferno ritorna a quel che è: un 4 volte campione del mondo che, seppur divorziato in casa, risorge dalle proprie e dalle rosse ceneri come un pilota per niente arreso. Doppiato nel gp di Spagna come tutti dal 4° in giù, il tedesco si impone sulla Scuderia nel finale di gara: è 5° da 11° al via e suggerisce al muretto di restare in pista sebbene abbia già le gomme quasi cotte. La reazione è un po’ lenta e incerta, Seb di fatto resta fuori e mette in fila 3 o 4 supergiri infliggendo alle scarpe ulteriori sforzi ma con l’idea di accumulare un vantaggio sufficiente per passare ai box a rinfrescare le coperture. Invece lo chiamano per chiedergli se per caso non voglia proseguire al che lui risponde: «Ma è quello che vi avevo detto. Proviamo, non abbiamo nulla da perdere». Ed è anche quello che fa: gestisce, resiste, pensa. Non può difendersi da Lance Stroll (Racing Point) né da Carlos Sainz (McLaren) che l’anno prossimo lo sostituirà in Ferrari. Ma la settima piazza se la tiene dopo 36 giri sulle stesse coperture (soft, e in totale solo una sosta per lui). E anche l’orgoglio, lo stesso di sempre. «Cosa pensare della Ferrari dopo questo weekend? La mia opinione ormai non conta». La Ferrari scivola 5ª nei costruttori“.Alessandra Retico, La Repubblica
“Ieri, durante il Gran Premio di Spagna, il muretto Ferrari ha avvisato Leclerc e Vettel che era in arrivo la pioggia. Naturalmente, non è caduta manco una goccia. Evidentemente a Maranello sono sbagliate persino le previsioni meteo. Si ride per non piangere. Siamo qui ad accontentarci di un settimo posto conquistato da un tenace quanto malinconico Seb Vettel. Chi guida l’azienda deve investire sul reparto corse. Sergio Marchionne non c’è più, la sua idea che a Maranello ci fosse, in casa, già tutto per vincere, insomma, si è rivelata una utopia“.Leo Turrini, Il Resto del Carlino



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