Visioni galattiche: Space X

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Elon Musk è un imprenditore sudafricano conosciuto soprattutto per aver fondato Pay Pal il sistema di pagamenti on line più grande del mondo, Tesla Motors e per aver creato la Space Exploration Technologies Corporation-SpaceX e SolarCity.  Con le sue compagnie, Musk ha costruito la prima vettura sportiva elettrica dell’era moderna, la Tesla Roadster, e un successore dello Space Shuttle, costituito dalla capsula orbitale Dragon trasportata dal razzo vettore Falcon 9.

Fondata nel 2002, la SpaceX progetta e costruisce lanciatori spaziali a razzo parzialmente riutilizzabili, come il Falcon 1 e Falcon 9. Sono veicoli spaziali per il trasporto orbitale di persone e merci, i Dragon. Il 22 maggio 2012, nell’ambito del programma Commercial Orbital Transportation Services della NASA, ha effettuato con successo il lancio di una capsula Dragon su vettore Falcon 9, che il 25 maggio 2012 ha attraccato alla Stazione Spaziale Internazionale diventando così la prima compagnia privata a riuscire in quest’impresa.
Il 7 ottobre 2012 ha effettuato il primo dei 12 lanci previsti dal programma CRS, nell’ambito di un servizio regolare di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale. Il Falcon 9 è un lanciatore a razzo in grado di trasportare 13.150 kg di carico utile in orbita terrestre bassa (LEO), e 4 850 kg in orbita di trasferimento geostazionaria (GTO). Il Falcon 9 è composto da due stadi, entrambi spinti da motori Merlin a ossigeno liquido e RP-1. Questo lanciatore è inoltre il vettore per il lancio dei veicoli spaziali Dragon. La NASA ha assegnato alla combinazione Falcon 9/Dragon un contratto Commercial Resupply Services per il rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale, nell’ambito del programma Commercial Orbital Transportation Services. Il primo stadio del Falcon 9 è dotato di nove motori Merlin, mentre il secondo stadio ha un singolo motore Merlin adattato per le operazioni nel vuoto.
La SpaceX lavora attivamente per rendere entrambi gli stadi completamente riutilizzabili, in accordo al suo obbiettivo di abbassare drasticamente il costo del trasporto in orbita. Come per il Falcon 1, la sequenza di lancio del Falcon 9 include la possibilità di attivare tutti i motori e i sistemi di controllo prima del sollevamento da terra del vettore; in questo modo, se viene rilevato un problema, il veicolo ha un sistema automatico di spegnimento e di scarico del carburante. Una delle caratteristiche più innovative in assoluto nel campo del trasporto in orbita è la riusabilità: solo riutilizzando lo stesso razzo per più lanci si potrà raggiungere l’obiettivo di abbassare radicalmente il costo di tale operazione.
Ad oggi, infatti, ogni razzo può essere utilizzato per un solo volo, in quanto si distrugge ritornando sulla Terra. Questo porta a costi elevatissimi, che l’azienda californiana vuole abbattere. Il primo stadio del Falcon 9 è riutilizzabile: dopo il distacco, infatti, scende in caduta libera in un primo tempo, poi accende nuovamente i motori frenando bruscamente la caduta e atterra in piedi, estendendo quattro zampe retrattili.  Il 21 dicembre 2015 è stato lanciato dallo Space Launch Complex 40 di Cape Canaveral e ha inserito in orbita 11 satelliti ORBCOMM. Il primo stadio è rientrato ed ha compiuto con successo l’atterraggio verticale in un apposito spazio di Cape Canaveral il 22 dicembre 2015 come previsto. Il 2019 si è chiuso brillantemente con il lancio del satellite per comunicazioni JCSAT-18/Kacific 1 che ha portato in orbita di trasferimento geostazionario un payload di quasi 7 tonnellate. Il primo stadio, B1056, che volava per la terza volta, è atterrato senza problemi sulla piattaforma robotica Of Course I Still Love You, facendo salire a 47 il numero degli atterraggi riusciti nella storia del Falcon.
Per il Facon 9 si è trattato del 77º volo e, cosa ancor più significativa, del 52º successo consecutivo dal 2016. È però vero che il “cavallo di battaglia” di SpaceX ha effettuato nell’anno solo 11 missioni, alle quali vanno aggiunti i due lanci della versione Heavy. 13 voli in un anno sono in apparenza un cifra deludente, se confrontata ai 18 del 2017 e ai 21 del 2018, contrazione in gran parte dovuta all’andamento del mercato. Il 2020 sarà l’anno decisivo per il dispiegamento della costellazione Starlink. SpaceX punta a completare il primo gruppo di 1584 satelliti (previste 12.000 unità) per garantire la copertura del servizio Internet a banda larga sugli Stati Uniti.
Secondo Spacenews, la Federal Communications Commission (FCC) avrebbe dato il via libera a SpaceX “accelerare il dispiegamento della sua costellazione satellitare per fornire servizi a banda larga in tutti gli Stati Uniti, in particolare a coloro che vivono in aree poco o per nulla servite o dai sistemi terrestri”. L’azienda californiana ha in programma di distribuire i primi 1584 satelliti a 550 km di quota non più su 24 orbite di diversa inclinazione, ma su 72. Ogni orbita ospiterà 22 satelliti invece di 66 e, dal momento che un Falcon 9 ne può caricare a bordo 60, ogni singolo lancio permetterà di coprire tre piani orbitali per volta, che i veicoli raggiungeranno utilizzando la loro propulsione elettrica.

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