Zanardi, il pensiero di chi è più vicino

Formula 1 Sport

[Rassegna stampa] – Tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali del 20 giugno aprono sul terribile incidente in allenamento occorso ad Alex Zanardi. Il primo pensiero è ai familiari e a chi per diverse ragioni ha un rapporto speciale, di grande vicinanza, con lui.

“È da sempre vicino ad Alex. Un passo indietro. Senza riflettori. Ma pensare ad Alex senza di lei non è possibile. Daniela è molto più che una moglie per Alex Zanardi. C’era quando lui si è risvegliato dopo l’incidente in Germania, senza gambe e con una vita diversa. Fu lei a raccontargli tutto, con dolcezza ma senza nascondere nulla. Alex ascoltò e poi le chiese: «Ma posso ancora morire?» Lei lo guardò con un sorriso: «No». Lui ricambiò: «Allora saremo capaci di affrontare anche tutto questo. Insieme». Perché questa era la parola giusta per definire la loro vita. E il loro amore. Daniela era lì, dietro di lui, quando è avvenuto anche questo incidente. Chi l’ha vista subito dopo ha capito la sua disperazione, la paura, confidata agli amici. «Ma non lo lascio solo», ha detto Daniela. Fra le case in Veneto e in Maremma hanno vissuto i momenti belli delle vittorie e delle cadute. A chi le dice: «Però bel marito che ti sei scelta». Risponde con ironia e saggezza: «Hai ragione, ma a lui è andata meglio». Alex lo sa“.Claudio Arrigoni, Corriere della Sera
“Giusy Versace, una delle più conosciute atlete paralimpiche, ha cominciato con Zanardi. «Io con l’atletica, lui con l’handbike. Ma occorre fare una precisazione. Alex è il simbolo del movimento paralimpico. Non solo italiano. Non è grande, è immenso. Grazie a lui i riflettori non si spengono mai. Prima di lui pochi sapevano cosa fosse un’handbike. Alex è una di quelle persone che ti sembra di conoscere da sempre. Grazie a lui ho capito molto. Avevo da poco avuto l’incidente per il quale sono amputata. Vidi in tv il suo ritorno alle gare automobilistiche. Fu importante. Anche prima del suo incidente. Mio padre è stato pilota di rally. Alex era già allora un punto di riferimento. Ancora di più quando ero a Vigorso di Budrio, al Centro Protesi dell’inail… Iniziavo a camminare, c’era stato anche lui anni prima. Vedere sui muri quelle foto con lui, sentire i tecnici che ne parlarono mi aiutò molto. Ha mille qualità. Sa ascoltare. Ci sono quelli che ti sentono solo, lui ti ascolta. Mi piace pensare a Alex come a una persona generosa. Mi ha insegnato molto».”Claudio Arrigoni, Corriere della Sera
“Non ci crede, non può crederci, lui che ad Alex Zanardi ha dedicato una delle sue più belle canzoni, Ti insegnerò a volare, appena due anni fa, un brano per cui aveva scomodato addirittura il suo grande amico, il professor Francesco Guccini, che di collaborazioni di solito non ne fa e menché meno in questi ultimi anni: «Quella canzone è stata una piccola rivoluzione» racconta Roberto Vecchioni, sconvolto dalla notizia dell’incidente del campione emiliano, «ha colpito un sacco di gente, anche molti giovani, è pazzesco pensando a quello che è successo, mi fa pensare al destino, sembra quasi il pesonaggio di Samarcanda, lui che sfidava la morte tutti i giorni va a sbattere contro un veicolo qualsiasi». «Quando ho scritto il pezzo non lo conoscevo, cercavo un esempio che fosse totalmente positivo, un esempio morale, umano, e anche illuminista, ma allo stesso tempo popolare. Subito dopo l’ho chiamato, per cortesia, per chiedergli il permesso e lui si è commosso come un bambino, mi ha detto “mandamela subito, anche così com’è”, io gliel’ho incisa chitarra e voce al volo, e gliel’ho mandata. Era veramente contento, mi disse: non vedo l’ora di sentirla su disco». Zanardi l’ha poi conosciuto meglio? «Ma certo, ci incontrammo a Padova alla fiera del libro, ci siamo raccontati un sacco di cose, diventammo amiconi, mi sembrava che dovessi essere io emozionato, non c’era confronto, invece a essere emozionato era lui, neanche fossi Bob Dylan. L’ho visto come un vero Ulisse, un Odisseo che non si fermava mai, sempre col bisogno di un traguardo da spostare più in là. uno di quegli eroi che rimangono sottopelle, non come i divi alla Celentano o Maradona, lui lo conoscono tutti, non è mai eclatante, ma è amato da tutti. Un eroe silenzioso, di quelli che non fanno rumore. È uno di quegli uomini che mi porterei su Marte, per presentare al meglio agli alieni il genere umano».”Gino Castaldo, La Repubblica



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