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Oggi pubblico la parte iniziale del mio saggio che esce nel libro collettivo «Piazza Fontana 43 anni dopo», Mimesis edizioni.

Il lato ‘oscuro’ del potere

C’è una frattura nella società italiana che non si è ancora ricomposta. E pensare che sono passati 43 anni. La cosiddetta frattura data infatti dal 1969. Quell’anno, segnato da una sequenza impressionante di attentati piccoli e grandi, ha il suo drammatico epilogo il 12 dicembre 1969.

Bombe a Milano: alla Banca Nazionale dell’Agricoltura (17 morti e quasi cento feriti) e una bomba inesplosa alla Banca Commerciale Italiana di piazza alla Scala.
Bombe a Roma: alla Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto (14 feriti) e all’Altare della Patria, in piazza Venezia (quattro feriti).

Quando nel mondo agricolo il trattore sostituì il cavallo o il bue nel trainare l’aratro tutto cambiò. L’era dell’agricoltura industriale, con amplio utilizzo di macchine, divenne lo standard. Tuttavia l’agricoltura industriale ha tre grandi dipendenze (allo stato attuale): fertilizzanti/diserbanti di natura chimica, elevata dipendenza da macchine agricole, carburanti fossili.

Oggi mi concentrerò solo sull’ultimo punto. I costi per un agricoltore medio, dipendenti da utilizzo, manutenzione, sostituzione di macchinari agricoli sono notevoli. Tuttavia, se vogliamo pensare ad una nuova rivoluzione agricola che permetta maggior indipendenza dal sistema industriale per la fornitura di macchine agricole, oggi esiste una alternativa. È in atto una silenziosa rivoluzione che, per molti giovani che decidono di tornare ai campi, potrebbe essere la chiave di volta per risparmiare negli investimenti e, nel contempo, acquisire maggior familiarità con gli strumenti che usano nei campi. Chiunque abbia tra i 30 e i 40 anni da piccolo ha giocato con i Lego. Sembra che qualcuno, con indole geniale e passione per i pezzi modulari, abbia deciso di tornare a giocare.

Scrive il Giornale che Oscar Giannino, poco convinto del nome del suo movimento “Fermate il declino”, abbia chiesto a Nicola Piepoli di trovare un brand più accattivante. Il conduttore di La versione di Oscar su Radio 24 dopo lo strappo con Gabriele Albertini in Regione Lombardia vuole darci un taglio perché il suo partito non è immediatamente riconoscibile.

Ora il sondaggista dovrà quindi trovare un nome che “colpisca”. Sul tavolo pare ci siano già diverse proposte: Liberalitalia – Libera l’Italia e Sviluppo, merito e concorrenza. Ma la decisione finale dipenderà anche dall’esito delle primarie del Partito democratico.    


pubblicato da Libero Quotidiano

Le Veline potrebbero lasciare il bancone di Striscia la Notizia, pare che il patron Antonio Ricci abbia deciso di sostituirle per il nuovo anno.  In realtà sin dall’inizio la scelta di Alessia Reato e Giulia Calcaterra aveva suscitato molte polemiche e molti dubbi da parte degli appassionati del programma ceh a loro avrebbero preferite altre candidate, maa adessop secondo la rubrica di Diva e Donna, “sussurri tra divi”, il web avrebbe già indicato le loro erede: si tratta delle Donatella, le gemelle Giulia e Silvia Provvedi, le due cantanti (una bionda e una mora) eliminate da X Factor: tutta la rete le vedrebbe bene sulla scrivania del tg satirico…

Non è un caso che Michele Santoro abbia zittito Marco Travaglio e Luisella Costamagna dopo la lite fra la giornalista e l’ospite Flavio Briatore, durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico andata in onda su La7. Secondo Dagospia Santoro ha reagito mettendo fine alla rissa non tanto per difendere l’imprenditore amico di Berlusconi bensì Lucio Presta.

Sarebbe stato proprio l’agente dei vip (fra cui Paolo Bonolis e Roberto Benigni), infatti, a portare in trasmissione Briatore e a contribuire al 12,3 per cento di share raggiunto dal programma. Di più. Santoro deve proprio all’intermediazione di Lucio Presta il passaggio ben riuscito dalla Rai a Sky. Per questo, quando Travaglio e la Costamagna hanno iniziato ad attaccare Briatore per il suo curriculum giudiziario, Santoro è intervenuto dicendo: “Possiamo andare avanti o dobbiamo fare un processo per tutta la sera?”. E infine: “Se uno si fa la galera e poi esce non c’è motivo di togliergli il saluto”.

Condannato. Calpestando la prassi che prevede il congelamento della sentenza prima che la Consulta si esprima sul conflitto di attribuzione. Condannato. Con una sentenza – quattro anni – più pesante di quella richiesta dall’accusa. Condannato. Con una sentenza definita “assurda, incredibile” dai suoi legali. Il “condannato” è Silvio Berlusconi, il nemico giurato delle procure, il bersaglio principe del Tribunale di Milano. Ma oltre alla condanna, ovvio, ci sono le motivazioni. E fanno specie. Sono pesantissime, quasi motivate da odio, da pregiudizio. Una frase su tutte: “Berlusconi dimostra una naturale capacità a delinquere”, una “naturale capacità nel perseguire il disegno criminoso”. Così la pensano le toghe di Milano: accuse quasi lombrosiane. 

“Primo referente” – I giudici parlano di una “evasione notevolissima” grazie al meccanismo dei conti gonfiati nella combravendita dei diritti tv, spiegano che il sistema “fraudolento” non aveva “una logica commerciale”, ma serviva ad ottenere rincari “non giustificati” dei prezzi. Il Cavaliere sarebbe il primo referente del sistema dei diritti tv del Biscione, e proprio la riferibilità a Silvio, per i giudici, “ha permesso di mantenere e alimentare l’illecita disponibilità a società estere a loro volta amministrate da fiduciari di Berlusconi”.

“Dominus indiscusso” – Non è sostenibile poi, è scritto nella sentenza, “che un altro dirigente abbia organizzato il sistema”. Gli stesi vertici della società poi, sempre secondo i giudici, “ancora oggi non riconoscono l’illiceità di quanto contestato”. Secondo le toghe Berlusconi “gestiva il sistema anche dopo la discesa in campo”. Secondo le toghe, “non è sostenibile che la società abbia subìto truffe per oltre un ventennio senza neanche accorgersene”. Nel quadro tratteggiato dai giudici di Milano, Berlusconi è il “dominus indiscusso” della società, e da parte sua c’è stato “un preciso progetto di evasione esplicato in un arco temporale ampio e con modalità sofisticate”. Silvio: un “delinquente naturale”, il “dominus indiscusso”, il “primo referente”. Un mostro, insomma. Secondo le toghe di Milano, ovvio.

Così l’agenzia motiva il suo downgrade, che fa notare come l’azienda abbia bruciato 2,6 miliardi tra luglio 2011 e giugno 2012. A questo si aggiungono i nodi dell’eccesso di capacità, il ritardo nel rinnovamento della gamma e…

pubblicato da Wallstreet Italia
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Moody's: Fiat è troppo "Italia-dipendente"

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Il ministro Fornero, intervenendo in un convegno organizzato dalla Università Bocconi, ha regalato alcune perle del suo pensiero.

Riferendosi ai così detti esodati, la signora si è avventurata in commenti che avrebbe potuto risparmiarsi così facendo una figura molto migliore.

Nel dettaglio, ha esordito, a proposito del fenomeno degli esodati dicendo: ’‘Non sapevo fosse una pratica diffusa. Avrei dovuto chiedere più informazioni sull’argomento, me ne assumo la responsabilità”.

La nostra esperta del mondo del lavoro, tanto che le è stato delegato il compito di riformarlo, ignorava fino a pochi giorni fa che in Italia esistesse una pratica consolidata di “fare accordi” tra le aziende e i dipendenti, per accelerarne l’uscita verso la pensione e accompagnandoli con incentivi!

Si dice che nella città ogni famiglia abbia almeno un dipendente e un pensionato di Rocca Salimbeni. Ore di trepidazione: banca pronta ad aumentare i poteri del cda e del presidente.

pubblicato da Wallstreet Italia
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MPS riscrive il destino di Siena. E Profumo diventa super banchiere

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I conti non tornano. E di molto. I dati del bilancio della Banca di Francoforte dovrebbero far suonare il campanello d’allarme per chiunque abbia intenzione di investire in Eruopa.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Bce: i 17 trilioni mancanti

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