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anticorruzione

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato ieri il testo della legge anti-corruzione approvata dal Parlamento. Lo si legge in una nota diffusa dal Viminale al termine della riunione avvenuta oggi tra i ministri della Giustizia, dell’Interno e della Pubblica Amministrazione sul decreto incandidabilità.

Il ddl anticorruzione è diventato legge. L’approvazione definitiva è arrivata stamattina alla Camera, dopo che ieri l’aula aveva votato la fiducia al governo sul provvedimento. Contro il ddl ha votato l’Idv, mentre la Lega, che ieri ha votato no alla fiducia, ha detto sì al provvedimento. Astenuti i radicali e Alfredo Mantovano (Pdl), in dissenso dal proprio gruppo. I sì sono stati 480, i voti contrari 19 e gli astenuti 25.

Con 460 voti a favore, 76 no e 13 astenuti, dieci dei quali del Pdl, la Camera conferma la fiducia al governo – la prima dopo le critiche di Berlusconi da Gernetto – che questa mattina potrà incassare l’ok definitivo al disegno di legge sull’anticorruzione.

“Se il ministro Severino ha detto che è pronta a intervenire sul reato di voto di scambio se ci sarà una sollecitazione da parte del parlamento, vuol dire che qualcuno gli ha detto di non farlo”. A buttare il carico da novanta sul ddl anticorruzione, nel giorno della fiducia in Senato sul tormentato provvedimento, è Carlo Vizzini, presidente della Commissione affari costituzionali di palazzo Madama. L’esponente del Psi, navigatore di lungo corso della prima e della seconda Repubblica, replica così all’intervento in aula del ministro della Giustizia Paola Severino, che invece ha rivendicato con orgoglio il lavoro fatto.

Il governo pone la questione di fiducia in Senato sul ddl anticorruzione, la cui lunga gestazione è stata caratterizzata dal “muro” eretto dal Pdl su diverse parti del provvedimento. I tempi per l’approvazione del maxiemendamento che ingloba il provvedimento saranno stabiliti dalla conferenza dei capigruppo, subito convocata. 

“Oggi è peggio di Tangentopoli“. Dopo il commento del ministro Paola Severino i vertici dell’Anm ribadiscono che la corruzione è “l’emergenza del Paese” e che servono nuovi interventi. Proprio a margine di un incontro con il ministro guardasigilli il presidente e il vicepresidente dell’associazione dei magistrati, Rodolfo Sabelli e Anna Canepa, hanno ricordato che non si può chiedere alla magistratura di svolgere un ruolo di supplenza, è “la politica che deve farsene carico. L’insufficienza dell’intervento giudiziario comporta una debolezza strutturale. Il ddl anticorruzione – hanno aggiunto – ha dei limiti ma è un primo passo da fare”. “Dal dilagare dei casi – ha sottolineato Canepa – sembra che siano investite le stesse strutture del sistema di governo. Il problema è penale, etico e anche democratico: il segnale forte deve provenire dal Parlamento”, per questo, ha aggiunto Sabelli, “serve un intervento che sia un segnale forte per i cittadini, i quali altrimenti perdono la fiducia”. 

La legge anticorruzione va fatta. Lo chiedono l’Europa e i cittadini. Ne è convinta il ministro della Giustizia Paola Severino che, giungendo a Napoli a un convegno della Federazione dei cavalieri del lavoro, ha detto: ”Sulla fiducia non è stata presa alcuna decisione. Sarà importante vedere gli emendamenti, poi si deciderà. Ma il ddl deve essere attuato”. 

Perché l’approvazione del ddl anticorruzione è una richiesta non solo dell’Ue, dell’economia e delle imprese, ma “dei cittadini perbene“. “Non ce lo chiede solo l’Europa, gli organismi internazionali, l’economia ed il mondo delle imprese – ha detto Guardasigilli – ce lo chiedono i cittadini perbene, i giovani, le persone che si sono mobilitate in iniziative, le più diverse, ma che in comune hanno la forza di chi non intende rinunciare a uno scatto di orgoglio del nostro Paese. L’approvazione del ddl – ha concluso la Severino – è un obiettivo che non possiamo mancare”.

È vero, sono molto sobri. Ma alle volte viene da pensare che al posto del sobrio salone dove si riunisce il Consiglio dei ministri potrebbero fare un bel bar. Un bel bancone circolare, con gli sgabelloni alti, cappuccini e brioches la mattina, poi, alle varie ore della giornata, le birrette, il caffè, l’amaro, l’aperitivo. E loro lì, a dare fiato alla bocca, a dire la prima cosa che gli passa per la testa per offrirla sportivamente ai motteggi dei sobri colleghi.

Anonimo Senatore

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Condannati fuori dal Parlamento. Tutto dipende dal via libera al ddl anticorruzione, in discussione nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Se dovesse giungere il disco verde al provvedimento, il governo – come riporta oggi anche il quotidiano la Repubblica – è intenzionato ad accelerare sull’incandidabilità dei condannati al Parlamento, italiano ed europeo, ma anche Regioni, Province, Comuni. La chiave di volta è la norma, contenuta nel ddl che assegna al governo la delega per legiferare sull’annosa questione delle liste pulite.

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