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A godere della vittoria di Pier Luigi Bersani non c’è solo l’apparato del partito: il trionfo del segretario fa gongolare anche Berlusconi che, da Arcore, ha visto la vittoria del segretario come il trionfo “dell’apparato e della brucocrazia del vecchio partito sul bravo Renzi”. E’ il segnale che Silvio Berlusconi aspettava dato che Bersani “è in politica da più tempo di me”. Questa vittoria allontana di molto la possibilità di un passo indietro dell’ex premier che non  ha mai fatto mistero di apprezzare Matteo Renzi ma l’affermazione di Bersani gli dà la possibilità di scendere in campo ad armi pari. La riserva dovrebbe essere sciolta questa settimana, ma certamente uno sprone fortissimo è uscito dalle urne del ballottaggio delle primarie. E in caso di discesa in campo un suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale potrebbe essere proprio quello dell’incapacità della sinistra di rinnovarsi. 

La distanza dai dirigenti del partito –  Berlusconi è sempre più convinto, alla luce dei risultati, che la strada intrapresa sabato scorso nel vertice a Villa San Martino è quella giusta. La sua idea continua a essere quella di creare una nuova Forza Italia “depurata” dagli ex An. Il Cavaliere aspetta i sondaggi della sua ricercatrice di fiducia Alessandra Ghisldeeri, ed è probabile che sciolga le riserve quersta settimana. C’è da superare le barricate di Alfano secondo cui il futuro del Pdl non può essere quello “di diveidere ciò che è stato faticosamente unito” perché questo condannerebbe “tutti alla irrilevaza davanti ad una sinistra che ha saputo rilanciarsi dialogando con il suo elettorato”. Dopo il tassello Bersani, incombe un altro sul futuro di Silvio: è la partita che si gioca al Senato sulal riforma della legge elettorale, una parte del Pdl potrebbe forzare la mano e approvare la riforma del sistema di voto nonostante la contrarietà di Berlusconi alle preferenze. 

Matteo Renzi può piacere o meno, ma una cosa è certa: non si può presentare un esposto contro un candidato che invita semplicemente a votare al ballottaggio di domenica prossima comprando una pagina sui giornali. Senza neppure suggerire per chi votare, peraltro. È normale che non solo Pierluigi Bersani, ma anche Vendola, Puppato e Tabacci, fuori dai ballottaggi, si prestino a questo atto burocratico da vecchio apparato sovietico? Premettendo che sono sicuro che vincerà Bersani in qualsiasi caso, è normale un partito che non vuole attirare elettori ai seggi? È normale un apparato che si arrocca dietro regole arzigogolate e cervellotiche che puntano esclusivamente a sfavorire l’avversario?

E’ scontro nel Pdl. A innescarlo Daniela Santanché, che alla Zanzara di Radio 24 ha sancito la fine del partito, che “non esiste più”, e quindi “bisogna azzerare tutto”, a cominciare da “Alfano e i coordinatori”. E oggi su Il Foglio ha rincarato la dose: “L’apparato è un cancro“. Alla “pasionaria”, negli ultimi anni fedele custode dell’ortodossia berlusconiana, risponde fra gli altri il diretto interessato, Angelino Alfano, che su twitter parla di una “linea sfascista molto chiara”. E aggiunge: “Noi ne abbiamo un’altra. Sono inconciliabili”. Mentre monta la polemica, il portavoce di Silvio Berlusconi Paolo Bonaiuti si affretta a precisare: “Le opinioni espresse dalla signora Santanchè, in un articolo apparso oggi sul Foglio, sono frutto di suoi ragionamenti politici personali e non esprimono affatto il pensiero del presidente Berlusconi”. 

Imitare la terra che trema. Per studiare e magari capire effetti e dinamiche. E ‘stato costruito un apparato che consente di simulare alcuni aspetti di un terremoto di grande magnitudo in laboratorio. La ricerca della Florida State University di Tallahassee, pubblicata su ‘Science’, permetterà di far luce sul processo attraverso il quale una superficie rocciosa scivola lungo una faglia.

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