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araba

Annibale era un nord africano. Ebbe a che dire con l’impero romano per alcuni anni. Per molto tempo, dopo la sua dipartita, nell’impero romano per terrorizzare i bambini si era solito dire “Annibale è alle porte”.

I media occidentali di tanto in tanto sono soliti sventolare lo stesso concetto usando lo spauracchio dello scontro di religioni e l’invasione occidentale da parte del mondo islamico. Forse sarebbe opportuno comprendere cosa stia succedendo nel mondo islamico prima di cedere a facili paure.

Bayt è una parola araba che significa “casa”. Nell’area del levante –Siria, Libano, Giordania ecc..- è usuale accostare la parola Bayt al proprio cognome quando ci si presenta. Il buon nome della famiglia, la sua reputazione è, ancora oggi, il biglietto di ingresso nella comunità locale dove si nasce e cresce.

Anthony Shadid, giornalista del New York Times, due volte Pulitzer, scomparso prematuramente in Siria all’età di 43 anni, nel suo libro La casa di pietra (da oggi in tutte le librerie per Add editore) ci lascia il testamento del suo personale viaggio alla ricerca della propria identità.

Scampoli di sensazioni ed emozioni dopo una settimana passata a Tunisi. Che ne è stato della primavera araba? In che maniera la forza propulsiva portata in piazza e sulla rete da migliaia di giovani beneficia oggi dell’onda lunga della rivoluzione dei gelsomini? L’impressione è che l’energia si sia in qualche modo affievolita, purtroppo. E, come succede spesso in questi casi, si inizia ad innestare nelle menti delle persone il pensiero che, tutto sommato, si stava meglio quando si pensava di stare peggio.

Undici anni dopo gli attacchi alle Torri Gemelle gli Stati Uniti scoprono che Al Qaeda è ancora viva, spiega Andrea Morigi. La caduta del regime libico ha permesso alla rete terroristica di insediarsi e rafforzarsi nel Paese, e l’attacco all’ambasciata di Bengasi, dove è stato ucciso l’ambasciatore americano in Libia, lo dimostra. Al Qaeda è tutt’altro che un ricordo. Barack Obama, che affermò di aver posto la rete terroristica sulla via della sconfitta, è stato beffato. Ma il problema maggiore è per la sicurezza dell’Occidente, in particolare per i paesi dirimpettai della Libia, come l’Italia. E’ stato ribaltato il regime di Gheddafi, e ora ci troviamo a correre un pericolo ancora maggiore: vanno riconsiderate le politiche nei confronti della Primavera araba, in Siria non devono essere commessi gli stessi errori. Il costo umano, già grave con i morti di Bengasi, potrebbe essere ancora più alto.

Daniela Santanchè replica a modo suo alla morte dell’ambasciatore Usa a Bengasi. Per l’esponente del Pdl “l’islam è una religione assassina” e quanto accaduto per la proiezione del film sulla vita di Maometto ne è la prova. “Ciò sia un monito anche in Italia – aggiunge – a quanti hanno fatto festa per la cosiddetta ‘primavera araba‘ come risveglio della democrazia e si ostinano a non considerare l’Islam come una minaccia per la libertà dell’Occidente”.

Dovevano rivoluzionarie la politica, ma da Milano a Napoli, da Parma a Palermo i sindaci figli della società civile sono un flop. Quattro esempi. Giuliano Pisapia, eletto sindaco di Milano nel 2011 aveva promesso una città per tutti e a misura d’uomo. Per ora si è fatto bocciare dal Consiglio di Stato per quanto riguarda l’accesso delle auto al centro cittadino. Per esempio, per tappare i buchi di bilancio, ha deciso di dismettere i gioielli di famiglia. E la magistratura ha aperto un’inchiesta. Per esempio, ha deciso – giustamente – che Milano doveva essere più sicura. E anziché parlare con poliziotti e carabinieri ha avviato il dialogo con la comunità musulmana per la costruzione di moschee di quartiere. Poi c’è Luigi De Magistris che aveva promesso di risolvere l’emergenza rifiuti a Napoli in 5 giorni e invece è riuscito a far declassare dalle agenzie di rating la città: spazzatura. Andando più a Sud c’è Leoluca Orlando: a pochi mesi dalla sua quarta rielezione, la sua giunta già perde pezzi: si è dimesso il suo vice. Infine Federico Pizzarotti, primo grillino con la fascia tricolore, tra polemiche e dimissioni ci ha messo 46 giorni per mettere insieme la squadra con la quale governare Parma. Voi vi fidate di questi signori?

 

Leggi l’articolo completo di Mattias Mainiero su Libero in edicola oggi 22 agosto 2012

La primavera araba rischia di riportare indietro l’orologio della storia per quanto riguarda i diritti civili. L’assemblea costituente al lavoro per scrivere la nuova Costituzione della Tunisia ha inserito un articolo che di fatto abolisce l’uguaglianza tra uomo e donna. L’articolo stabilisce che “lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna, sotto il principio della complementarità (non uguaglianza) con l’uomo in seno alla famiglia, e in qualità  di associata all’uomo nello sviluppo della Patria”. 

Tanto basta per far insorgere Amnesty International e l’Associazione tunisina delle donne democratiche che denunciano il tentativo della Tunisia di abolire i diritti delle donna per via costituzionale. La nuova Costituzione, prima di essere promulgata, dovrà però essere approvata dal parlamento in seduta plenaria. E non sarà facile. 

“Accetteremmo una partenza di Assad con il trasferimento dei suoi poteri a una figura del regime che guidi il periodo di transizione, come avvenuto in Yemen“. E’ quanto dichiara il portavoce del consiglio nazionale siriano Georges Sabra. I ribelli sono quindi disposti a deporre le armi in cambio dell’abbandono del potere da parte del presidente Bashar al-Assad, anche senza che l’establishment di Damasco lasci le leve del potere, appoggiando la decisione della Lega araba. Il comunicato è stato diffuso dalla tv al-Arabiya.

Il controllo passa alla holding finanziaria Mayhoola for Investments. L’altro marchio, Marlboro Classics, e’ stato separato dal perimetro di cessione e restera’ in carico a Red & Black.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Valentino diventa araba, passa agli sceicchi del Qatar per 700 milioni

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Ricordate quando le quattro (ex) ragazze terribili di Sex and the City 2 si erano cacciate nei guai ad Abu Dhabi per i costumi sessuali come al solito disinvolti di Samantha Jones? E la scena al mercato della città araba con le protagoniste inseguite da orde di musulmani integralisti? Ecco, la solita spocchia occidentale che è relativista in tutto, tranne che nei confronti della cultura islamica, si dirà. Sì e no, in realtà. Perché alcune sacche di machismo esasperato (e violento) sono presenti eccome nel pur variegato universo musulmano.

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