Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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«Togliere soldi alle attività militari e alle missioni all’estero per investire nella scuola e nel sapere». «C’è la necessità di una patrimoniale e di contratti a costo zero per i neoassunti». «Sull’Ilva ci vorrebbe un sequestro conservativo per mettere a norma il sito». «Le società che creano disagi crescenti non sono sostenibili». A parlare non è un leader del movimento no global o un esponente ambientalista e pauperista, ma l’ingegner Carlo De Benedetti. Che quando torna a casa dorme sulla sua montagna di soldi, alla faccia dei no global (e del Cav).


Se il giudice non imporrà lo stop al sequestro preventivo degli impianti a caldo, l’Ilva a Taranto chiuderà definitivamente. E’ l’avvertimento-minaccia dell’azienda siderurgica che martedì ha presentato la controperizia con i dati sull’incremento dei casi di tumore nella città pugliese che secondo le ricerche di parte non sarebbero direttamente legati alla presenza dello stabilimento. ”Se il sequestro preventivo dovesse permanere, pur a fronte del mutato quadro autorizzatorio – rendono noto il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e l’avvoacto Marco De Luca nell’istanza di dissequestro – l’ovvia insostenibilità economico-finanziaria condurrebbe inevitabilmente alla definitiva cessazione dell’attività produttiva e alla chiusura del polo produttivo”. Il dissequestro, per l’azienda, è funzionale all’attuazione di quanto l’Autorizzazione ambientale prescrive. Solo l’attività di impresa, dice l’Ilva, “può generare le risorse necessarie alla relativa ottemperanza” dell’Aia. L’Ilva fa altresì presente che l’assolvimento degli obblighi dell’Aia, che pone una serie di interventi ambientali e impiantistici, richiede necessariamente il ricorso al credito che “risulta impossibile in presenza di provvedimenti limitativi della proprietà e della gestione dello stabilimento”. Il vincolo sull’area a caldo, dice l’Ilva con riferimento al sequestro giudiziario, “diviene, da subito, economicamente insostenibile”.

Prato, 21 nov. – (Adnkronos) – Nuova edizione per “EnergicaMente. A scuola di energie rinnovabili” la campagna sul risparmio energetico e la sostenibilità ambientale ideata da Estra, in collaborazione con Legambiente e Giunti Progetti Educativi, rivolta a tutte le classi delle scuole medie e alle V classi delle scuole elementari di Toscana, Umbria, Marche, Molise e Abruzzo.

L’obiettivo del progetto è promuovere tra i più giovani e le loro famiglie una cultura del risparmio energetico e informare sulle tecnologie che utilizzano energie rinnovabili. La campagna EnergicaMente. A scuola di energie rinnovabili è uno dei progetti educativi più significativi per Estra, nonchè uno dei più radicati sul territorio in cui l’azienda opera.

L’edizione 2012/2013 vedrà coinvolte oltre 500 classi di Toscana, Umbria, Marche, Molise e Abruzzo. Di queste 250 hanno scelto di fare anche percorsi didattici in classe mentre altre 250 lavoreranno con il kit didattico con gli insegnanti). Sempre in aumento le adesioni: in questo anno scolastico, infatti, sono 82 (10 in più dell’edizione 2011/2012) le classi delle scuole primarie e secondarie di I grado che hanno aderito, delle province di Prato (46, le stesse della passata edizione), Firenze (22 contro le 18 dell’anno scorso) e Pistoia (14 rispetto alle 8 della passata edizione).

La campagna prevede kit didattici realizzati da Giunti Progetti Educativi e dei percorsi didattici a cura di Legambiente. Il kit, in particolare, è composto dal volumetto per i ragazzi Quante energie! Conoscerle e usarle bene, da una guida per l’insegnante con consigli e proposte per attività didattiche e da un calendario perpetuo da appendere in classe, con vignette e piccoli consigli sul risparmio energetico.

Il progetto prevede inoltre due concorsi uno dedicato alle scuole e uno alle famiglie dei ragazzi che aderiscono alla campagna con in palio buoni per la fornitura di gas metano. Tra le novità di questa edizione, la realizzazione di un sito internet (www.energicamenteonline.it) in cui le scuole possono interagire, chiedere informazioni e scaricare materiali utili, e una serie di laboratori teatrali gestiti in collaborazione con l’educatore Giuseppe Severi (Energia del teatro solo per le scuole della Toscana) sempre legati al tema delle energie rinnovabili.

“Estra ha scelto da tempo di farsi conoscere anche per l’attività di sensibilizzazione all’uso consapevole dell’energia – ha dichiarato Paolo Abati, direttore generale di Estra – può sembrare strano per un’azienda il cui core business è il mercato del gas e dell’energia elettrica ma il fatto che i nostri soci siano i Comuni ci rende ancora più sensibili alla promozione del rispetto dell’ambiente e al risparmio energetico”.

“In tempi di ristrettezze economiche come questi è importante per Legambiente riuscire a portare avanti attività educative così significative visti i temi che trattano e il target di riferimento – ha aggiunto Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – e siamo grati a Estra che continua a credere in Energicamente investendo quindi sulle nuove generazioni verso uno stile di vita più consapevole”.

“Il successo di questo progetto lo dimostrano i numeri – ha concluso Simona Merlino, responsabile Promozione e Sviluppo di Giunti Progetti Educativi – per la scuola che sta vivendo un momento difficile, avere strumenti utili per realizzare attività didattiche è fondamentale ed Energicamente in questo è un valido contributo grazie ai tanti materiali che mette a disposizione”.

Roma, 19 nov. – (Adnkronos) – Che cosa fa di un’attività economica un’attività green? Cosa significa esattamente green economy e chi la sta facendo in Italia? Sono alcune delle domande alle quali ha cercato di dare una risposta il rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi”, realizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da Enea, che ora esce pubblicato da Edizioni Ambiente.

Il volume, di Edo Ronchi e Roberto Morabito, offre una dettagliata analisi sulla posizione dell’Italia in un processo che sta investendo le economie mondiali, mettendo a fuoco i nodi irrisolti e gli ambiti rispetto ai quali è più urgente un deciso cambio di marcia da parte della politica e dell’economia nazionale.

Gli Stati Generali della Green Economy, dove il rapporto è stato presentato, hanno confermato che in Italia la nuova economia verde costituisce il settore più innovativo che crea occupazione, contrasta la recessione ed è proiettato sui mercati internazionali.

“Il successo degli Stati Generali della Green Economy – spiega Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per l’ampio coinvolgimento di diversi settori, organizzazioni e imprese, per l’efficacia della piattaforma unitaria di 70 proposte, per il consenso ampio raccolto negli interventi di esponenti politici, sindacali, imprenditoriali, apre in Italia una nuova fase”.

L’economia verde in Italia sta mostrando già segnali positivi, nonostante permangano alcune debolezze. Nel Rapporto, i sei settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde sono: eco-innovazione; efficienza e risparmio energetico; le fonti energetiche rinnovabili; gli usi efficienti delle risorse, la prevenzione e il riciclo dei rifiuti; le filiere agricole di qualità ecologica; la mobilità sostenibile.

Terzo workshop organizzato dall’Ente Nazionale per il Microcredito nell’ambito del Progetto “Microcredito e Servizi per il Lavoro” per lanciare la “Rete di sportelli informativi per il microcredito in Sicilia: l’autoimpiego quale strumento per combattere la crisi”. L’appuntamento alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo, dalle 9,30 alle 14, sarà l’occasione per promuovere e informare su linee operative e finalità del Progetto, che si inserisce nell’ambito delle attività cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo per il periodo di programmazione 2007-2013 e mira a creare una rete di servizi informativi, di orientamento e di accompagnamento sullo strumento del microcredito presso alcuni Centri per l’impiego, presso Comuni, Camere di Commercio delle Regioni di Calabria, Campania, Puglia, Sicilia.  L’obiettivo è creare una rete di sportelli informativi che saranno selezionati con apposito “Avviso per la Manifestazione di interesse” già pubblicato dall’Ente a fine settembre, con scadenza il prossimo 30 novembre e consultabile nella sezione dedicata alla home page del sito Enm. Attuato dall’Ente Nazionale per il Microcredito, presieduto dall’onorevole Mario Baccini, in accordo con il  Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali- Direzione generale delle politiche dei servizi per il Lavoro,  il progetto punta a distinguersi per un’offerta informativa qualificata all’interno di un piano formativo nuovo ed utile. Le attività, tutte incentrate sul microcredito come prezioso strumento anticrisi e di politica attiva del lavoro, saranno esposte nel corso del seminario dal coordinatore scientifico Francesco Verbaro e sarà il capo progetto Mario Esposito ad illustrerà la mission del servizio offerto. Ad aprire i lavori,  il presidente dell’ENM, l’onorevole Mario Baccini, insieme al sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Alla tavola rotonda “Creare occupazione con il microcredito: percorsi già percorsi” parteciperanno, tra gli altri, Marco Di Marco, assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico del Comune di Palermo e Massimo Rizzuto, assessore alle Politiche Sociali e Giovanili Provincia regionale di Palermo.

 

Gentile Direttore.

desidero portare all’attenzione Sua e dei Suoi lettori alcune precisazioni, relativamente a quanto pubblicato  in data 5 novembre scorso nella sezione “Lettere al Direttore” del Suo quotidiano, versione on line, che intendo con il presente messaggio smentire, in merito all’attività di ACCREDIA, Ente unico nazionale di accreditamento, che ho l’onore di dirigere. Nell’articolo anonimo “La Qualità della Corruzione”, sono state infatti riportate affermazioni diffamatorie e prive di fondamento che non rispecchiano l’attività dell’Ente.

ACCREDIA è un’ associazione riconosciuta, senza scopo di lucro, a cui il Governo nel 2009 ha affidato il compito di valutare la competenza, l’imparzialità, l’indipendenza e la trasparenza di organismi e laboratori nel rilasciare certificazioni e rapporti di prova per garantire, tra l’altro, la tutela della salute, dell’ambiente e la sicurezza in generale nella commercializzazione di prodotti e servizi.

“Nel settore delle costruzioni, le imprese che vogliono operare negli appalti pubblici devono essere, tra le altre cose, certificate UNI EN ISO 9001 da organismi di certificazione (di seguito OdC) accreditati da ACCREDIA in base alla norma UNI EN ISO 17021 ed al Regolamento Tecnico RT 05, quest’ultimo approvato dal Gruppo di Lavoro rappresentativo di tutte le Parti interessate, costituito presso l’Ente di accreditamento stesso, e condiviso anche dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di Lavori, Servizi e Forniture (di seguito Avcp).

La partecipazione ai bandi pubblici da parte delle imprese di costruzioni avviene in base alle attestazioni rilasciate loro dalle Società di Attestazione (di seguito SOA) in virtù del possesso di vari requisiti, compreso la certificazione UNI EN ISO 9001. Circa il fatto che le SOA possano possedere un OdC, la sentenza del TAR Lazio n. 3659 del 2003, confermata dal Consiglio di Stato con sentenza del 31 gennaio 2011 n. 696, ha stabilito la liceità dell’operazione. In ogni caso, l’Ente non ha alcuna possibilità di intervento sulle SOA che sono poste sotto la vigilanza dell’Autorità sui contratti pubblici.

Ogni accreditamento segue la procedura fissata nel Regolamento RT 05 ossia prevedendo la verifica della documentazione, la verifica ispettiva presso la sede dell’OdC, la verifica in accompagnamento, la ripetizione delle verifiche in caso di non conformità, fino alla presentazione di tutta la documentazione, relativa all’iter di valutazione, durante la riunione del Comitato settoriale di Accreditamento, che è un Organo collegiale, composto da esperti indipendenti, esterni alla struttura di ACCREDIA, che delibera sul rilascio dei certificati di accreditamento.

ACCREDIA non ha mai fornito alcun tipo di aiuto diretto ad Organismi accreditandi o accreditati per la loro costituzione. Questa attività è assolutamente proibita dalle norme che l’Ente deve rispettare per far parte degli accordi multilaterali dell’European cooperation for accreditation (EA MLA) che è la rete europea di tutti gli enti di accreditamento; norme  sulle quali l’Ente viene periodicamente verificata dalla stessa EA. Sotto il profilo economico / amministrativo ACCREDIA è controllata da revisori indipendenti ed adotta un sistema di prevenzione dei reati conforme ai requisiti della Legge n. 231 del 2001.

Infine il fatto che ACCREDIA, con l’approvazione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, abbia elaborato, per il settore delle costruzioni, uno specifico Regolamento Tecnico (RT-05), con il quale ha imposto agli OdC di svolgere verifiche nei cantieri in funzione delle varie tipologie d’opera specificate nei certificati, non può essere interpretato come un “abbassamento del valore della qualità”.

La ringrazio per lo spazio che vorrà concederci e mi rendo disponibile ad approfondire con la Sua redazione la descrizione delle attività del nostro Ente.

Cordiali saluti

Filippo Trifiletti
Direttore generale Accredia 

 

5.000 passi al giorno, all’incirca 3 Km, consentirebbero di prevenire l’80 per cento delle malattie croniche, dalle patologie cardiovascolari, al diabete, ai tumori. E’ la ricetta di salute che tutti dovrebbero far propria, attraverso un obiettivo apparentemente alla portata di tutti. E da oggi, per quell’italiano su due che ha fatto della sedentarietà il suo stile di vita, c’è una scusa in meno.
E’infatti ai nastri di partenza “Città per camminare”, un progetto che mira a restituire i centri urbani ai cittadini, trasformandoli in una sorta di palestra a cielo aperto, grazie alla realizzazione di 32 percorsi di ‘trekking’ urbano, di vario grado di difficoltà, validati dai maggiori esperti mondiali di ‘camminata’. Oltre ai tracciati urbani e turistici che consentono di visitare centri storici o aree specifiche della città, sono già pronte alcune proposte naturalistiche e ambientali da gite ‘fuori-porta’.
“Vogliamo dare un coordinamento alle città e ai territori che hanno individuato nel camminare la risposta migliore al bisogno di movimento – spiega Maurizio Damilano, olimpionico di marcia a Mosca ’80 e presidente della “Scuola del cammino” -  Non servono prestazioni da atleta per rimanere in buona salute, basta muoversi di più a piedi. Uno dei nostri obiettivi è aggiungere presto tante altre località per ampliare la nostra rete in tutte le Regioni”.
I vantaggi dell’attività fisica poi, non sono solo per la salute, ma anche per le casse dello Stato.
“Una buona prevenzione primaria, che significa appunto non fumare, bere con moderazione, mangiare correttamente e muoversi il più possibile – afferma il professor Sergio Pecorelli, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – permetterebbe di alleggerire di circa 60 miliardi di euro l’anno i costi indiretti e indiretti generati dagli stili di vita errati”.
E l’importanza del muoversi per il benessere dell’individuo viene sottolineata anche dai medici di famiglia. “Ci stiamo adoperando attivamente per diffondere il concetto di ‘prescrizione’ dell’attività fisica – spiega il dottor Claudio Cricelli, presidente della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale – L’attività fisica è infatti un vero e proprio farmaco, da assumere in maniera controllata”. Una ‘terapia’ che non conosce limiti d’età, anzi. In una società che invecchia sempre di più, è un must mantenersi in forma, per ‘attrezzarsi’ adeguatamente contro le insidie degli anni che passano; e non a caso il 2012 è stato dichiarato anno europeo dell’invecchiamento attivo.
L’iniziativa “Città per camminare” è patrocinata tra gli altri dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero della Salute, dal Senato della Repubblica e dal CONI. Tutti i percorsi sono indicati all’interno di un opuscolo, il ‘Passaporto delle città per camminare e della salute’ che ne illustra caratteristiche, durata, grado di difficoltà. per info: http://www.cittapercamminare.org/ (LAURA MONTI)

Bologna, 12 nov. – (Adnkronos) – In Emilia il Natale sarà per i terremotati. Solidarietà e voglia di ricostruire. Questo è, infatti, lo spirito che anima l’iniziativa ‘Natale per l’Emilia’, promossa da 6 realtà della Bassa modenese legate all’ambito del sociale, che si sono mobilitate per offrire nuovi mercati ai produttori locali. L’occasione è l’Avvento per il quale saranno messe in vendita le ceste con i prodotti ‘d’origine terremotata’, provenienti cioè da quelle aziende che sono state danneggiate dal sisma ma che si stanno rimboccando le maniche per ricostruire e contrastare il calo della domanda nei territori di appartenenza.

Ideatori e promotori dell’iniziativa sono le cooperative Sociali Oltremare, Bottega del Sole, Vagamondi, Eortè, Associazioni La Festa e Venite alla Festa. Il progetto è sostenuto anche da Terra Ferma Emilia, il portale nato per mettere in circolo le buone pratiche per reagire al terremoto.

Per chi, come ogni anno, è in cerca di una strenna da regalare, le confezioni ‘Natale per l’Emilia’ saranno dunque una modalità concreta e diretta di sostenere l’attività degli imprenditori e dei lavoratori del cratere. Nelle ceste, dunque, una selezione di prodotti di ottima qualità, in prevalenza tipici delle terre emiliane o del circuito del commercio equo e solidale. L’intero catalogo delle confezioni e le storie dei produttori coinvolti (Azienda Agricola Folicello Bio, Cooperativa Sociale Fattoriabilità, Azienda Agricola C. Reggiani Bio, Consorzio Parmigiano Reggiano, Monari Federzoni SpA, Azienda Agricola Cerutti Stefano Bio, Azienda Agricola Rossi Marco, Azienda Agricola AZ) è on line sul sito www.nataleperlemilia.it.

Gli acquisti si possono fare direttamente on line o tramite alcuni punti vendita allestiti a Modena, Vignola, Limidi di Soliera, Soliera, Formigine, Carpi, Fiorano Modenese e Mirandola.

Il progetto propone 5 diversi tipi di ceste, con un prezzo che va da 20,50 euro fino alla composizione più ricca da 79 euro. Ogni cesta è stata battezzata con il nome in dialetto di uno dei comuni colpiti. Si aggiunge poi la confenzione personalizzata da comporre a piacimento il cui prezzo varia a seconda dei prodotti scelti.

Nelle ceste solidali le tipicità modenesi spaziano dall’Aceto Balsamico al Lambrusco, dal miele alla birra artigianale, dal riso bio alla farina di grano tenero. E ancora, il cotechino, i salumi, i torroni, la cioccolata, le caremelle con la frutta secca, il caffè, lo spumante e ovviamente il Parmigiano-Reggiano.

Sul sito ci sono anche le storie delle aziende che sono pronte a rialzarsi. Solo per citarne alcune, ci sono le botteghe equo solidali ‘Del sole’ di Carpi e Mirandola. A seguito del secondo terremoto del 29 maggio le due botteghe, trovandosi in centro storico, hanno dovuto interrompere l’attività normalmente svolta. La bottega di Carpi, meno danneggiata, fortunatamente ha riaperto il 9 giugno con i consueti orari. Ma il centro storico non è completamente riaperto ed è cambiata anche la circolazione, perciò l’attività degli esercizi commerciali non ha ancora ripreso il ritmo normale, raccontano i gestori.

Il centro storico di Mirandola invece è ancora in buona parte chiuso e quindi tutte le attività della zona sono ferme. “Abbiamo stimato in 3 mila euro i danni subiti per oggetti di artigianato andati distrutti e per prodotti alimentari le cui confezioni si sono rotte o danneggiate – prosegue la cooperativa – Nei momenti successivi al secondo terremoto, l’accesso nelle zone rosse per recuperare il materiale si è svolto insieme ai Vigili del Fuoco”.

“A Mirandola abbiamo recuperato tutto ciò che risultava deperibile e a rischio di altri danni: abbiamo stimato un magazzino di 30 mila euro” raccontano, sottolineando che “i due blitz nella bottega di Mirandola rimarranno per sempre impressi nella nostra mente: caschetto e velocità d’azione sono stati fondamentali per poter mettere in sicurezza tutto ciò che era possibile”. Le botteghe del Sole propongono articoli del commercio equo e solidale, principalmente prodotti alimentari come caffè, tè, zucchero di canna, tisane; artigianato dei piccoli prodotti del Sud del mondo; detersivi alla spina; prodotti di Libera Terra e di cooperative sociali che favoriscono l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

Non si arrende neanche l’Azienda agricola di Marco Rossi a Camposanto, che basa tutta la sua attività di filiera corta attorno al maiale. “Con la scossa del 29 maggio si è verificato il crollo pressochè totale della struttura di 2 mila mq che ospitava i reparti di riproduzione, svezzamento e primo accrescimento dei suini” racconta l’imprenditore. “Sotto le macerie abbiamo perso anche 50 capi e questo ha reso necessario lo sgombero immediato dell’area imposto dalle autorità sanitarie per evitare il diffondersi di epidemie”.

“Non nascondo le difficoltà che abbiamo avuto, sia di carattere organizzativo che morale e psicologico, nel dover sgomberare così rapidamente le macerie dell’immobile e nel vedere decenni di duro lavoro, iniziato da mio padre e proseguito da me e mio fratello, andare in fumo in pochi secondi” si legge ancora nel sito.

Per il sisma sono stati dichiarati inagibili con lesioni gravi anche l’immobile destinato al punto vendita e ai magazzini. Fortunatamente l’allevamento sito nel comune di Medolla e la parte della macellazione, sezionamento e lavorazione non hanno subito danni. La produzione dunque può andare avanti. Il sogno ora ricostruire il mangimifico aziendale, ma anche dare vita ad un centro didattico sull’allevamento e l’agricoltura sostenibile.

 

Sull’Imu alla Chiesa il governo intende bypassare le obiezioni del Consiglio di Stato: i tecnici avrebbero in mente, secondo Repubblica, di varare  una modifica sul regolamento della dichiarazione dei redditi che consentirebbe a Chiesa ed enti no profit di avere un’imposta più leggera grazie a una semplice modifica del loro statuto da effettuare entro dicembre. Allo studio ci sarebbe una definizione precisa che non varrà per i cittadini o per le imprese di quello che non è attività commerciale in un contesto immobilitare: se una parte di una proprietà è destinata a un’attività che porta profitti (per esempio ostelli, o mense, o veri e propri esercizi), sarà possibile evitare il versamento. Ma il Consiglio di Stato avverte che una modifica di questo tipo creerebbe problemi all’Italia in sede Europea in quanto Bruxelles potrebbe multare gli aiuti di Stato illegali e recuperare tali somme condondate a partire dal 2006. Un danno che può valre fino a tre miliardi considerati gli incassi stimati dal governo (300-500 milioni l’anno). 

 

Rimini, 9 nov. – (Adnkronos) – E’ Policarta, l’azienda di Bassano in Teverina, l’azienda vincitrice del premio Sviluppo Sostenibile 2012 istituito dalla fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Ecomondo, con l’adesione del Presidente della Repubblica. All’impresa va la medaglia d’oro, in occasione della fiera di Rimini Ecomondo-Key Energy, per la sezione ‘Rifiuti e risorse’ grazie alla realizzazione del primo packaging alimentare composito multi-materiale, certificato come compostabile e riciclabile insieme agli scarti alimentari per il compost.

L’imballaggio, pur impiegando materiali diversi a base cellulosica e di bio film, è riciclabile insieme agli scarti di alimenti edè quindi in linea con la normativa europea che richiede di prevenire la produzione di rifiuti non facilmente riciclabili, promuovendo imballaggi che favoriscono il riciclo. Il materiale si aggiunge agli altri ecocompatibili realizzati da Policarta che punta su un’attività di ricerca e innovazione, allo scopo di offrire prodotti a basso impatto ambientale, elevata sostenibilità energetica, innovazione di prodotto e di processo, ampio campo di applicabilità e versatilità.

Il premio viene assegnato ogni anno alle aziende che fanno del fattore ambiente una delle leve essenziali per essere competitive, che si distinguono per attività e impianti innovativi che producono benefici ambientali, nonché positivi effetti economici e occupazionali.

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