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Mentre Fiat tratta ancora col governo per avere le agevolazioni all’export, Iveco è pronta a lasciare definitivamente l’Italia. Dopo settimane di braccio di ferro, infatti, il comitato degli amministratori indipendenti di Cnh, la controllata olandese di Fiat Industrial per le macchine agricole, ha accettato l’ultima proposta di Sergio Marchionne per avere il via libera alla fusione tra le due aziende. Che verranno convogliate in una nuova società di diritto olandese, con tutti i benefici fiscali del caso.

Nuova tegola giudiziari sulla gestione Ligresti del gruppo Fondiaria Sai. Il Movimento dei consumatori ha infatti presentato un esposto alla Procura di Torino perché indaghi sull’ipotesi di reato di falso in prospetto, in relazione al prospetto informativo sull’aumento di capitale da 800 milioni di euro varato da Fondiaria Sai nel giugno del 2011. Nel documento, si legge in una nota, sarebbero contenute “gravi omissioni” con un potenziale danno per “tutti gli azionisti” che hanno partecipato alla ricapitalizzazione.

L’associazione dei consumatori ritiene che “la pubblicazione del prospetto informativo contenga gravi omissioni” da parte della compagnia, ai tempi ancora controllata dalla famiglia Ligresti. Secondo Paolo Fiorio, responsabile dell’Osservatorio Credito & Risparmio del Movimento Consumatori, “l’incompletezza del prospetto può aver danneggiato tutti gli azionisti che hanno sottoscritto l’aumento” nonché i soci “che fin dal mese di luglio 2011 non hanno disinvestito”.

L’alta finanza ha fatto quadrato attorno a Carlo Buora e Riccardo Ruggiero. I due ex dirigenti di Telecom Italia hanno superato indenni l’assemblea straordinaria dei soci che ha votato a favore delle offerte di transazione presentate (1,5 milioni da parte di Ruggiero e 1 milione da parte di Buora) per evitare di finire oggetto di un’azione di responsabilità. Il 48,7% del capitale (pari al 99,2% degli azionisti presenti in assemblea) ha votato a favore per la soluzione Buora e il 48,5% per Ruggiero (98,8% dei presenti). Solamente lo 0,4% e lo 0,5% del capitale ha votato contro la proposta, optando dunque per l’azione di responsabilità.

Ottenuto il conto complessivo dei danni causati a Telecom Italia dagli scandali della gestione Tronchetti Provera, i piccoli azionisti della società in rivolta contro il colpo di spugna in arrivo sulle responsabilità degli ex manager, alzano il tiro e chiamano in causa anche la Procura di Milano. E, anche alla luce della recente iscrizione del numero uno della Pirelli nel registro degli indagati per ricettazione sempre nell’ambito dell’attività di dossieraggio operato dall’allora Security di Telecom, chiedono al presidente Franco Bernabè anche un passo indietro sulla mancata azione di responsabilità nei confronti di Marco Tronchetti Provera.

Si preannuncia un’assemblea Telecom molto calda quella che si terrà oggi pomeriggio alle tre a Rozzano. Gli azionisti della società guidata da Franco Bernabé sono chiamati a pronunciarsi sulle transazioni proposte dagli ex amministratori Carlo Buora e Riccardo Ruggiero per mettere una pietra sopra gli scandali che hanno caratterizzato l’era di Marco Tronchetti Provera.

I due ex manager offrono complessivamente 3 milioni all’azienda ma nel caso in cui la loro proposta fosse respinta da almeno il 5% degli azionisti, si passerebbe al voto sull’opportunità o meno di avviare un’azione di responsabilità nei loro confronti. All’assemblea, la prima di questo tipo in Italia, parteciperà oltre il 53% del capitale, una percentuale fra le più alte nella storia di Telecom Italia e, soprattutto da parte dei piccoli azionisti, ci sarà una forte opposizione contro la posizione dell’attuale management, che ha già detto di voler accettare i 3 milioni di Buora e Ruggiero.

Il mondo corporate continua a ingannare i piccoli azionisti. L’ultimo rapporto shock e i dirigenti senza vergogna: quasi il 90% ammette di manipolare gli utili sperando in un aumento dei loro compensi.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Investitori beffati: società truccano conti per gonfiare titoli

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Posti in piedi, urla, il presidente Alessandro Profumo invita alla calma. Commozione per il racconto del socio Francesco Sfregola che nel Monte dei Paschi, ha detto, ha “investito 37 mila euro, perdendone 20 mila”. Si chiede la testa dei dirigenti. Clima da rivolta.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Caos MPS: nell'assemblea le lacrime dei piccoli azionisti

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Una situazione finanziaria disastrosa, aiuti di stato che non si sa se, come e quando arrivano, un presidente molto discusso e per giunta sotto processo, ricorrenti (e mai chiariti) sospetti di inconfessabili rapporti con esponenti politici, piccoli azionisti e sindacati sul piede di guerra e un azionista di riferimento con l’acqua alla gola che non vede l’ora di ridurre la propria partecipazione. Il Monte dei Paschi di Siena non si presenta nelle migliori condizioni all’appuntamento con l’assemblea straordinaria dei soci che si tiene oggi con all’ordine del giorno la delega al consiglio di amministrazione (cda) per un aumento di capitale fino a 1 miliardo di euro con l’esclusione del diritto di opzione e alcune modifiche allo statuto della banca fra cui quella che prevede di attribuire al cda, senza passare dall’assemblea, i poteri per la cessione di rami di azienda.

L’Adusbef muove guerra a Unipol-FonSai. L’associazione dei consumatori di Elio Lannutti (Idv) ha annunciato che promuoverà una class action contro l’operazione che ha visto la fusione tra Premafin, FonSai, Milano Assicurazioni e Unipol assicurazione “dopo aver studiato profili di illegittimità dell’operazione dello scorso luglio e precedenti che ha comportato pesantissime perdite per i risparmiatori”. In particolare secondo l’Adusbef, che si costituirà “parte civile su delega dei risparmiatori frodati, qualora vengano formalizzati dei capi di imputazione”, la fusione tra le compagnie dell’ex gruppo Ligresti e quella delle Coop “le cui modalità sono al vaglio di due Procure della Repubblica (Milano e Torino), ha procurato un gravissimo ed irreparabile danno agli azionisti di minoranza”.

Mentre si avvicina la data del colpo di spugna sugli scandali del passato, il cda di Telecom Italia valuta le offerte per La7 e la separazione della rete. Sul tavolo del consiglio di amministrazione del gruppo di telecomunicazioni accanto alle offerte arrivate lunedì per l’emittente televisiva, ci sarà infatti anche un aggiornamento sul progetto dello scorporo della rete su cui premono, tra gli altri, i piccoli azionisti della società rappresentati dall’Asati, chiedendo che venga costituita entro dicembre una nuova società partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti e da fondi di investimento, in cui far confluire la maggior parte degli asset di “open access”, la rete di accesso in rame e in fibra, le infrastrutture civili, cavidotti, tubazioni, gallerie, torri, i sistemi di alimentazione, per un valore che sarà stimato da un consulente, ma che non dovrà essere inferiore a 15 miliardi di euro.

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