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I ministri hanno affermato che Madrid non ha bisogno di aiuti ad eccezione di quelli già decisi per il sistema bancario. Nasce il caso Cipro. Moody’s riduce il giudizio sul debito di tre gradini.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Spagna orgogliosa, per alcuni testardi: no a richiesta di aiuti

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Sulla lotta alla speculazione finanziaria sfrenata l’Europa prova a seguire gli Stati Uniti, proprio mentre Oltreoceano si lavora per ammorbidire le regole.  Il Rapporto sulla riforma del sistema bancario Ue realizzato per la Commissione Europea dal gruppo di alto livello di esperti guidato dal governatore della Banca centrale finlandese Erkki Liikanen, pubblicato oggi, infatti, chiede una “separazione legale” all’interno dei gruppi bancari delle attività più a rischio da quelle meno a rischio come i depositi.

Per due anni e mezzo la posizione “rigida” della Bce è servita come scusa ideale per coloro che volevano negare la natura strutturale ed essenzialmente politica di questa crisi. Costoro hanno usato la reticenza della Bce a un intervento diretto sui mercati del debito pubblico – meglio, a una “monetizzazione” di una parte del debito emesso dai paesi del Sud Europa – per argomentare che la colpa di quanto accade l’avevano gli speculatori, che la Bce non colpiva in modo duro abbastanza. Che, insomma, la crisi è tutta finanziaria e un’appropriata iniezione di moneta avrebbe risolto tutto e fatta ripartire la crescita.

Come ho argomentato più volte, la posizione della Bce non aveva nulla di rigido, ma rifletteva la necessità che i paesi dell’Ue si assumessero le proprie responsabilità politiche e avviassero un processo di adattamento dei meccanismi comunitari alla situazione che s’era venuta a determinare dal 2008. In ogni caso, ora che le condizioni per un ruolo diverso della Bce nel mercato del debito cominciano a esserci (un altro passo in avanti è stato fatto con la sentenza della Corte Suprema tedesca che ha sbloccato l’Ems), la speculazione non può più essere utilizzata per continuare a negare la realtà.

Al Tribunale di Torino è tutto pronto. Anche la cancelleria si è dotata di un apposito sistema informatico per far fronte all’eventuale valanga di richieste che potrebbero piovere sull’ufficio a partire dal primo ottobre, quando inizierà la raccolta di adesioni per la class action avviata contro Intesa San Paolo. Si tratta della prima azione collettiva in Italia contro un gruppo bancario. È nata nel 2011 su iniziativa di tre correntisti e dell’associazione dei consumatori Altroconsumo, ma a partire dal prossimo mese, fino al 21 gennaio 2013, potrà raccogliere le adesioni di tutti gli altri clienti interessati.

Da alcuni giorni la Spagna è al centro di una gravissima crisi di fiducia. Qualcuno si è spinto a dire che giovedì (26 luglio) ci potrebbe essere una vera crisi sistemica se il Tesoro spagnolo non riuscisse a finanziarsi sul mercato. L’economia spagnola al momento soffre di alta disoccupazione, presenta un deficit pubblico ancora alto e un sistema bancario molto fragile.

Nel 2011 il deficit pubblico in Spagna era pari all’8 per cento. I progetti del governo sono di ridurre il deficit al 5,3 per cento nel 2012 e per realizzare questo obiettivo sono stati annunciati tagli alla spesa pubblica, un aumento delle tasse, misure per l’emersione di capitali esportati illegalmente e lotta all’evasione fiscale. Vari osservatori tuttavia ritengono che la Spagna non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di un deficit pari al 5,3 per cento.

Lo scandalo “Libor-Barclays” va oramai ben al di là di Barclays – l’unica per ora a essersi presa una legnata pur essendo stata quella che ha cooperato di più – coinvolgendo grandi banche internazionali. In soldoni: il “Libor” è un tasso su prestiti a brevissima scadenza calcolato quotidianamente dalla British Bankers Association – perché loro? Per tradizione il settore bancario è conservatore e ossessionato da riti antichi. Usando “dati e informazioni” (e qui sta il problema) forniti dalle maggiori banche della Piazza di Londra (sulla quale operano tutte le banche del mondo che contino). Le informazioni che vengono raccolte sono relative ai tassi che la banca ha pagato, o stimato di dover pagare, quel giorno per prendere a prestito fondi con scadenza massima a un anno. Da queste informazioni la BBA calcola una “media” che diventa il Libor del giorno e serve da punto di riferimento con valore legale per milioni di contratti finanziari. Quanto valgono i contratti che dipendono dal Libor non si sa di preciso, ma una è 250-300 volte il Pil italiano. Le banche coinvolte nell’inchiesta sono accusate di aver mentito, in modo più o meno coordinato, dal 2005 sino a quando sono state pizzicate, nel 2011. Barclays si è già vista affibbiare una multa (350 milioni di euro) dai regolatori americani e inglesi. Ma il totale delle multe possibili per il complesso delle banche coinvolte nello scandalo è stimato sui 20 miliardi di euro.

Nel periodo 2008-2011 il numero dei finanziamenti concessi dalle banche per l’acquisto di abitazioni è diminuito di oltre il 20 per cento rispetto al quadriennio 2004-2007. Certamente la crisi gioca un suo ruolo, ma come spiega all’Adnkronos uno dei responsabili del retail di una delle principali banche italiane che, per ovvie ragioni, preferisce restare anonimo anche le banche ci mettono del loro. Fare meno mutui possibile. Prendere tempo, allungare le istruttorie, scoraggiare la clientela. Questi sono gli ordini, impartiti dalla sua banca. La direttiva viene ricordata ai dirigenti quotidianamente attraverso riunioni e circolari interne, spiega il bancario. Poi, continua nel racconto, ci sono metodi per scoraggiare, anzi impedire ai più tenaci di proseguire nel percorso di pratiche verso il prestito. “Basta una clausola diversa, un termine anticipato o un tetto alzato di poche migliaia di euro, magari con disposizioni temporanee e facilmente occultabili in caso di necessità, per decretare il fallimento di un’istruttoria di mutuo”. Il “trucco” è un gioco da ragazzi per la banca, perché gli istituti di credito hanno in mano tutte le informazioni di mercato, quindi analizzando la tipologia di pratiche che abitualmente arrivano alla stipula, è facile comprendere come regolare il flusso di nuovi mutui. “E’ come aprire e chiudere un rubinetto”. L’ultima prova che il manager fornisce al suo racconto è la scomparsa dei premi aziendali, legati ai finanziamenti: “Se fino a sei-otto mesi fa esistevano parametri premiali proporzionali ai contratti di mutuo stipulati, oggi sono praticamente spariti e, dove ci sono ancora, completamente ignorati”.

Il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena ha collezionato critiche feroci. Il Fatto, il 27 giugno, ha ben descritto per quali vie ci si è arrivati; e molti organi di informazione si sono indignati per il “regalo” a una banca gestita in modo dissennato.

Quattro miliardi? Bastavano per soccorrere i terremotati dell’Emilia; e, se è per questo, risolvere almeno parzialmente i guai degli esodati. Solo che non è così semplice. Non si tratta di favori tra banchieri, tra il governo dei tecnici e i loro colleghi di un tempo. Gli Usa, nel 2008, al tempo della crisi dei subprime, spesero 8.000 miliardi di dollari per sostenere il sistema bancario pericolante; poi lasciarono fallire Lehman Brothers e la crisi di oggi nasce in gran parte da lì. La Ue, tra il 2008 e il 2011, ha iniettato nel sistema bancario europeo 4.500 miliardi di euro (Barnier, commissario europeo per il mercato unico); e oggi si sta studiando come dare altri 100 miliardi alle banche spagnole.

Le somme di denaro gia’ ritirate dalle casse delle banche greche spiegano molte cose. In primis la necessita’ di passare a un’unione bancaria in Europa per alleggerire le pressioni sui governi sovrani.

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Corsa sportelli rivela urgenza di un sistema bancario paneuropeo

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Oggi, sabato 9 giugno, alle 16 ci sarà una teleconferenza dell’Eurogruppo  per affrontare il caso spagnolo. Secondo le prime indiscrezioni emerse, la Spagna dovrebbe fare la sua richiesta per ricapitalizzare il sistema bancario. Dalle conclusioni degli stress test del Fondo Montetario internazionale alla Spagna servirebbero almeno 40 miliardi per salvare il sistema bancario spagnolo da un altro peggioramento della crisi economica e finanziaria. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, in un’intervista alla radio tedesca ha detto che la soluzione alla crisi delle banche spagnole dev’essere trovata facilmente. Il portavoce del primo ministro ha confermato che oggi i ministri dell’Eurogruppo terranno una teleconferenza alle 16 per discutere la situazione di Madrid in vista di una possibile richiesta di aiuti del governo spagnolo.Juncker ha precisato che la situazione della Spagna non è paragonabile a quella della Grecia.

La smentita Da Madrid è arrivata immediata la smentita del portacvoce del ministero dell’Economia sulla possibilità che la Spagna chieda aiuti per il sistema bancario. Il governo prima prendere una decisione su un’eventuale richiesta di aiuti, aspetta infatti la pubblicazione del rapporto del Fondo Monetario Internazionale e i risultati della verifica condotta dalle società di consulenza indipendenti sulle necessità di ricapitalizzazione delle banche spagnole. 

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