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Ieri a Bologna sono caduti i primi fiocchi di neve della stagione: giusto una spolveratina durata pochi minuti ma che, se fosse andata avanti, avrebbe gettato nell’illegalità tutti coloro che avessero deciso di usare la bicicletta o il motorino per muoversi. 

La giunta comunale del capoluogo emiliano ha infatti emanato tre settimane or sono un provvedimento che mette al bando qualunque veicolo a due ruote in caso di neve o nevischio, pena una contravvenzione di 39 euro.

Entro gennaio vi sarà il bando per assegnare mille licenze, si prevedono nuove possibilità di impiego oltre ad un giro d’affari che toccherà in un solo anno il miliardo e mezzo di euro.

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Sale da poker: nuovo decreto porterà 50 mila posti di lavoro

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Appalti senza gara per ottenere la riscossione dei bolli auto. La Gec aveva trovato un grimaldello per entrare nel sistema che poi lo ha riprodotto in Campania e in Veneto. I passpartout erano dirigenti regionali. Il primo è stato un funzionario della Regione Piemonte, Giovanni Matteo Tarizzo, poi anche i suoi colleghi in altre regioni. Questa mattina lui, i vertici della società e altri funzionari di Veneto e Campania sono finiti agli arresti, tredici in carcere e due ai domiciliari. L’accusa formulata nei loro confronti dal sostituto procuratore Giancarlo Avenati Bassi è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, alla turbativa d’asta e alla truffa. Così facendo per l’accusa si sono assicurati “un notevolissimo vantaggio patrimoniale” provocando “un altrettanto grave danno alla Regione Piemonte”. Dall’indagine, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Torino, emerge “un quadro gravemente patologico riguardante la Regione Piemonte, la Regione Veneto e la Regione Campania”.

Quella contro i concorsi universitari truccati può sembrare una battaglia di retroguardia. Alcuni sostengono che il vero problema sia la cronica mancanza di finanziamento della ricerca scientifica e che sia quindi fuorviante sollevare uno scandalo ogni volta che si assiste alla manipolazione di un concorso, perché il clamore distrae da cause più importanti per cui lottare.

È vero, per rilanciare l’università ci vogliono più risorse. Ma i contribuenti non sono disposti a finanziare una istituzione che ancora troppo spesso serve a sistemare parenti e amici, piuttosto che a produrre ricerca per il benessere e lo sviluppo del paese.

Permetteva agli investitori di prendere posizione sui derivati, violando la Dodd-Frank Act. Adesso è stata citata in giudizio da parte dell’autorità americana di vigilanza sugli scambi di future e opzioni.

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Speculazione mercati: Intrade al bando in America

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Roma, 21 nov. – (Adnkronos) – A 20 anni dalla sua messa al bando, l’amianto continua a causare oltre 2 mila vittime l’anno, mentre 34.148 sono i siti ancora da bonificare per oltre 32 milioni di tonnellate di amianto sparso in tutto il Paese. Alla vigilia della II Conferenza governativa sull’amianto (la prima risale al 1999), Legambiente fa il punto della situazione in Italia nell’incontro “Liberi dall’amianto” al Senato, con le associazioni che chiedono a viva voce risanamento ambientale, chiusura delle cave di amianto, sorveglianza sanitaria ed epidemiologica e risarcimento delle vittime. (VIDEO)

Ogni anno in Italia sono oltre 900 le morti dovute a mesotelioma pleurico e l’emergenza sanitaria continua a crescere, visto il lungo periodo di latenza della malattia (fino a 40 anni), tanto che gli epidemiologi prevedono alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni. In più, dopo 20 anni dalla sua messa al bando e dall’istituzione dei Piani regionali amianto (legge 257 del 1992), ancora non si sa quanto amianto ci sia ancora nel Paese: le stime ufficiali del Cnr parlano di 32 milioni di tonnellate, relative ai 2,5 miliardi di mq di coperture di eternit, e di diverse tonnellate di amianto friabile. Il ministero dell’Ambiente, tramite i dati delle Regioni, arriva a individuare 34.148 siti con presenza di amianto.

In più, sono ancora attive in Italia attività estrattive di rocce contenenti amianto, come le pietre verdi o le ofioliti. Vietate dalla legge 257/92 le attività estrattive, di fatto, sono state riaperte con un decreto ministeriale del 1996 che consente di estrarre materiali con concentrazioni di amianto superiori allo 0,1% in peso, concentrazione massima consentita per le sostanze cancerogene, come l’amianto.

La bonifica intanto procede lentamente. Ai ritmi attuali, dovremmo convivere con l’amianto almeno fino al 2100. E mentre il IV conto energia prevedeva l’extra incentivo per sostituire l’eternit con impianti fotovoltaici (grazie al quale solo nel 2012 sono stati bonificati oltre 25 milioni di mq di eternit), il V conto energia ha cancellato l’incentivo fermando di fatto gli interventi di bonifica. Rimane poi il problema dello smaltimento: il 75% dei rifiuti prodotti, 286mila tonnellate, secondo i dati Ispra, vengono spedite in Germania perché in Italia mancano discariche dedicate, con alti costi di trasporto e per gli interventi di bonifica.

E veniamo alle richieste che le associazioni porteranno alla Conferenza veneziana. Si parte naturalmente dalla prevenzione con il censimento, in tutte le regioni, dei siti e degli immobili che contengono amianto; sorveglianza sanitaria epidemioogica; funzionamento del fondo vittime dell’amianto.

Mentre la bonifica dei siti contaminati da amianto in Italia procede a rilento (12 i Sin – siti di interesse nazionale interessati), nel mondo ancora oggi si producono 2 milioni e mezzo di tonnellate di amianto l’anno ed erano 5 milioni fino a 10 anni fa. E se è vero che quest’anno 50 Paesi lo hanno messo al bando, l’amianto continua ad essere prodotto in Canada, Russia e Cina. A tracciare il quadro a livello globale è Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini di Bologna, intervenuto all’incontro “Liberi dell’amianto”.

L’amianto, poi, viene utilizzato “soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – specifica Soffritti – quelli che sono più fortemente soggetti a emigrazione, ed è così che, per esempio, in un Paese come la Svezia, dove l’incidenza di mesotelioma era andata scemando, oggi si assiste ad un nuovo aumento dei casi”.

Lana di roccia, lana di vetro, fibre di ceramica sono i ‘sostituti dell’amianto’, quei materiali che hanno preso il posto della pericolosa fibra dopo la sua messa al bando. Ma per questi materiali, l’Istituto Ramazzini di Bologna lancia l’allarme: “non esistono studi di sicurezza che li riguardano e, secondo i nostri studi, la loro capacità di indurre il mesotelioma è di poco più bassa dell’amianto”, dichiara Soffritti.

“Abbiamo studiato tutti i tipi di amianto, compreso il cosiddetto ‘amianto buono’, il crisotilo, e abbiamo rilevato che non c’è poi tanta differenza. Iniettando fibre di amianto e dei sostituti di amianto nelle cavie, il risultato è che nel primo caso l’incidenza di mesotelioma è dell’80%, nel caso dei sostituti del 45%. Il rischio – aggiunge – è che tra qualche potremo ritrovarci a contare, oltre alle vittime dell’amianto, anche le vittime dei sostituti dell’amianto”.

Come ai tempi della Guerra Fredda. Premier turco: “Si rischia nuova Bosnia”. Annunciato l’embargo per i voli diretti ad Ankara e Washington dopo il caso dell’aereo passeggeri partito Mosca verso Damasco e bloccato dalle forze turche (foto).

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Siria: Usa e Turchia messe al bando da agenzia di turismo russa

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A due giorni dall’apertura delle iscrizioni sono 15.374 le domande arrivate per partecipare al concorso per insegnanti. Lo ha reso noto Lucrezia Stellacci, Capo Dipartimento per l’Istruzione al Ministero di viale Trastevere. “Alle 13 di oggi – ha detto a Radio 24 – erano arrivate 15.374 domande per partecipare al bando di concorso per diventare insegnanti. 7.344 invece le domande inoltrate, cioè quelle già inserite ma che attendono l’ok per l’inoltro definitivo, perché gli aspiranti prof temono ci siano variazioni o aspettano che gli venga in mente qualche altro elemento da introdurre. In totale il Ministero della Pubblica Istruzione aveva stimato 160mila domande totali – spiega Lucrezia Stellacci – ma visti questi primi numeri ora si aspetta che siano molte di più”.

Il sindacato degli insegnanti Gilda impugna il bando del “concorsone” per oltre 11mila docenti appena indetto dal governo, e ricorre al Tar del Lazio per chiederne l’annullamento. La Federazione Gilda-Unams ha dato mandato al suo ufficio legale di iniziare l’iter che tra 60 giorni approderà nelle aule del tribunale amministrativo. Il “concorsone” ha suscitato polemiche tra gli insegnanti, per i criteri di accesso che tagliano fuori i giovani laureati, ma non rassicura neppure i precari “storici”.

La Rai cambia marcia con il nuovo cda ed istituisce un bando di gara con cui schedare i possibili evasori del canone. Non una vera e propria riscossione ma, per ora, si tratterà solamente di un aiuto esterno per evadere le numerose contestazioni che sono arrivate nelle sedi di viale Mazzini. In tre anni le contestazioni recapitate sono state oltre un milione e 400mila con un mancato ricavo che si attesta intorno ai 600 milioni di euro. Per recuperare almeno in parte questa cifra la Rai ha pubblicato un bando di gara con cui si affida a terzi la trattazione delle pratiche di contestazione e l’archiviazione dei dati su supporto ottico. 1 milione e 378mila euro per la durata di 36 mesi eventualmente prorogabili per un ulteriore anno: sono queste le condizioni riportate nel bando di gara che permetterà di smaltire, secondo le previsioni, quasi 500mila pratiche ogni anno. Una decisione che si inserisce in un contesto economico non così roseo per la Rai che ha fortemente risentito della crisi economica del settore pubblicitario fino a perdere il secondo posto in Italia in favore di Google, ancora dietro a Publitalia.

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