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Bonanni

Amianto sugli aerei, amianto sulle coperture degli hangar, amianto perfino nelle tute antincendio. “C’è stato un utilizzo massiccio di amianto nell’aeronautica militare, prima della messa al bando nel 1992 ma anche dopo”. A dirlo Nicola Panei, coordinatore dell’Osservatorio nazionale amianto per il comparto militare. “In molti – racconta – abbiamo indossato finanche le tute antincendio in amianto, indossate sulla pista di volo per il soccorso aereo e nelle varie assistenze ed in particolare nelle esercitazioni. Tutto questo senza essere mai avvisati dai diretti superiori della pericolosità, senza l’adeguata sorveglianza sanitaria prevista da varie leggi e direttive, mai applicate, e senza i previsti dispositivi di sicurezza”. In alcuni siti dell’aviazione militare ancora persistono coperture in cemento amianto, come a Guidonia, vicino Roma, dove qualche anno fa è stato posto sotto sequestro, su ordine della Procura di Padova, un hangar perché aveva delle coperture in eternit. L’adeguata sorveglianza sanitaria era già prevista per legge addirittura dal 1965, ma “solo negli ultimi anni i lavoratori sono stati soggetti a visita ed è stata compilata la relativa cartella sanitaria di rischio”.

 

La crociata contro Sergio Marchionne, ora, raccoglie la maggior parte delle sigle sindacali. Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri hanno chiesto alla Fiat il ritiro della procedura di mobilità aperta per i 19 lavoratori di Pomigliano (avviata dopo la sentenza che ha imposto alle società l’assunzione di 19 aderenti alla Fiom) e la convocazione di un incontro urgente tra azienda e sindacati. La richiesta è stata avanzata all’Unione Industriale di Torino in occasione della riunione sul contratto del Gruppo. “Entro oggi Fiat dovrebbe dirci la data dell’incontro che abbiamo chiesto, in seguito all’annuncio della mobilità per 19 operai a Pomigliano”, ha tuonato Ferdinando Uliano, responsabile auto della Fim a Torino. “In apertura dell’incontro, abbiamo formulato la nostra contrarietà sulla decisione dell’azienda di mettere in mobilità 19 operai a Pomigliano, per rispettare la sentenza del tribunale di Roma. Per noi è una decisione profondamente sbagliata, anche alla luce degli accordi che abbiamo preso nel luglio 2011 con l’azienda, che prevedono la riassunzione di tutti gli operai entro luglio 2013”, ha aggiunto Uliano.   

Bonanni all’attacco – Poi il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha egualmente chiesto al Lingotto di tornare sui suoi passi: “O la Fiat ritira i 19 licenziamenti a Pomigliano o faremo ricorsi. Le sentenze si rispettano e non si discutono – ha aggiunto a margine della presentazione del primo rapporto sulla contrattazione di secondo livello -. O l’azienda ci rassicura o faremo ricorso anche noi”, ha aggiunto il leader Cisl. E ancora: “In un paese che è già preda dell’illegalità non è il caso di entrare nle merito delle sentenze. E’ necessario che vadano rispettate fino in fondo, o il Paese va allo sbando”. Bonanni ha infine invitato il governo ad attuare “un’opera di mediazione silente, discreta e quindi produttiva. Se il governo ha qualcosa da fare – ha concluso – lo faccia e dopo lo dica”.

 

“La tassa del 3% sui redditi oltre i 150mila euro per finanziare il fondo per gli esodati è alquanto iniqua, anche perché si aggiunge al prelievo previsto dal decreto ‘Salva Italia’”. Lo ha detto il vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, a Radio Anch’io. Regina si riferisce alla decisione di ieri in Commissione lavoro alla Camera che ha stabilito il prelievo una tantum sui redditi oltre 150mila euro per ampliare il fondo sui lavoratori esodati, cioè per tutti i lavoratori che andati in pensione si sono ritrovati senza introiti a causa della riforma delle pensioni.

La Cgil ritorna a piazza San Giovanni per una manifestazione dedicata al lavoro, dopo due anni dall’ultima iniziativa nel luogo simbolo anche della storia sindacale. Nessun corteo, ma una piazza trasformata in un “agorà del lavoro” considerato l’unica chiave per uscire dalla crisi. Trenta stand, ventuno regionali e gli altri di categoria, riempiono la piazza, dominata dal palco su cui si alterneranno musica (Casa del Vento, Tosca, Eugenio Finardi) e storie e testimonianze di lavoratori, concluderà la manifestazione l’intervento, previsto per le 16-16,30, del segretario generale Susanna Camusso. Si tratta quindi di una no stop per il lavoro, partita adesso e che proseguirà fino alle 17,30. L’obiettivo della Cgil “è ricordare al Governo di mettere il ‘lavoro prima di tutto’”, lo slogan dell’iniziativa. La manifestazione è così anche l’occasione per dare voce e riunire le centinaia di vertenze. 

“La Fiat non ha alcuna intenzione di chiudere nessuno degli stabilimenti attivi in Italia”. E’ quanto ha detto oggi l’ad di Fiat Sergio Marchionne ai leader di Cisl Raffaele Bonanni e di Uil Luigi Angeletti in un incontro riservato avvenuto oggi a Roma. Al termine del quale Bonanni  ha dichiarato che  ”le parti si rivedranno il 30 ottobre, quando la Fiat presenterà ai sindacati il nuovo piano industriale. Vediamo se le proposte che faranno rispetto a queste assicurazioni saranno congrue”.

C’è un che di irresistibile nel dialogo (si fa per dire) a distanza fra il duro Sergio Marchionne e gli omuncoli gelatinosi del governo, dei partiti e dei sindacati moderati (Cisl e Uil). Lui, il duro che non deve chiedere mai perché viene ubbidito prim’ancora che dia gli ordini, annuncia che dei 20 miliardi di investimenti promessi, col contorno di 1 milione e 400 mila auto e altre supercazzole che potevano essere credute solo in Italia, non se ne fa più nulla. Perché? Perché no. E gli impavidi ministri, sindacalisti e politici che fanno? Gli chiedono di “chiarire”. I più temerari aggiungono “subito”, ma sottovoce, vedimai che s’incazzi e li prenda a sberle. Ora, tutto si può rimproverare a questo finanziere scambiato per un genio dell’automobile, tranne la carenza di chiarezza: è dal 2004 che dice ai quattro venti che dell’Italia non ne vuole sapere, molto meglio i paesi dell’Est, dove la gente lavora per un tozzo di pane e non chiede diritti sindacali perché non sa cosa siano, e gli Usa dove Obama paga e Fiat-Chrysler incassa.

L’attacco al cuore l’ha portato Raffaele Bonanni: “abbraccerei la Fornero fortissimamente”, gli è scappato sul palco del Meeting. E lei si è sciolta. Da quel momento non ha avuto occhi che per lui. Altro che cuneo fiscale! A Rimini è nata una love story… che qui documentiamo!

di Franco Bechis


pubblicato da Libero Quotidiano

Il video: sul palco Bonanni fa il cicisbeo con Elsa

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Di Corrado Passera hanno bisogno in tanti, per dare un volto e un leader al progetto politico dei cattolici militanti, quello nato in un convegno a Todi a fine 2011. Senza Passera sembra inevitabile “l’irrilevanza dei cattolici”, come l’ha definita Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Almeno di quell’area cattolica che punta il Parlamento e ha bisogno di un biglietto da visita per entrarci. L’indagine della Procura di Biella sul ministro dello Sviluppo economico, per le operazioni con cui Intesa Sanpaolo, all’epoca da lui guidata, ha pagato oltre un miliardo di tasse in meno del dovuto, non scalfisce l’attrattiva di Passera. E neppure il lato oscuro dell’Intesa gestione Passera, rivelato in questi giorni dal Fatto (l’indagine sul presunto riciclaggio praticato dal ramo lussemburghese della banca, il coinvolgimento nella presunta corruzione al centro del caso Penati) bastano a consigliare ai cattolici di Todi di cambiare riferimento.

C’è un uomo forte e determinato dietro alla ministra nervosa e litigiosa. Lei è Elsa Fornero, ovviamente. Lui si chiama Francesco Tomasone, 58 anni, capo di gabinetto della ministra, ma creatura di Tiziano Treu (capo dell’Ufficio legislativo quando Treu era titolare del ministero del Lavoro), già capo di gabinetto di Cesare Damiano, nei due anni di ministro del Welfare, nell’ultimo governo Prodi. Tomasone è uomo dai molti incarichi (è consigliere di Stato, dove tuttora si trattiene spesso al mattino per redigere sentenze; insegna alla Scuola superiore della Pubblica amministrazione) e dalle solide relazioni soprattutto nel Pd. Oltre a Treu e Damiano vanta (o millanta) ottimi rapporti con il Colle, quindi con lo stretto entourage del Presidente Napolitano.

Eminenza grigia – Nello scorso mese di dicembre rientra in punta di piedi nel Ministero di cui conosce tutto, da sempre. Il tempo di allacciare un rapporto stretto con la ministra, bypassando i pochi collaboratori che lei si è portata da Torino. In poche settimane Tomasone diventa il mentore della ministra. La Fornero non ha cambiato alcun dirigente, per ora, ha solo voluto lui come capo di gabinetto. Ma di fatto lei non frequenta il ministero, nel senso che i dirigenti la vedono poco e quando la incontrano devono essere rigorosamente “filtrati” da Tomasone, che detta le norme, ispira le strategie di comunicazione, scrive il futuro della Fornero dopo il 2013. E trama per gestire un pacchetto nomine interno ed esterno che possa coniugare le “esigenze” del Pd e quelle “personali” della ministra.  Il Pd aveva provato a mettere un suo uomo all’Inail, alla scadenza del breve commissariamento dello pseudo-leghista GianPaolo Sassi. In pole position c’era Giovanni Battafarano, uomo di Damiano; ma l’impuntatura della Fornero per Massimo De Felice (assai gradito dallo sponsor bancario cui la Fornero deve molto nel suo recente passato) escluse Battafarano; così come venne esclusa la candidatura dell’ex presidente dell’Enpals, Lia Ghisani, cislina di ferro. Per Raffaele Bonanni è stato un duro colpo. Al punto di elaborare un vero e proprio teorema: la ministra d’intesa con il Pd vuole azzerare i vertici degli enti previdenziali, per assicurare posti agli amici suoi (all’Inail) e del partito (all’Inps).  

Escalation costante – Ma il ruolo di Tomasone è cresciuto di giorno in giorno. Qualche malizioso vede nel siluramento di Battafarano all’Inail una piccola vendetta personale: con il ministro Damiano i conflitti tra capo di gabinetto (Tomasone) e capo della segreteria tecnica (Battafarano) erano frequenti. Perché regalare qualcosa all’ex competitor, assicurando un canale alternativo al Pd, nelle segrete cose del ministero? L’indeterminatezza è un vantaggio per le «eminenze grigie». Da sempre. A questa situazione si attribuisce il mantenimento del commissariamento dell’Isfol (affidato al segretario generale del Ministero, Matilde Mancini); così come la volontà di silurare il presidente di Italia Lavoro, Paolo Reboani, o il progetto di avviare  uno spoil system a scoppio ritardato nella dirigenza del Ministero: a rischio Paola Paduano, Angelo Raffaele Marmo e forse lo stesso  direttore della Previdenza del Ministero, Edoardo Gambacciani (genero del precedente capo di gabinetto, Lucrezio Caro Monticelli).

Trame oscure – Una vittima recente è il capo del Nucleo di valutazione previdenziale, il professor Alberto Brambilla, di simpatie leghiste, dinamismo imprenditoriale e solide competenze accademiche. Fatto fuori in quattro e quattr’otto: costretto alle dimissioni, dopo un lungo e professorale feeling con la ministra, Ma non con il potentissimo capo di gabinetto, Tomasone.  E l’Inps? C’è chi ha letto lo scontro sugli esodati come un tentativo di spallata ai vertici certamente non legati al mondo del Pd: il presidente Antonio Mastrapasqua, ingombrante e autorevole di suo; il direttore generale Mauro Nori, terminale fedele di Raffaele Bonanni, ma anche di molti politici del centrodestra. Tomasone, che nei giorni scorsi Giancarlo Perna sul Giornale ha definito un «cigiellino onorario», e che Panorama ha descritto come l’ombra della ministra, avrebbe cercato di assicurare la chiusura del cerchio. A favore del Pd (e della Cgil), ai danni di Bonanni e di quella Cisl che per anni ha vantato rapporti preferenziali con via Veneto.  Poco importa se i consigli bellicosi alla ministra procurano danni di immagine alla professoressa, che solo il premier Monti ormai difende. Da un logoramento del ruolo della ministra-maestrina avrebbe solo da giovarsi il gran visir, il capo di gabinetto, Francesco Tomasone, che ormai ha assunto i ruoli di un vero e proprio referente politico.

di Francesca Barellieri

 

E’ partito alle 10 e 30 di questa mattina, sabato 16 giugno, da Piazza Esedra a Roma  la manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil che chiede al governo un sostanziale cambio di rotta nella politica economica. Meno tasse più occupazione dicono in sostanza ai leader Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti che sono alla testa del corteo. Moltissimi i cori contro il ministro Elsa Fornero. Questa è soprattutto una manifestazione sul nodo degli esodati Il corteo parte e uno speaker annuncia: “Siamo oltre centomila”.  «Vogliamo una svolta, vogliamo la crescita che non si fa con un aumento di tasse né con una riduzione di stipendi e pensioni. Vogliamo una terapia contraria a quello che il governo sta mettendo in pratica», dice ancora Bonanni. E anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, punta il dito contro la politica del governo, soprattutto sulla platea degli esodati. «Siamo in piazza per difendere quelli che stanno perdendo il lavoro o rischiano di perderlo a causa di un governo che ha creato persone che non sanno più se hanno un lavoro o una pensione. Il leader della Uil dal palco di piazza del Popolo ha poi detto: “Noi non ci rassegniamoquesta non è l’ultima manifestazione ma è solo l’inizio. Nelle prossime settimane ci saranno altre iniziative”. Dello stesso tono le parole di Bonanni: i Governo non ha voluto fare la concertazione con le parti sociali “perchè aveva l’idea di fregare la gente”, ha detto il numero uno di Cisl. Senza concertazione, ha aggiunto Bonanni ricordando la riforma delle pensioni e la vicenda degli esodati, “i poteri forti e le lobby hanno la meglio. Faremo resistenza a questo modo di procedere”. 

La Camusso sul dl svluppo Sfilando al corteo, la Camusso ha ribatido il giudizio negatizo del sindacato sul decreto sviluppo. “Non c’è la svolta che sarebbe necessaria al Paese. Il rischio è che dopo tanti annunci i vantaggi siano pochi e   non si coglie un cambio effettivo di segno”, 

 

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