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Mario Balotelli conquista la copertina del Time con il itolo “Il significato di Mario – Ciò che il fenomeno Balotelli dice del calcio, della razza e dell’identità europea”. L’attaccante del Manchester City, ritratto di profilo sul prestigioso settimanale Usa, si racconta a tutto campo parlando dell’imminente paternità che sta per regalargli Raffaella Fico e dichiara: “Mio figlio avrà bisogno di una mamma capace di dire di no, perchè io lo amerò così tanto che forse non sarò in grado di dirglielo. Un bambino abbandonato non dimentica”. 

Il mito di Obama – Nonostante il gossip e l’innegabile talento sui campi di calcio, Super Mario è anche altro e, sulle pagine del Time, parla anche di una nuova Italia multirazziale, che come ricorda il settimanale è passata dall’avere un cittadino con passaporto straniero su 100 a uno su 12 ma come sottolinea il calciatore: “Spero di aiutare l’Italia a essere un Paese moderno come l’Inghilterra e l’America, il razzismo è cominciato soltanto quando ho iniziato a giocare a pallone. Quando non ero famoso avevo tanti amici” e a proposito dei pregiudizi raziali fa un riferimento a Barack Obama: “Spero di incontrarlo, sono molto contento che sia stato eletto, non mi intendo di politica ma tifo per lui, è stato bello vedere un uomo di colore a capo della prima superpotenza mondiale”.

 

Il calcio italiano e le riforme: due linee parallele che nonostante dichiarazioni e buoni propositi sembrano non incontrarsi mai. L’ultimo capitolo di questa rincorsa è il nuovo statuto della Figc, approvato (ma che fatica!) la settimana scorsa grazie a Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica nominato per l’occasione commissario ad acta. Prevede una sforbiciata al numero dei dirigenti (dai consiglieri ai vicepresidenti) per snellire l’organigramma e le spese federali. Ma soprattutto l’abolizione del diritto di veto delle singole componenti del Consiglio.

E “adesso non ci sono più alibi, il calcio italiano deve fare le riforme”, ha affermato il presidente del Coni, Gianni Petrucci. Quelle stesse riforme che giusto qualche giorno fa ha reclamato anche il presidente della Juventus, Andrea Agnelli.

Il Frecciarossa cambia itinerario per portare i giocatori della Roma a Parma. Il treno ad alta velocità abbandona la linea dell’alta velocità per scaricare i giallorossi nella cittadina emiliana, dove sono impegnati per il turno infrasettimanale di campionato. Per tutti gli altri passeggeri sul treno, quelli che dovevano arrivare a Milano, i minuti di ritardo sono quaranta. E se si infuriano perchè non erano neanche stati avvisati della deviazione, Trenitalia risponde: “Abbiamo un accordo con la as Roma per le trasferte”. Perché mica ci sono solo i poltici a godere di privilegi, in Italia. Ci sono anche i calciatori, quelli della casta in braghette.

Treno speciale a sorpresa – Trenitalia sostiene che la fermata di Parma fosse annunciata, che ai passeggeri sarà rimborsato il 25 per cento del biglietto e che i minuti di ritardo sono solo 19. Chi viaggiava sul Frecciarossa 9544 del 30 ottobre sostiene il contrario: che il ritardo complessivo è di almeno 40 minuti e che non c’è stata comunicazione tra l’azienda ferroviaria e i suoi clienti. E mentre Codacons e altre associazioni di consumatori si preparano per le vie legali, Trenitalia assicura: “Abbiamo accordi anche con Lazio e Juventus, ma la prossima volta annunceremo le deviazioni in maniera più chiara sul sito e nelle stazioni”.

Sale nocivo. Il responsabile della protezione civile del comune di Roma, Tommaso Profeta, e altri due suoi collaboratori sono indagati dalla procura della Capitale per le operazioni di spargimento di sale avvenute per le strade nel corso dell’emergenza neve dello scorso inverno. Secondo l’accusa il sale è costituito dalla sostanza di cloruro di calcio e avrebbe messo in pericolo la salute degli operatori che lo hanno distribuito per le strade. L’inchiesta è coordinata dal sostituto Pietro Pollidori ed è partita a seguito di una denuncia presentata nei mesi scorsi dall’Unità sindacale di base. 

 

Se ci si aspetta capacità di autocritica e magari, addirittura, di autoriforma dalle istituzioni del calcio italiano, siamo fregati. Una dimostrazione esemplare viene da Juventus-Catania. All’indomani della partita delle mille polemiche (nonchè di una giornata condita da errori arbitrali di piccole, medie e grandi dimensioni), Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, si sente in dovere di intervenire in pubblico. Ci si aspetta che dopo un tale macello il numero uno della Figc ne abbia di cose da dire. Invece snocciola un discorsetto piatto e autoreferenziale.

Sgombriamo il campo dagli equivoci – “C’è stata una pluralità di errori – riconosce Abete -, uno particolarmente grave, che ha avvantaggiato la Juventus ma – puntualizza – da qui a parlare di logiche legate a scenari di un certo tipo ce ne corre: evitiamo di criminalizzare giocatori e società”. E fin qui  siamo al buon senso: quando si parla della Vecchia Signora, il gioco più facile dei bar italiani è fare dietrologia.

Una botta di qualunquismo – Il problema è il prosieguo del discorso: “Ma dove siamo arrivati? – blandisce Abete, come un vecchio zio che rimprovera amorevolmente un nipote – Il calcio è sempre e solo uno sport. Ricordatevelo, non vale la pena arrivare a tanta animosità”. Già, secondo il numero uno della Federcalcio gli sportivi italiani possono nutrire tutta la passione che vogliono quando si tratta di spendere per il tifo (biglietti dello stadio, abbonamenti alle tv, gadget), ma se si tratta di incazzarsi se qualcosa non funziona, no. In quel caso è bene ricordarsi che si tratta solo di uno sport. Nulla per cui valga la pena rovinarsi la domenica. E magari pretendere trasparenza ed efficienza.

Un occhio al futuro – Il goal annullato al Catania (l’attaccante segna, festeggia, il guardalinee lo dà per buono, l’arbitro convalida, lo speaker dello stadio annuncia la marcatura, il pubblico esulta; poi passa meno di un minuto, tutto annullato) e il successivo parapiglia fanno tornare d’attualità il tema della teconlogia nel calcio. Ad esempio la moviola in campo: è in uso nel ruby, nel basket, nel tennis, e al Massimino avrebbe fatto comodo. Ma Abete, che nella sua veste istituzionale è un uomo proiettato nel futuro, ha una certezza granitica: “E’ un’ipotesi non realistica”.

L’umiltà degli arbitri – A portare il buon esempio sarà la Associazione Italiana Arbitri, no? I giudici di gara protagonisti della figuraccia di Catania avranno avuto una punizione esemplare, giusto? Nient’affatto. Andrea Gervasoni, l’arbitro di campo, per il turno infrasettimanale è stato assegnato come giudice di linea in Cagliari-Siena. Nicola Rizzoli, il principale responsabile del patratac, è addirittura premiato: arbitrerà il Milan, impegnato nella trasferta di Palermo. L’unico a pagare è Luca Maggiani, il guardalinee che prima non si è saputo imporre su Rizzoli e poi non ha segnalato il fuorigioco che vizia il goal della Juve. Fermo un turno.

 

“Scandaloso al Cibali“: parafrasando la celebre frase di Sandro Ciotti, il comunicato ufficiale diffuso in mattinata dal Catania calcio è la sintesi perfetta di una giornata di polemiche. Perché non sono bastate 24 ore a calmare gli animi dopo gli errori arbitrali che hanno permesso alla Juventus di passare per 1-0 sul campo del Catania: grazie a un gol di Vidal, viziato da un fuorigioco di Bendtner; ma soprattutto grazie all’annullamento per fuorigioco (inesistente) di un gol regolare di Bergessio.

Chi segue il calcio con attenzione forse se lo ricorda come possibile promessa. Savio Nsereko: ha vinto l’Europeo under 19 e sembrava avere un futuro garantito in un top club. Ora, invece, scivola dalle pagine di sport a quelle di cronaca: è stato arrestato in Thailandia per aver inscenato un rapimento. Ha chiesto 25mila euro alla famiglia per la liberazione, ma in realtà aveva bisogno di quei soldi per pagare due prostitute. Nsereko, centrocampista classe ’89 ugandese di nascita e tedesco per passaporto, ne ha combinata un’altra. Questa, però, è la più grave: in Germania lo aspetta un processo.

Testa calda – Nsereko è cresciuto nelle giovanili del Brescia ed ha esordito nel calcio professionistico con le rondinelle. Sembrava forte, si diceva, al punto che il West Ham, club londinese, lo acquistò per 6 milioni di euro quando aveva meno di vent’anni. Il giocatore, però, è irrequieto. Rimane 6 mesi in Inghilterra senza combinare molto (dieci presenze, zero goal). Poi inizia a peregrinare in giro per l’Europa: Fiorentina, Bologna, Monaco 1860, Juve Stabia, Cluj (Romania). Ora è un tesserato dell’Unterhaching, squadra di terza serie tedesca. Nel suo viaggiare, Nsereko porta con sè l’abitudine di far perdere le proprie tracce: i tifosi di Castellammare di Stabia se lo ricorderanno bene. Aggregatosi alla squadra cittadina nell’estate 2011, a settembre se ne andò senza dire nulla. A soli 23 anni, già sembra al capolinea.

Non se ne può più. Ancora una volta, nel giorno del tragico anniversario, Vincenzo Paparelli è stato offeso, 33 anni dopo orrore e morte allo Stadio Olimpico, nel modo più vile e infamante. Bomboletta spray nell’oscurità, scritta mordi e fuggi con grafica puerile, tentennante, che ha lasciato il segno tra polemiche, ribalta mediatica e visibilità, alla vigilia di Lazio-Roma, stracittadina dell’11 Novembre (omicidio Sandri, altra funesta ricorrenza).


pubblicato da Libero Quotidiano

Simona Ventura e il calcio: il debutto di Cielo che gol

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Nel 2001 aveva ceduto all’Enel il business della distribuzione del gas naturale in Italia per la mastodontica cifra di 1 miliardo 43 milioni di euro. Non sono bastati a salvarla dal fallimento.

Nei giorni scorsi i giudici della seconda sezione civile (Filippo Lamanna, Mauro Vitiello e Irene Lupo) hanno esaminato il ricorso presentato dalla creditrice B.Fin e hanno deciso: la Camuzzi spa è fallita.

E’ lunghissima la storia di questa società, azienda leader a livello internazionale nella distribuzione del gas, nata nel 1929 e diventata nel 1975 di proprietà dell’ingegnere piacentino Leonardo Garilli (insieme allo storico socio Ruggero Jannuzzelli). Oggi il figlio Fabrizio Garilli, reduce dal fallimento lo scorso anno del Piacenza calcio, nelle vesti di liquidatore unico ha visto crollare davanti ai suoi occhi un altro pezzo di storia cittadina creato dalla sua famiglia.

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