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La Procura di Palermo ha depositato in Consulta la memoria illustrativa sul conflitto tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale in merito alla vicenda delle intercettazioni indirette. Il documento di compone di 28 pagine e punta a dimostrare l’infondatezza del ricorso predisposto dall’ per conto del Colle.

Il ricorso alla Consulta si fonda “su un duplice equivoco – secondo quanto si legge sulla memoria – da un lato l’Avvocatura generale estende l’irresponsabilità del Capo dello Stato fino a farla coincidere con una sua pretesa inviolabilità; dall’altro confonde la disciplina della (ir)responsabilità del Presidente della Repubblica” con quella “delle garanzie del Capo dello Stato di fronte al compimento di atti e operazioni processuali relative a un terzo soggetto, nelle quali egli sia accidentalmente coinvolto”. Lo si legge nella memoria informativa depositata dalla Procura di Palermo.

E’ la doccia gelata che non ci si aspettava. Adesso, però, l’equivoco è risolto, e sconfessa platealmente (per non dire brutalmente) chi fino ad oggi su questo equivoco ha giocato in modo sporco per costruirsi una credibilità politica dell’ultim’ora.Mario Monti “non può” candidarsi alle prossime elezioni. “E’ un senatore a vita – ha detto il Capo dello Stato Giorgio Napolitano – dunque non può candidarsi al Parlamento”. Certo, sostiene il Presidente della Repubblica, dopo le elezioni “i partiti potranno chiedere, durante le consultazioni, che Monti venga indicato come premier”, ma solo quella sarà la sede giusta per un’eventuale ratifica della prosecuzione dell’impegno del Professore in un Monti bis. Una via plebiscitaria, di elezione politica vera, non è data. Monti è un tecnico e tale deve restare. Per questo, insomma, non avrebbe senso neppure indicarlo come capolista di un partito, a meno che quella stessa forza politica non lo usi come “bandiera” impegnandosi davanti agli elettori, a chiederne il reincarico al momento delle consultazioni. Non ci sono altre strade.

Insomma, per Napolitano, il costruendo partito montezemoliano che vuole Monti scelto dal popolo e non più dalla necessità e urgenza della crisi, è più o meno una “sciocchezza”, nulla che si possa realmente concretizzare, almeno sul piano formare. Il professore “ è e resta prezioso per l’Italia”, sempre secondo Napolitano, ma inutile tirarlo per la giacca. E’ già senatore a vita, un incarico dal quale non ci si può dimettere, se non per ragioni naturali e non certo politiche.

“Un senatore a vita non si può candidare al Parlamento perché già parlamentare. Non può essere candidato di nessun partito”. Ergo, Mario Monti può tranquillamente non partecipare alle elezioni politiche dell’anno prossimo. E, quindi, la tanto auspicata ‘ricerca del consenso’ richiesta dai partiti contrari alla riproposizione dell’esecutivo dei Professori viene disinnescata in partenza. Per via istituzionale. La frase, infatti, è stata pronunciata a Parigi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e lascia spazio a mille interpretazioni, specie se inserita nel dibattito sull’eventualità di un governo ‘Monti bis’.

“Prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese”. Che cos’è? Un motto militare? Un lascia passare per qualche setta di iniziati? No, semplicemente l’incipit della promessa scout, che generazioni e generazioni di bambini e adolescenti hanno fatto davanti ai loro gruppi, quelli cattolici dell’Agesci, mano sinistra appoggiata alla fronte. Ed eccola qui, la formula usata da Matteo Renzi, annunciando la sua candidatura alle primarie a Verona:  “Pongo il mio onore nel meritare la vostra fiducia…”.

Cinque anni per concussione per i due carabinieri del Noe di Bologna Sergio Amatiello e Vito Tuffariello e per l’imprenditore Marco Varsallona. È la richiesta che arriva dalla pubblica accusa nel processo che vede alla sbarra due sottoufficiali dell’Arma nella vicenda Niagara.

Il caso nacque nel 2008 dalla denuncia del legale rappresentante della Niagara (azienda di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, che smaltisce rifiuti industriali speciali e pericolosi), Mauro Carretta. Il tutto ebbe inizio da un’ispezione del Noe presso la società – nel febbraio 2008 – e si sarebbero protratti fino a dicembre 2009.

Nella malavita se “lavori” nei Rolex, sei un fortunato, hai il pane assicurato. Non tutti possono scippare il celebre marchio di orologi da 20mila euro in su che da sempre nel capoluogo partenopeo è preda dei delinquenti. Devi possedere il “mestiere”, avere un talento criminale, aver sviluppato delle abilità “tecniche”. Scippatori si nasce a Napoli perché si è figli e nipoti di scippatori. I Quartieri spagnoli, il rione Forcella, il Rione Sanità, il Pallonetto Santa Lucia sono le palestre: hanno una tradizione storica che affonda le radici ai tempi dell’occupazione degli alleanti durante la seconda guerra mondiale. Ci sono madri residenti ai Quartieri che il martedì e il giovedì fanno le vedette affacciate a finestre e balconi per vedere quando attraccano le navi crociere al porto. Quando ne avvistano la sagoma, si piombano dal figlio per tiralo giù dal letto: “Uè muoviti. E’ arrivata a’ nav, e faticà. Mò scendono ‘e turist, va a fa’ e riloggi”.

Il Dna e la passione per il Milano. Sono questi due sentieri investigativi che hanno portato gli uomini della squadra Mobile al primo uomo della banda che poi è risultato esserne anche il capo: Francesco Leone. Inizia con un “mozzicone marca Camel” l’indagine genetica degli investigatori della Polizia scientifica. E’ stato determinato il Dna di chi era in agguato sulle scale dell’appartamento di Giuseppe Spinelli, il ragionier di Silvio Berlusconi, sequestrato insieme alla moglie per una intera notte. L’altro tassello è il Dna trovato su tappi di bottiglia all’interno della casa delle vittime. E gli “accertamenti biologici” posizionano Leone, l’uomo considerato il capo del gruppo in casa Spinelli.  ”Appare da subito quale capo” della banda e “così viene percepito – scrive il gip nella sua ordinanza – dalle stesse persone offese che lo indicano nella persona che è arrivata a casa loro a sequestro già avviato e che indossava scarpe rosse con lacci neri”. E che quella persona fosse proprio Leone lo prova “il rinvenimento nell’alloggio di Spinelli di tracce biologiche a lui riferibili con certezza assoluta”: infatti “il suo Dna è stato trovato su un tappo di bottiglia repertato nel salotto delle vittime”. Gli investigatori hanno poi raccolto, per confrontare il Dna, altre prove in un fast food e in un ristorante. 

“Fate valere le vostre legittime preoccupazioni e proteste, ma con il massimo sforzo di razionalità per portare la cultura più avanti e il Paese fuori dalla crisi”. Parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in conclusione del suo intervento alla fine degli Stati Generali della cultura, durante i quali alcuni studenti e ricercatori hanno contestato i ministri Profumo e Barca. “Capisco interruzioni e impazienze – ha detto Napolitano – nel passato ho fatto il comiziante, ma oggi faccio un altro mestiere”. 

A Napoli ci sono calciatori che stringono amicizie pericolose con elementi della tifoseria organizzata, infarcita di ultrà estremisti e personaggi contigui alla camorra, perché così “giocano con minore pressione” (parole di un vecchio verbale dell’ex difensore azzurro Fabiano Santacroce) o perché, come fece capire il procuratore aggiunto di Napoli Giovanni Melillo in una conferenza stampa, certe frequentazioni possono tornare utili quando bisogna andare a ridiscutere i contratti con la società.

Cose emerse da un’inchiesta della Procura di Napoli sulle violenze del tifo organizzato che nel febbraio scorso culminò in 11 arresti nel gruppo ‘Bronx’, il cui capo era collegato al clan Mazzarella. Riflettiamoci su, e ora andiamo al Tribunale di Napoli, dove stamane Ezequiel Lavezzi ha deposto in qualità di testimone nell’ambito del processo sul riciclaggio dei soldi del clan Lo Russo nei ristoranti del lungomare partenopeo.

Si allarga l’inchiesta che ha portato alle dimissioni del capo della Cia, David Petraeus. Il comandante delle forze Usa e Nato in Afghanistan, John Allen, è indagato nell’ambito dello scandalo esploso quando è venuta alla luce la relazione extra comiugale tra Petraeus e la sua biografa Paula Broadwell. L’inchiesta del Pentagono riguarda presunte comunicazioni “inappropriate” tra il generale Allen e Jill Kelly, la donna che ha dato il via all’indagine, denunciando le mail minatorie della Broadwell. L’Fbi ha scoperto tra le 20 e le 30mila comunicazioni, in gran parte mail inviate tra il 2010 e il 2012. 

Il generale resterà alla guida delle truppe Isaf in Afghanistan durante l’inchiesta, ha assicurato il segretario alla Difesa Usa Leon Panetta, auspicando tuttavia che il Senato ratifichi presto la nomina del successore di Allen, generale Joseph Dunford. Panetta però ha anche chiesto e ottenuto da Barack Obama il congelamento della nomina di Allen a comandante supremo della Nato in Europa, prevista per l’inizio del 2013. Il presidente “ha congelato la nomina, in considerazione dell’inchiesta”, ha annunciato un portavoce della Casa Bianca.   

Ma i nuovi sviluppi del caso corrono paralleli con l’indagine interna dell’Fbi, che ha messo sotto inchiesta (e ha rimosso dall’incarico) l’agente amico della Kelley che contribuì a fare avviare l’indagine. La decisione è stata presa a causa delle preoccupazioni dei suoi superiori sulle implicazioni “personali” nella vicenda. Stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal, l’agente era “ossessionato” dalla vicenda, e avrebbe inviato foto che lo ritraevano a torso nudo alla stessa Kelley, che si era rivolta a lui dopo aver ricevuto le mail minacciose della Broadwell. 

La stampa americana riferisce intanto che a metà della scorsa estate Petraeus intimò alla Broadwell di smettere di inviare email minatorie alla sua amica di famiglia. L’ex direttore della Cia rimase “sconvolto” nel venire a conoscenza delle minacce. Il quotidiano britannico Telegraph ha rivelato inoltre che Petraeus e la sua amante avevano un indirizzo comune di posta elettronica che permetteva loro di scambiarsi email limitando al massimo il rischio di essere intercettati. Il trucco, usato da tempo anche dai terroristi di al Qaeda e dagli adolescenti di mezzo mondo per evitare intrusioni da parte dei genitori, prevede di scrivere e-mail e di salvarle in bozza senza inviarle, lasciandole alla lettura della seconda persona con accesso all’account.

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