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Altro che vita dura: nelle moderne carceri inglesi si usa il cellulare a piacimento, si ricevono donne e, se si ha voglia, si consumano droghe. Lo ha raccontato un uomo di 34 anni, appena evaso da Hollesley Bay, carcere “leggero” situato nel Suffolk. Il detenuto, condannato all’ergasolo per rapina e incendio doloso, ha vissuto una latitanza di appena undici giorni (in cui ha fatto in tempo a svaligiare sei appartamenti) prima di essere riacciuffato mentre dormiva all’addiaccio in un piccolo comune della provincia inglese. L’uomo ha svelato i retroscena sullo stile di vita in carcere al tribunale di Ipswich nel corso del processo per evasione (dove ha maturato due anni in più di detenzione). 

Accuse e smentite – Quello che ha descritto l’ergastolano è uno scenario di assoluto relax. I detenuti ad Hollesley Bay si muovono in libertà, utilizzano i cellulari, ricevono ospiti, specie se donne con cui intrattenersi. In particolar modo, l’uomo ha confessato di non aver incontrato ostacoli nell’evasione: i livelli di sorveglianza sono bassi e gli è bastato calarsi da una condotta. Ma il portavoce del servizio di sicurezza della prgione nega tutte le circostanze: “Le dichiarazioni del detenuto – dice a Daily Mail – sono prive di fondamento. Lavoriamo sodo e prendiamo sul serio il nostro mestiere. Che venga dato credito a quell’uomo ci offende”.

 

“Domani venite a riprendervi il corpo, comprate una tomba e non rilasciate interviste”.

Queste le parole con cui i familiari di Sattar Beheshti hanno appreso, il 6 novembre, della morte in carcere del loro congiunto. Il giorno dopo, l’hanno sepolto. Chi ha potuto vedere il suo corpo in quell’occasione, ha notato tracce di sangue rappreso sui piedi e sulle ginocchia e lividi sul viso e in testa. 

Beheshti, 35 anni,  curatore del blog “La mia vita per il mio Iran”, era stato arrestato il 30 ottobre nella sua abitazione di Robat Karim, a sud ovest della capitale Teheran, da agenti della Polizia informatica (un reparto istituito nel 2011 per vigilare sulla blogosfera e punire autori e contenuti ritenuti contrari alla sicurezza e alla morale del paese), presentatisi senza mandato e puntando una pistola contro la madre che protestava.

Anders Behring Breivik, l’autore delle stragi di Oslo e Utoya in cui morirono 77 persone, ha scritto una lettera alle autorità penitenziarie del suo Paese per protestare contro il trattamento ricevuto in carcere parlando addirittura di una violazione dei suoi diritti umani.

La denuncia – Nella lettera, che risale ad alcune settimane fa, di cui ha dato notizia il giornale Vg citando il suo avvocato Tord Jordet, Breivik denuncia che l’esser stato completamente isolato stia violando la legge norvegese, la Convenzione Europea dei Diritti umani e la Convenzione contro la Tortura dell’Onu. Pur non trovandosi in regime di isolamento, il 33enne estremista norvegese è l’unico detenuto sottoposto a un regime di massima sicurezza nel carcere di Ila, a ovest di Oslo. 

La detenzione – Di fatto Breivik vive da 15 mesi completamente isolato e i suoi contatti con altre persone sono limitati a quei pochi minuti al giorno in cui vede i secondini. L’uomo rimane solo sia durante l’ora d’aria in cui può uscire in un patio, sia quando si trova nelle tre celle a sua disposizione. Breivik si è anche lamentato perché da mesi non può ricevere e spedire corrispondenza, cosa che gli impedirebbe di rivolgersi ai suoi seguaci in quella che considera “una privazione della sua libertà di espressione”.

Un boss della ‘ndrangheta, Domenico Gallico, di 54 anni, ha aggredito nel carcere di Viterbo, dove è detenuto in regime di 41 bis, il pm della Dda di Reggio Calabria Giovanni Musarò, che ha riportato la frattura del setto nasale. Gallico, condannato a sette ergastoli, aveva chiesto di essere interrogato nell’ambito di un processo in cui è imputato. Feriti anche due agenti di polizia penitenziaria intervenuti per bloccare l’aggressione.

L’aggressione è avvenuta poco dopo che Gallico ha fatto ingresso nella stanza del carcere in cui doveva svolgersi l’interrogatorio e dove ad attendere l’ergastolano c’era il pm Musarò. Uno dei due agenti di custodia feriti ha riportato la frattura di un braccio. Sia Musarò che i due agenti sono stati ricoverati in ospedale per la ferite riportate nell’aggressione.

E’ il giorno decisivo per la legge sulla diffamazione, la norma su cui parlamentari hanno messo mano più volte – a volte con esiti duramente criticati dalla Fnsi, il sindacato dei giornalisti – per evitare il carcere ad Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” condannato 14 mesi di carcere (la Cassazione ha confermato la sentenza, ndr) per aver diffamato un giudice con un editoriale basato su una notizia falsa mai rettificata. Il caso è stato seguito anche dal presidente della Repubblica e per il risultato di oggi c’è attesa. Tra le incognite il voto segreto. 

Dovrà restare in carcere  Domenico Zambetti, l’ex assessore regionale della Lombardia arrestato su richiesta della Direzione distrettuale anti mafia di Milano. La decisione è del Tribunale del Riesame di Milano che ha rigettato il ricorso della difesa che aveva chiesto la scarcerazione. Il politico Pdl si trova  in carcere dal 10 ottobre con le accuse di voto di scambio, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex assessore regionale lombardo è infatti accusato di aver comprato voti della ‘ndrangheta.

Presa di posizione del primo ministro russo Dmitry Medvedev sulla vicenda Pussy Riot. L’ex capo del Cremlino, al contrario di quanto sostiene il presidente Vladimir Putin, si è detto infatti contrario a trattenere in carcere le componenti della band punk femminista Pussy Riot, condannate a due anni di campo di lavoro per “teppismo motivato da odio religioso”. “Se fossi un giudice – ha osservato Medvedev citato da Ria Novosti – io non le metterei in prigione. Semplicemente, non ritengo giusto che debbano scontare pene detentive. Sono già rimaste in cella abbastanza a lungo”. Due delle ragazze si sono viste confermare la condanna in secondo grado, mentre la terza ha ottenuto la libertà vigilata. E sulla eventuale liberazione anticipata delle due ragazze Nadezhda Tolokonnikova e Maria Aliokhina, Medvedev si è rimesso alle decisioni di tribunali e avvocati.

Insieme a loro in carcere anche l’imprenditore De Vito Piscicelli e Riccardo Fusi. Riconosciute a tutti attenuanti generiche per gestione illecita di appalti per l’organizzazione di grandi eventi (Foto: Angelo Balducci).

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Condannata la "cricca" del G8: 3 anni e 8 mesi a Balducci e De Santis

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L’ex regina delle televendite, Vanna Marchi, condannata ad una pena definitiva di oltre sette anni di carcere per avere truffato decine di clienti e da tempo in regime di semilibertà, da oggi torna, ufficialmente, una donna libera. Il giudice di sorveglianza di Milano, Roberta, Cossia, ha concesso alla donna la sospensione dell’esecuzione della pena in attesa dell’affidamento in prova ai servizi sociali. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Vanna Marchi, la regina delle televendite è già libera

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A questo punto è diventata quasi una speranza. Che domani mattina un voto segreto sull’articolo 1 chiuda definitivamente l’iter del ddl sulla diffamazione a mezzo stampa con un nulla di fatto. Se, invece, la casta politica cercherà ancora la vendetta verso i giornali e i giornalisti, allora non resterà che sperare che il provvedimento venga affossato alla Camera. Con buona pace del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. Che forse andrà davvero in galera (per poco), così da avere un po’ di tempo in più a disposizione per scrivere i nomi da inserire nella prossima lista Berlusconi-Sallusti che verrà presentata alle politiche; insomma, dopo il processo Mediaset, si potrà parlare tranquillamente, senza tema di smentita o di querele, di “lista dei condannati”. Almeno, però, la stampa continuerà a cavarsela con una legge antica, ma non repressiva.

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