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Non si sa ancora se la decisione dei giudici verrà resa nota già domani. Quello che è certo è che quella che si svolgerà sarà un’udienza fondamentale per la risoluzione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sorto tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Dopo che il 23 novembre scorso sono stati depositati alla Corte costituzionale gli atti di una memoria illustrativa della procura, la Consulta terrà l’udienza pubblica per esaminare da una parte il ricorso promosso dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo che sono state intercettate alcune sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro Nicola Mancino, le cui utenze erano state messe sotto controllo dai pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia; e dall’altra per valutare le controdeduzioni dei magistrati palermitani.

Solo i miopi non vedono quello che è successo ieri, quello che è successo negli ultimi tre mesi.

Il perno su cui fa leva il mio ragionamento è l’atteggiamento generale della politica che è visibilmente cambiato, su tanti fronti, fino a giungere al “discorso della sconfitta” di Matteo Renzi.

Un fatto è certo. Da adesso inizia il terzo tempo. Il seme di un’Italia diversa è stato piantato. C’è stata una sfida bella, aspra, tesa in alcuni momenti, sintomo di un combattimento vero. Una sfida che nella sua conclusione riassume un atteggiamento, un modus operandi diverso, nuovo. C’è una parte del Paese che ieri sera ha scritto una pagina moderna, inusuale e innovativa nella passione civile della nazione. Ieri sera la dignità della politica si è fatta largo in un mare di poca chiarezza a cui da troppo eravamo abituati.

 

Pensare che oggi è il volto rassicuarante della sinistra progressista: ieri era un filoterrorista marxista senza pietà che declamava: “La rivoluzione si fa con il fucile”. Parliamo di Roberto Saviano, l’autore di Gomorra e coprotagnista con Fabio Fazio di Che tempo che fa. Ora siamo abituati a vederlo denunciare le ingiustizie nel mondo con prediche grondanti moralità, ma i suoi giovanili interventi in pubblico grondavano altro. Nel 2000, quando era uno studente universitario di 21 anni, Saviano prese la parola in un convegno dal titolo “Terrorismo ieri, oggi, domani?” presso la Federico II di Napoli. A un anno dall’omicidio (firmato Brigate Rosse) del giuslavorista Massimo D’Antona, il virgulto Saviano si lancia in una disanima degli anni di piombo il cui leit motiv è “la rivoluzione comunista in Italia è mancata per una questione di metodo”. “I terroristi – diceva – hanno sbagliato semplicemente forma: la rivoluzione non si fa, si dirige. Loro hanno cercato come piccola cellula di individui isolati di generare un processo rivoluzionario non ancora maturo e quindi anche castrandolo”. Dal momento che il convegno, cui partecipavano magistrati e cattedratici, poneva anche interrogativi sul futuro, Saviano concludeva il suo intervento con un auspicio: “Vorrei soltanto fosse focalizzato il problema sul capitalismo e sulle sue crisi che generano e generaranno rivoluzioni e di nuovo colpi di fucile nel futuro immediato”.

Giovane rivoluzionario – Possiamo riascoltare il Saviano-pensiero grazie a Radio Radicale. Secondo il giovane Roberto, i terroristi “Erano parte sensibile di un grande movimento operaio che si sentiva tradito dal Pci, che aveva tradito con la sua scelta socialdemocratica le aspettative rivoluzionarie“. Gli anni di piombo sono dovuti qundi, stando al piccolo Saviano, a un naturale riequilibrarsi della lotta proletaria: “E così – prosegue – i terroristi prendono le armi per cercare in qualche modo portare avanti questo progetto che era stato tradito dal Pci”. Non era spaventato dalla scia di sangue e morte rimasta sull’asfalto: quella dei terroristi era autodifesa di classe. “Un magistrato, un poliziotto, un politico – argomentava – non fanno qualcosa di più lecito se parliamo di etica di quello che fa un rivoluzionario sparando. Certo non ho vissuto quegli anni ma non sto certo dalla parte della magistratura – incredibile a sentirsi oggi – non sto certo dalla parte di chi in qualche modo rivendica le radici democratiche di chi ha sconfitto il terrorismo”.

Il pranzo di gala – E’ un combattente vero l’autore di Gomorra negli anni pre-Gomorra. “La rivoluzione – arringava la platea di studenti della sua età – è la modificazione dell’attuale stato di cose presenti diceva Marx, quindi si fa col fucile. La polizia era armata, chi faceva resistenza doveva armarsi”. L’origine dei problemi, in ogni caso, non era la repressione degli organi dello Stato: “Il problema – tagliava corto Saviano – rimane il capitalismo”.

 

La Biancofiore non è certo una che le manda a dire. E con i colonnelli l’amazzone del Pdl non si trattiene: “Di guai ne hanno già fatti molti, distruggendo il consenso di un partito che Berlusconi ha portato e lasciato al 40 per cento. Ora i colonnelli, il cui operato nelle loro azioni di governo parla da solo, si consegnino al pudore del silenzio”.

Michaela Biancofiore, coordinatrice del Pdl in Trentino, rincara la dose: “Dire che Berlusconi sbaglierebbe, che è passata un’epoca, conferma che si sono oramai imborghesiti e sono pertanto troppo distanti dalla pancia e dal cuore dei nostri elettori. A Berlusconi devono tutto, dalla visibilità alla singole vittorie personali. Ora basta. Se non lo condividono ne prendano le distanze, non utilizzino i suoi mezzi e il suo contenitore, si contino e vedremo chi ha il consenso degli elettori senza bisogno di scimmiottare le primarie partitiche della sinistra, cioè ha ragione Grillo, l’illusione data al popolo di decidere”. 

Ho figli e studenti di vent’anni, e non ne posso più di sentire scempiaggini sul loro conto: e attenzione, bamboccioni e generazione perduta sono ancora il meno, almeno non sono etichette ipocrite. Quel che proprio non reggo, invece, sono le lamentele di tanti miei colleghi, capaci solo di dipingerli come un gregge di dementi analfabeti solo perché comunicano in modo diverso dal loro:  senza neppure riflettere, oltretutto, che se davvero fossero dei pecoroni la colpa sarebbe solo nostra, voglio dire di noi padri-madri e professori-professoresse, e non loro.

Si infiamma il dibattito sulla liberalizzazione del mercato dei diritti connessi al quale il Governo sta procedendo a rilento ed in maniera poco trasparente.

Dopo la pubblicazione del mio post di questa mattina il Presidente del Nuovo Imaie, Andrea Micciché, mi ha appena indirizzato la lettera che pubblico, in versione integrale, qui di seguito per rappresentare la propria posizione sulla situazione venutasi a creare ed invitarmi a cercare, in altre direzioni, le cause del ritardo e gli interessi occulti che potrebbero aver influenzato o rallentato l’azione di Governo.

L’obiettivo di questo blog è, sin dall’inizio, raccontare, cercare di capire e stimolare dibattiti, prendendo posizione ma distinguendo le mie opinioni dai fatti.

Sono il tedesco Vettel e lo spagnolo Alonso i protagonisti del Mondiale di Formula 1. I due (staccati di 10 punti in classifica) si contenderanno il titolo di campione nelle ultime due gare negli Usa e in Brasile. Ma il personaggio della stagione 2012 è indiscutibilmente il finlandese Kimi Raikkone, capace di issarsi al terzo posto nel mondiale (grazie anche al successo nel gp di Abu Dhabi di domenica scorsa) dopo due anni di assenza dal “circus” e al volante di un’auto, la Lotus-Renault, che a inizio stagione non era certo data tra le favorite. Il quotidiano sportivo spagnolo “Marca” lo ha intervistato in vista della pirotecnica chiusura della stagione e Raikkonen non ha certo avuto parole al miele per la Ferrari, la scuderia con cui corse tre stagioni dal vincendo il titolo nel 2007. “Ho vinto un titolo con loro, ho avuto bei momenti. Sono soddisfatto dei tre anni che ho trascorso lì anche se forse si poteva fare di più. Forse si sarebbe potuto fare di più, ma io so perchè non è stato fatto e non voglio parlare dei motivi per cui non ho   continuato con loro”. Poi: “Non mi manca nessuno. Per me, il congedo è stata una liberazione. Quel che è fatto non può essere cambiato. Le cose non durano a lungo dove si lavora e le relazioni non sono buone”. Poi, dovendo giudicare l’operato del team del Cavallino in questa stagione, afferma: “Sono stati lenti a reagire, ma recentemente sono stati più veloci di altri, o gli altri hanno fatto più errori del solito”.

Dopo la Sicilia, il banco di prova definitivo delle politiche sarà la Lombardia. Qui, infatti, il vecchio sistema partitico non è affatto saltato ma anzi si sta confermando con l’alleanza Pdl-Lega contrapposta al fronte del centrosinistra sperimentato alle amministrative del 2011 in sostegno di Giuliano Pisapia. Pd, Sel, Idv tenteranno di ripetere l’esperimento sostenendo un candidato della cosiddetta società civile privo di un riferimento partitico diretto. La personalità ideale rimane Umberto Ambrosoli, ma l’avvocato ha ringraziato e rifiutato la candidatura.

“Certo, se fossimo in grado di guardare dentro l’animo umano non esisterebbe l’istituto del divorzio…”. Antonio Di Pietro, presidente dell’Idv, usa il diritto civile per respingere al mittente i dubbi sulle scelte sbagliate di uomini e donne del suo partito “finiti” in procedimenti penali. Gli ultimi casi sono quelli di Marylin Fusco, vice presidente della Liguria indagata per abuso d’ufficio e già dimessa e di Vincenzo Maruccio capogruppo alla regione Lazio indagato per peculato – la Procura di Roma gli contesta l’appropriazione di 700 mila euro – nello scandalo che ha travolto (soprattutto) i consiglieri del Pdl della Pisana e costretto alle dimissioni la presidente Renata Polverini. “Una pecora nera – dice in una intervista al Corriere della Sera a proposito dell’ex capogruppo – può capitare in tutte le famiglie” ma “gli ho dato 3 ore per dimettersi e lo ha fatto in 20 minuti. Ora senza scudo sta collaborando con il suo giudice”. Ma, aggiunge, “più che chiedere certificato penale, carichi pendenti e passato immacolato non si può. Certo, si potrebbe sempre usare il Pentothal”.

Finita l’estate, Quattrogatti ricomincia con i suoi approfondimenti sull’evasione fiscale.

C’è sempre tantissimo da dire sull’argomento e le novità non mancano di certo. Alcuni giorni fa, ad esempio, è stato pubblicato il Rapporto Eures 2012 sull’evasione fiscale. Oltre le solite stime su quale categoria evada maggiormente, ciò che emerge chiaramente è l’enorme sfiducia generalizzata dei cittadini italiani. Risulta infatti che più del 50% dei cittadini ritengono inefficaci le misure del governo e sono insoddisfatti degli enti di riscossione (come Equitalia).

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