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condannati

 

Ha aspettato 48 ore, Beppe Grillo. Poi, incassato l’esito (scontato) delle primarie, ha lanciato sul suo blog l’ultima provocazione, sotto forma della formazione dello “squadrone” (termine evocato dallo stesso segretario Bersani) del Pd. “Bersani – scrive il leader del Movimento 5 stelle sul suo blog – non ha più bisogno del Pdl, può vincere da solo e far   fallire definitivamente il Paese con il suo squadrone.Schema aggressivo: 3-4-3. Formazione in campo. Penati in porta, come para lui le accuse di corruzione, concussione e finanziamento illecito neppure il leggendario Yascin. Lusi terzino di fascia destra che distribuisce i contributi pubblici a tutta la squadra nell’ora d’aria. Del Turco stopper d’altri   tempi, di quelli che tranciavano le gambe, forte di un’accusa per associazione a delinquere. Crisafulli terzino statico e rinviato in giudizio per concorso in abuso d’ufficio”.

“Con questa difesa – attacca Grillo – ci si può permettere un centrocampo offensivo a rombo con il quartetto formato da La Ganga forgiato da 20 mesi di reclusione, patteggiati, per   finanziamento illecito ai partiti; Delbono con il gioco di gambe affinato dal patteggiamento per truffa aggravata e peculato; Tedesco regista di grande esperienza indagato per associazione a delinquere corruzione, concussione, turbativa d’asta e falso; e Bassolino “meglio e pelè”, sotto processo per truffa aggravata, dal lancio lungo, che smista palloni su palloni in avanti”.

“Il trio d’attacco – va avanti l’ex comico – è da sogno. Zoia Veronesi, quota rosa, segretaria di Bersani e allenatrice in campo, centravanti di sfondamento, indagata per truffa. Nasconde il pallone   ai difensori. Alle ali, con libertà di convergere al centro verso l’Udc, Pronzato ex consigliere di Bersani, arrestato per corruzione e Cimitile arrestato per falso”.

“In panchina Renzi come allenatore in seconda, una risorsa per il Paese. In tribuna il patron Rigor Montis, insieme al finanziatore Riva e ai rappresentanti delle agenzie di rating internazionali, ad ammirare la formazione politica che lo confermerà presidente del Consiglio.

 

Era necessario un Consiglio dei Ministri ad hoc per affrontare la questione delle “liste pulite”. E così domani sul tavolo delle riunioni di Palazzo Chigi si discuterà esclusivamente del decreto legilastivo sulla incandidabilità dei condannati. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri spiegando come sia indispensabile discutere di “questo tema significativo e urgente per poter affrontare le elezioni con le nuove norme”. Rendere il provvedimento effettivo per le prossime elezioni amministrative e politiche, ha detto il ministro a “Prima di Tutto” su Rai Radio 1, “è un impregno che ci siamo presi, una sfida che vogliamo vincere naturalmente però poi la palla passa al Parlamento: noi facciamo la nostra parte ma il Parlamento deve fare la sua”. Il decreto, secondo le prime anticipazioni, metterebbe fuori gioco i condannati definitivi per reati gravissimi (mafia e terrorismo), per corruzione e concussione, e per tutti i delitti con una pena da quattro anni in su che già comportano la custodia cautelare. Paletti anche per limitare l’accesso alla candidature. 

“Per la delicatezza della materia abbiamo rinviato il decreto sulla incandidabilità dei condannati riservandogli un Consiglio dei ministri ad hoc: era necessario per affrontare questo tema significativo e urgente per poter affrontare le elezioni con le nuove norme”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ai microfoni di Rai radio 1 a proposito del decreto legislativo sull’incandidabilità dei condannati che sarà domani all’esame del cdm.

Slitta alla prossima riunione del Consiglio dei ministri il provvedimento sull’incandidabilità dei condannati. Lo riferiscono fonti governative. La discussione in aula del decreto era prevista per oggi, ma il Cdm ha preferito rimandarla a mercoledì prossimo per valutare al meglio il dossier sull’Ilva di Taranto.

Già tre settimane fa il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri aveva anticipato che il provvedimento sarebbe stato oggetto di discussione da parte del Consiglio dei ministri. Il decreto dovrebbe impedire la candidatura dei condannati definitivi per reati di mafia, terrorismo, corruzione e concussione, e per tutti i reati con una pena da quattro anni in su e che quindi prevedono la custodia cautelare. Resterebbero candidabili i condannati in primo e secondo grado , ma con il terzo grado di giudizio chi sarà giudicato colpevole dovrà lasciare la poltrona. Il decreto dovrebbe comprendere tutti gli incarichi elettivi, non solo Parlamento e Regioni, ma anche Parlamento europeo, consigli comunali, comunità montane, consorzi locali e Asl. 

Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ne avevano parlato poco più di tre settimane fa. E ora, secondo quanto riporta la Repubblica, il decreto sull’incandidabilità dei condannati è pronto e domani dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri per l’approvazione. Dovrebbero non potere mettere piede in Parlamento definitivamente i condannati definitivi per reati di mafia, terrorismo, corruzione e concussione, e per tutti i reati con una pena da quattro anni in su e che quindi prevedono la custodia cautelare. A lavorare sul testo oltre la responsabile del Viminale, il ministro della Giustizia, Paola Severino, e quello della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi. Il Guardasigilli parla di un testo in via di perfezionamento che però dovrebbe essere valutato domani: “Criteri, parametri oggettivi paletti precisi”, ma si è evitato l’elenco, la selezione dei singoli reati.  Restano candidabili i condannati in primo e secondo grado quindi, ma con il terzo grado di giudizio chi sarà giudicato colpevole dovrà lasciare la poltrona. 

Gli arresti domiciliari disposti per Alessandro Sallusti continuano ad alimentare polemiche: ora a lamentarsene publicamente c’è anche l’intero Foro milanese, sia dalla parte della Procura che della Camera Penale, che vedono nel provvedimento con il quale al direttore del Giornale è risparmiato il carcere un “trattamento speciale”. I pm della Palazzo di Giustizia, che si sono visti imporre una scelta straordinaria del Procuratore Capo Edmondo Bruti Liberati, sono pronti a inviare ai giudici della sorveglianza centinaia di fascicoli relativi a condannati che avrebbero diritto ai domiciliari come Sallusti, ma per i quali non è stata fatto valere dal Procuratore Capo lo stesso metro di giudizio. Insoddisfatti per la stessa ragione sono anche gli avvocati, che vorrebbero che con altrettanta semplicità pene alternative alla detenzione in progione vengano concesse a imputati o condannati meno rinomati di Sallusti.

Malumori in Procura – Tra gli scontenti ci sono Chiara De Iorio, pm titolare del fascicolo Sallusti, e i suoi colleghi dell’ufficio esecuzione. Il malumore viene dalla decisione di Bruti Liberati, dopo che erano scaduti i termini di sospensione della carcerazione senza che i legali del direttore del Giornale presentassero domanda per scontare la pena di anno e 2 mesi con misure alternative al carcere, di far valere la cosiddetta legge “svuota-carceri”. Norma che consente di concedere i domiciliari al condannato senza che lo stesso ne faccia richiesta. Per il Procuratore Capo il caso presenta i presupposti perché Sallusti ne benefici, ma la decisione è venuta senza che l’accordo della pm titolare dell’inchiesta nè dei suoi colleghi. L’intervento di Bruti Liberati, fanno sapere dagli ambienti vicini alla Procura, è il primo del suo genere, mentre decisioni dello stesso calibro non sono mai state prese per condanati con situazioni processuali simili. Per questo i pm stanno pensando di chiedere per altre centinaia di condannati i domiciliari, così da far valere la decisione del Procuratore Generale in maniera unanime per tutti.

Avvocati indispettiti – Proprio su quest’ultimo passaggio si innesta lo scontento della Camera Penale di Milano, che in una nota ufficiale sostiene che gli arresti domiciliari a Sallusti dimostrano “il binario differenziato adottato talvolta, e sempre in favore di chi ha una posizione privilegiata, in evidente contrasto con la scritta la legge è uguale per tutti”. Gli avvocati milanesi non desiderano vedere il direttore in prigione, chiariscono, ma si augurano che lo stesso metro di giudizio venga utilizzato anche per gli altri casi all’attenzione della Procura milanese. “L’unico modo per togliere il sospetto di una decisione presa solo in considerazione del clamore della vicenda processuale – si legge ancora nella nota -, non può che individuarsi in una generalizzata applicazione di questa linea interpretativa”. 

C’è chi, come il Partito democratico, ha uno statuto che prevede l’incandidabilità per rinviati a giudizio e beneficiari di patteggiamento. Poi c’è chi, come Sel, si rifà al “codice Vendola”: qualsiasi condannato, anche in primo grado, anche a un solo giorno, non può diventare parlamentare. Infine c’è il governo, che cerca di scrivere un decreto delegato per prevedere l’ineleggibilità dei condannati ma non riesce ad andare oltre l’esclusione di quelli giudicati in via definitiva. E nemmeno di tutti: fuori dalle liste solo chi deve scontare pene superiori a due anni per reati contro la Pubblica amministrazione, tre per gli altri.

Proposta del ministro della Giustizia Cancellieri: il testo dovrebbe essere approvato prima delle elezioni. E’ corsa contro il tempo per rendere bozza attiva prima delle presentazioni delle liste dei partiti. Potrebbero essere inseriti anche reati fiscali.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Dal prossimo anno via al decreto sull'incandidabilità dei condannati

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In attesa dei partiti, a fare pulizia in Parlamento ci prova il governo. Il ministro degli Interni Annamaria Cancellieri ha annunciato il via all’operazione “liste pulite”. Al prossimo consiglio dei ministri verrà presentanta la legge sull’incandidabilità: non potranno essere inseriti nelle liste elettorali quei politici condannati a 2 anni o più con sentenza passata in giudicato per reati gravi o contro la pubblica amministrazione. ”Ci stiamo lavorando. Ci sarà un incontro probabilmente la prossima settimana, per chiudere le ultime maglie del documento, che in gran parte è pronto”. I termini comunque sono stretti: il testo sarà varato “sicuramente” entro le prossime elezioni, parola di ministro. Non c’è solo l’incandidabilità per motivi giudiziari. La Cancellieri, che martedì dovrebbe incontrare al Viminale i colleghi Paola Severino (Giustizia) e Filippo Patroni Griffi (Pubblica amministrazione), pensa anche a trasparenza e incompatibilità: chi ha avuto incarici nelle amministrazioni locali (per esempio assessore) per un anno non potrebbe assumerne altri nello stesso ente.

Gli onorevoli a rischio – Il nodo, in ogni caso, resta quello dei condannati nelle liste elettorali. Nonostante i moniti di Napolitano, i partiti fanno ancora una gran fatica a far partire una self cleaning, cioè l’auto-pulizia delle proprie liste. Non a caso in Parlamento siedono 21 indagati in via definitiva e 125 condannati tra primo e secondo grado. Qualche nome? Nel Pdl Massimo Maria Berruti (8 mesi per favoreggiamento nel processo tangenti Guardia di Finanza), Giuseppe Ciarrapico (reati che vanno da ripetuto sfruttamento di lavoro minorile a ricettazione fallimentare e falso in bilancio), Marcello Dell’Utri (false fatture, falso in bilancio, frode fiscale, concorso esterno in associazione mafiosa), Renato Farina (6 mesi patteggiati per favoreggiamento nel rapimento dell’ex-imam di Milano Abu Omar). E ancora Giorgio La Malfa (6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito Enimont), Umberto Bossi (finanziamento illecito, istigazione a delinquere e vilipendio alla bandiera italiana), Roberto Maroni (resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale), il democratico Enzo Carra (falsa testimonianza). Non tutti raggiungono i 2 anni di condanna, dunque il decreto su alcuni di loro non avrà effetti. Secondo problema: la durata dell’incandidabilità. Senza interdizione dai pubblici uffici, potranno “stare fermi un giro” e risalire sulla giostra del Palazzo. Ecco perché, governo o non governo, servirebbe la mano, anzi la mannaia dei singoli partiti.

Condannati i sei medici del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania (Salerno) coinvolti nella morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro elementare deceduto nell’agosto 2009 nel nosocomio. Secondo il tribunale di Vallo i medici sarebbero a vario titolo responsabili di omicidio colposo, sequestro di persona e falso ideologico: da qui le condanne a pene variabili tra i 2 e i 4 anni, con l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Assolti invece i 12 infermieri del reparto.

Francesco Mastrogiovanni morì il 4 agosto del 2009 dopo quattro giorni di ricovero in seguito a un trattamento sanitario obbligatorio. Dalle indagini emerse che l’uomo era stato legato mani e piedi a un lettino d’ospedale ed era rimasto in stato di contenzione per giorni. Il pm aveva chiesto pene per 6 medici e 6 infermieri da 2 anni e 4 anni e 4 mesi. 

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