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Convenzione

Cara Onu, mi permetto di segnalarti che 23 anni fa esatti hai firmato una cosetta che oggi dovresti ricordare. Era il 20 novembre (ma del 1989). L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò una carta in 54 punti ribattezzata Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Non la farò lunga, cito solo due punti della sua descrizione in sintesi che si può trovare  sullo stesso sito dell’Unicef :

1)      “Essa (la Convenzione, ndr) prevede anche un meccanismo di controllo sull’operato degli Stati“;

Anders Behring Breivik, l’autore delle stragi di Oslo e Utoya in cui morirono 77 persone, ha scritto una lettera alle autorità penitenziarie del suo Paese per protestare contro il trattamento ricevuto in carcere parlando addirittura di una violazione dei suoi diritti umani.

La denuncia – Nella lettera, che risale ad alcune settimane fa, di cui ha dato notizia il giornale Vg citando il suo avvocato Tord Jordet, Breivik denuncia che l’esser stato completamente isolato stia violando la legge norvegese, la Convenzione Europea dei Diritti umani e la Convenzione contro la Tortura dell’Onu. Pur non trovandosi in regime di isolamento, il 33enne estremista norvegese è l’unico detenuto sottoposto a un regime di massima sicurezza nel carcere di Ila, a ovest di Oslo. 

La detenzione – Di fatto Breivik vive da 15 mesi completamente isolato e i suoi contatti con altre persone sono limitati a quei pochi minuti al giorno in cui vede i secondini. L’uomo rimane solo sia durante l’ora d’aria in cui può uscire in un patio, sia quando si trova nelle tre celle a sua disposizione. Breivik si è anche lamentato perché da mesi non può ricevere e spedire corrispondenza, cosa che gli impedirebbe di rivolgersi ai suoi seguaci in quella che considera “una privazione della sua libertà di espressione”.

Convenzione non è una parola molto usata nella politica italiana, nemmeno nei movimenti delle donne. La rimise al centro dell’attenzione, negli anni ’90, Lidia Menapace, una delle più autorevoli esponenti del femminismo italiano, non solo per lanciare una convenzione di donne contro le guerre, con la quale dire che la dimensione bellica doveva essere messa al bando dalla storia umana, ma anche per indicare una strada politicamente interessante: dal momento che non è semplice lavorare insieme, quando i soggetti collettivi che si incontrano hanno storie e identità strutturate, la convenzione può essere uno strumento leggero che rende possibile, su obiettivi comuni, fare percorsi a tema. Unire le forze di fronte alla necessità di non disperdersi, mantenendo la propria specificità, e affermare che su un argomento, un progetto, una emergenza si deve stare insieme, tante e diverse ma con una voce sola.

Venerdì sera la luna era una riga curva e pallida e la vedevo a malapena attraverso il parabrezza mentre ascoltavo alla radio della centocinquesima vittima di femicidio, assassinata nell’androne del palazzo dove abitava. Il cielo mi era sembrato ancora più nero quando ho sentito che Carmela era morta a diciassette anni per fare da scudo, col suo corpo, alla sorella Lucia, aggredita dall’impotenza di vivere del ragazzo che aveva lasciato. Lucia con venti coltellate è stata ricoverata in ospedale, Carmela è rimasta a terra, sulle scale di casa. Frequentava il liceo ed  era appena rientrata da un viaggio all’estero per fare esperienze, costruirsi un futuro. Vivere la sua vita.

Quattordici bracciali al modico prezzo di 81 milioni di euro. Un regalo da sceicco? Oppure è Silvio Berlusconi che torna alla carica con le Olgettine? No, nessuna serata elegante in vista. Il conto l’ha saldato il Ministero degli Interni. Denaro pubblico, una montagna di soldi sprecati per finanziare un progetto fallimentare.

Un’ideona, almeno in teoria. Che c’è di meglio dei braccialetti elettronici per sorvegliare i detenuti ai domiciliari? Lo fanno anche in America. Già, solo che da noi, in Italia, si sono persi per strada più di 80 milioni di euro. Risultato: il nulla, o quasi. Perché l’ideona del governo è rimasta sulla carta. I bracciali entrati davvero in funzione sono solo 14 nell’arco di 10 anni, dal 2001 al 2011. In media fanno 5,7 milioni a pezzo, una spesa da gioielleria di gran lusso.

Quegli appartamenti del Comune nel bel complesso “Sacra Famiglia”, a dieci minuti dal centro di Verona, dovevano essere la realizzazione del sogno di molte famiglie a basso reddito. Ma a distanza di cinque anni il sogno è diventato un incubo: 18 inquilini sono ora alle prese con carte bollate, avvocati e tribunale. I condòmini hanno fatto causa al Comune guidato dal leghista Flavio Tosi e ora si attende la risposta del giudice: stando ai calcoli fatti dal loro avvocato, l’amministrazione comunale avrebbe sbagliato i conti, disponendo la vendita di quegli appartamenti a 1460 euro al metro quadro anziché a 1178, ovvero 282 euro in più. Se le famiglie ottenessero ragione, il Comune dovrebbe restituire circa 500mila euro. La vicenda, del tutto inedita (nemmeno l’opposizione ne sa niente) ha tre attori principali. Il Comune, che dieci anni fa ha programmato la realizzazione del complesso concedendo la costruzione alla ditta veronese Cta srl, e l’Agec, ente comunale che si occupa di edilizia pubblica, che entra in convenzione come “controllore” assieme a Cta e Comune. Il documento, stipulato nel 2007, stabilisce dettagli tecnici, la base di prezzo e relativi coefficienti di vendita. A riscuotere e a fare i contratti è la ditta costruttrice, ovvero la Cta. Tradotto: il Comune dà la concessione ed è proprietario delle case, l’Agec vigila sui lavori e sulle graduatorie, e la Cta srl, di proprietà privata, incassa.

Dall’Europa arriva il no! a quella guerra a bassa intensità nei confronti delle donne (così la definì Sandro Bellassai dell’associazione Maschile Plurale) che conosciamo come femminicidio. Una guerra che non si esprime solo con la violenza sessuale e l’uccisione della vittima ma anche con la violenza psicologica e tutte quelle forme di discriminazione che limitano la libertà delle donne.

Ieri a Strasburgo, finalmente, la ministra Elsa Fornero ha firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, e si è impegnata a farla  ratificare, nel nostro ordinamento, entro la fine della legislatura.

Spettatori in forte calo rispetto alle 37 milioni di persone della seconda notte nel 2008. Per rivitalizzare uno spettaccolo noioso e scontato ieri sera è stato chiamato a parlare anche Clint Eastwood.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Convenzione Repubblicana: non la guarda nessuno, rating TV a picco

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“Ne prendi uno, gli punti la pistola addosso. ‘Non sparare’, biascica quello pietrificato. Lui lo vede nei tuoi occhi che sei pazzo, che di lui non può fregartene di meno”. Hebron, 2006-2007. Intorno volano le pietre. Il sergente maggiore della brigata Kfir ha appena fermato un ragazzino che ne aveva lanciata una. A sei anni di distanza ha deciso di parlare. La sua è la diciassettesima delle 47 testimonianze raccolte nell’ultimo dossier di Breaking the silence, associazione di ex soldati delle Israel Defense Forces che dal 2004 racconta l’occupazione dei territori palestinesi. Ora il faro è puntato sui bambini e sulle loro vite sotto assedio. Tra pestaggi, intimidazioni e umiliazioni: “Eravamo cattivi, davvero. Solo più tardi ho capito che avevamo perso il senso della pietà”.

Le recenti questioni relative alle affermazioni dei colleghi Ingroia e Scarpinato, che personalmente condivido, dalle quali sono derivate “attenzioni” da parte del Csm meritano qualche riflessione in  merito al rapporto tra libertà di espressione e status di “magistrato”.

Se da un lato è comprensibile che i magistrati debbano tenere un riserbo consono alla propria attività, è però altrettanto vero che vi è un indiscutibile diritto alla esternazione del proprio pensiero, tutelato dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dell’Uomo, che non può essere compresso con normative interne o, addirittura, di rango secondario.

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