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Si è aperta in Corte Costituzionale l’udienza sul conflitto d’attribuzione sollevato dal Capo dello Stato nei confronti della Procura di Palermo. La Consulta è chiamata a decidere sul nodo delle intercettazioni indirette di alcune conversazioni telefoniche di Giorgio Napolitano con l’ex ministro Nicola Mancino, le sui utenze erano state messe sotto controllo su mandato dei pm palermitani che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

In udienza è presente anche il procuratore capo di Palermo Messineo. ”Sono qui perché credo sia un momento interessante: ma non faccio nessuna previsione né parlo di stati d’animo” ha detto il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo, presente all’udienza. ”Non ho mai visto un’udienza di fronte alla Consulta – ha aggiunto – e mi interessava assistervi”.

Otto e undici anni per omicidio preterintenzionale. La Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne per i due ultras accusati della morte dell’ispettore capo di polizia Filippo Raciti avvenuta il 2 febbraio 2007 per i postumi delle ferite nel corso degli scontri durante la partita di calcio Catania-Palermo allo stadio Massimino. Otto anni dunque per Antonino Speziale e undici per Daniele Micale, che in appello aveva ricevuto una condanna a dieci anni per omicidio preterintenzionale più un anno per resistenza a pubblico ufficiale.

Dopo cinque ore di camera di consiglio, oltre a respingere i ricorsi delle difese, la Quinta sezione penale, presieduta da Gaetanino Zecca, ha disposto anche una refusione delle spese per la parte civile di circa 4.200 euro per la Presidenza del consiglio dei ministri e per il ministero dell’Interno e quasi 9.000 euro per la famiglia Raciti.

I giudici della quinta corte d’appello di Milano hanno dichiarato inammissibile l’istanza di ricusazione presentata da Silvio Berlusconi nei confronti di uno dei tre giudici del collegio che sta processando l’ex premier per la vicenda con al centro l’intercettazione Fassino-Consorte all’epoca della tentata scalata di Unipol a Bnl. La quinta corte d’appello ha accolto la richiesta del procuratore generale Laura Bertolè Viale di dichiarare inammissibile la ricusazione del giudice Guadagnino.

Secondo gli avvocati dell’ex presidente del Consiglio Ghedini e Longo il magistrato nelle motivazioni della sentenza sul caso Mediaset aveva espresso un “giudizio sulla personalità dell’ imputato”. In particolare i passaggi sulla “particolare capacità a delinquere” e della sua “immensa disponibilità economica all’estero”. Il pg Bertolè Viale aveva dato parere negativo.

Il parere è negativo. L’avvocato generale di Milano Laura Bertolè Viale ha chiesto ai giudici della quinta corte d’appello di Milano di dichiarare inammissibile l’istanza di ricusazione del giudice Maria Teresa Guadagnino avanzata ieri, tramite i suoi legali, da Silvio Berlusconi, nell’ambito del processo con al centro l’intercettazione Fassino-Consorte in cui l’ex premier è imputato assieme al fratello Paolo.

In un anno buttate 89 miliardi di sterline. Per il 18esimo anno consecutivo corte dei conti europea non certifica il bilancio. Da Gran Bretagna ondata di scetticismo sulla bontà di rimanere ancorati al progetto euro.

pubblicato da Wallstreet Italia
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La finanza è allegra nei palazzi dell'Ue. Nel 2011 sprechi a non finire

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Leoluca Bagarella. Cognato di Riina, prende le redini dell’ala stragista di Cosa Nostra dopo l’arresto del capo dei capi. In un primo momento tenta la strada della politica autonomista con Sicilia Libera. Poi sarebbe uno dei boss che spedisce Vittorio Mangano da Silvio Berlusconi, per prospettargli le richieste di Cosa Nostra. Lo accusano diversi pentiti tra cui il suo ex sodale Giovanni Brusca.

Il 2 luglio del 2002, interviene durante un processo a Trapani in video conferenza dal carcere di L’Aquila. Le sue parole lasciano increduli i membri della corte. “A nome di tutti i detenuti ristretti all’Aquila – dice – sottoposti all’articolo 41 bis, stanchi di essere strumentalizzati, umiliati, vessati e usati come merce di scambio dalle varie forze politiche, informiamo la Corte che dal 1 luglio abbiamo iniziato una protesta civile e pacifica con la riduzione dell’ora d’aria. Aspettiamo precisi segnali”.

E’ legittimo il carcere nei confronti del direttore del Giornale Alessandro Sallusti: la quinta sezione penale della Cassazione ha emesso le motivazioni della condanna a 14 mesi per diffamazione a mezzo stampa del giudice Giuseppe Cocilovo. La corte ha rilevato come “la storia e la razionale valutazione di questa vicenda hanno configurato i fatti e la personalità del loro autore, in maniera incontrovertibile, come un’ipotesi eccezionale, legittimante l’inflizione della pena detentiva”. Pena eccezionale,  ma legittima, dunque. Ma c’è di più: secondo la Cassazione la responsabilità è soprattutto politica, perché sul nodo della diffamazione manca una riforma coerente e razionale. ”Il legislatore, la dottrina e la giurisprudenza si confrontano da tempo sul tema della concezione pluridimensionale della finalità della pena”, spiegano i giudici della Cassazione, “senza raggiungere una condivisa scelta e una razionale e coerente riforma”. 

“Spiccata capacità a delinquere” – Leggendo le motivazioni della Cassazione, non può però sfuggire un passaggio pesantissimo: gli ermellini, citando la Corte europea, ricordano che il carcere per la diffamazione rientra tra le “ipotesi eccezionali” tuttavia legittime nei casi di “condotte lesive di diritti fondamentali”. Nel caso specifico, la suprema Corte mette in evidenza “la spiccata capacità a delinquere, dimostrata dai precedenti penali dell’imputato” e “la gravità del fatto delineata dalle modalità di commissione di fatti caratterizzati da particolare   negatività”. “Spiccata capacità a delinquere” perché Sallusti è “recidivo”. Insomma, il direttore del Giornale ed ex vicedirettore di Libero viene descritto come un delinquente patentato. E tutto perché a suo carico ha “sette pregresse condanne per diffamazione di cui sei in relazione all’ipotesi prevista  dall’art. 57 c.p.”. Nel caso dell’articolo in questione (un commento firmato da Renato Farina, con lo pseudonimo di Dreyfus, su Libero del febbraio 2007) ”nell’ambito di un lecito quadro di dissenso per la disciplina legislativa dell’aborto” si è attuata, secondo la Cassazione, una “illecita strategia di intimidatrice intolleranza, di discredito sociale, di sanzione morale, diretta contro il magistrato”. 

 

 

CORTE DEI CONTI: “La Corte dei Conti chiede un risarcimento agli arbitri? Ho letto che chi sta nella sezione giurisdizionale che ha emesso la sentenza è anche membro della sezione giudicante della Figc. Vorrà pur dire qualcosa. Si stanno suonando la gran cassa da soli”.

CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: “Andrò alla Corte di Giustizia Europea. L’avrei fatto anche subito, ma non è possibile: bisogna fare prima tutti i passaggi anche se nei vari tribunali, come al Tar e al Consiglio di Stato, ti ritrovi giudici che hanno incarichi nella Figc. Con i ricorsi si perde tempo, però non si può fare diversamente”.

SENTENZE: “Fin qui le sentenze hanno detto che non ci sono stati campionati irregolari o truccati. E allora di che parliamo? Che danni si devono chiedere? Io combatto per me e per altri poveri diavoli, come gli arbitri, che sono stati tirati dentro”.

JUVE E CALCIOPOLI: “La Juve ha letto le sentenze e adesso rivendica legittimamente ciò che è stato tolto ingiustamente”.

INTERCETTAZIONI: “Tutto è stato costruito sulle intercettazioni taglia e cuci, oltretutto senza risvolti penali. Ho portato in tribunale le intercettazioni complete e certe teorie si smontano facilmente da sole ascoltando le conversazioni per intero e non parzialmente”.

SCOMMESSE: “Stento a crederci ma se ci sono dei giocatori che hanno ammesso il discorso cambia. La verità è che il sistema calcio ha problemi perchè manca il conduttore: la Figc è assente e inadeguata”

CALCIO: Ora sono stanco ma non è detto che non torni. Sto sistemando tutte le mie cose perché voglio ritirarmi da solo, non voglio che mi facciano ritirare gli altri. 

CALCIOPOLI: I primi tempi sono stati duri. Dopo i primi interrogatori ho capito che era una cosa artefatta e quando è scoppiato il caso Telecom molte persone lo hanno capito. 

Luciano Moggi

Accolto il ricorso per discriminazione sindacale, stato presentato dal sindacato della Cgil, visto che tra i 2.100 lavoratori assunti non c’era nessun iscritto alla Fiom.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Corte condanna Fiat ad assumere 145 lavoratori a Pomigliano

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La Corte d’appello di Roma ha dato ragione alla Fiom sulla assunzione di 145 lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil nello stabilimento della Fiat di Pomigliano D’Arco. Lo fa sapere la Fiom.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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