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Costituzione

Non si sa ancora se la decisione dei giudici verrà resa nota già domani. Quello che è certo è che quella che si svolgerà sarà un’udienza fondamentale per la risoluzione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sorto tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Dopo che il 23 novembre scorso sono stati depositati alla Corte costituzionale gli atti di una memoria illustrativa della procura, la Consulta terrà l’udienza pubblica per esaminare da una parte il ricorso promosso dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo che sono state intercettate alcune sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro Nicola Mancino, le cui utenze erano state messe sotto controllo dai pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia; e dall’altra per valutare le controdeduzioni dei magistrati palermitani.

L’Egitto si divide con cifre mai viste tra l’opposizione e l’appoggio al presidente Morsi. Oggi mentre a Tahrir continua il sit in indetto dal “fronte di salvezza nazionale”, l’entità politica che fa da ombrello ai partiti secolari egiziani, i Fratelli Musulmani hanno mostrato nuovamente i muscoli portando per le strade del Cairo e di tutto l’Egitto centinaia di migliaia di persone a loro sostegno. Il punto di ritrovo scelto questa volta però non è stata piazza Tahrir ma l’università del Cairo.

A Silvio Berlusconi “non piace guardare in casa d’altri. So solo che alle primarie del Pd vincerà chi avrà più voti, e siamo tutti curiosi di vedere come finirà”. Il Cavaliere lo ha spiegato al direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ne La Telefontata di Canale 5. L’ex premier, però, non nasconde ilf atto che il suo candidato favorito sia Matteo Renzi: “Questo Renzi non porta avanti le stesse idee di Pci e Pds, di quelli che non hanno mai abbandonato la filosofia comunista. In Italia infatti abbiamo ancora questa negatività, esiste ancora un partito che si rifà a un’ideologia comunista, e con Renzi potrebbe nascere una sinistra diversa”.

Milan e Costituzione – Nel corso dell’intervista, Berlusconi insiste sul “disgusto degli italiani per la politica”, e ribadisce che la sua opera di governo non è stata realizzata a causa di “un’architettura costituzionale che non lo consente. Dobbiamo cambiare le regoze della Costituzione strumenti e poteri del governo”. Il Cavaliere ha voglia di parlare di Milan e della vittoria contro la Juventus di domenica sera, ma c’è un altro tema importante da cui non può scappare: le primarie del Pdl e il futuro degli azzurri.

Le primarie del Pdl – “Stiamo valutando con grande senso di responsabilità la situazione – ha spiegato il Cavaliere -. Vediamo cosa succede dall’altra parte”. Ma se scende in campo, queste primarie si faranno sì o no, chiede Belpietro. E Berlusconi risponde: “Le primarie stanno andando avanti. La domanda non è da rivolgere a me, ma alle istituzioni del Pdl. Sarà l’Ufficio di Presidenza che dovrà prendere posizione dopo le primarie del Pd”. Una frase che suona quasi come un addio di Berlusconi, sempre più proiettato verso la sua lista personale: le primarie del Pdl? Facciano loro, io non c’entro…

La nostra costituzione non impone che il capo del governo sia un membro del Parlamento, né impedisce che un qualunque cittadino possa, se ci riesce, convincere il Presidente della Repubblica a dargli l’incarico di formare un governo e poi un numero sufficiente di parlamentari eletti a dare la fiducia all’esecutivo che propone.

La nostra costituzione, tra l’altro, prescrive che il Presidente della Repubblica dia l’incarico a una persona di sua scelta di formare il governo, investendolo così del potere di scegliere in totale autonomia chi presiederà il governo e della responsabilità di scegliere persona capace ma soprattutto in grado di ottenere la fiducia del Parlamento.

Da giovedì si terrà a Bari il XXXI Congresso nazionale forense, intitolato “L’avvocatura per una Democrazia solidale. Il Cittadino prima di tutto“. La massima assise dell’avvocatura, istituzionale (Cnf, con la presenza di Cassa Forense) e politica (Oua, con la presenza delle associazioni più rappresentative).
Ho partecipato a tanti congressi e veniva sovente preannunciato un cambiamento rilevante. In realtà mai è accaduto, nel suo seno. Molto però è cambiato all’esterno. L’avvocatura è stata destrutturata e vilipesa nella dignità della sua funzione. Funzione che non è prodromica della categoria forense. Non è servile agli interessi di chi veste la toga. No, è fondamentale per la democrazia e per la tutela dei diritti dei cittadini. Senza un’avvocatura libera, indipendente e forte, i diritti vengono calpestati. Nei regimi dittatoriali i primi a pagare sono spesso gli avvocati (tra gli ultimi esempi, Nasrin Sotoudeh, avvocatessa iraniana per i diritti umani, in prigione da un anno). 
L’avvocatura non è una casta (quali privilegi avrebbe?), né una lobbie (quali interesse difenderebbe?) e chi sostiene il contrario è in malafede. E’ peraltro la peggio rappresentata in Parlamento (134) posto che ha difeso solo interessi individuali (violando la ratio del mandato) e certo non categoriali. Tuttavia una campagna di disinformazione ci dipinge come lobby spietata e responsabile della malagiustizia. Falso perché la malagiustizia non dipende certo dall’avvocatura ma dal legislatore e dalla governance della magistratura. Noi, al pari dei cittadini, la subiamo.
L’avvocatura non suscita simpatie in Italia e nel mondo, chiamata com’è a difendere buoni e cattivi, con tesi condivisibili e non, nel merito e con armi formali, spesso incomprensibili. Spesso è arrogante e spocchiosa. Ma è vitale per la tutela dei diritti (il diritto alla difesa è costituzionale). E soprattutto per la difesa della libertà, oggi spaventosamente minacciata da una governance elitaria, economicistica, tesa solo a garantire privilegi ai forti in danno dei deboli, oggi costituiti dall’intera classe media, la cui base si allarga sempre di più. Lo scenario apocalittico che Monti l’esecutore sta realizzando è quello di una economicizzazione dei diritti, a godimento dei potenti. Una deriva di estrema gravità alla quale va opposta con forza la Costituzione e il rispetto dei diritti inviolabili. La Costituzione è nei nostri cuori e nel giuramento che prestiamo.
L’avvocatura ha rilievo costituzionale e deve assumersi questa responsabilità e far sentire forte la propria voce. Per fare ciò però deve essere credibile. E qua occorre fare autocritica ed outing.
Siamo in tanti, troppi, oltre 210.000, un numero sproporzionato rispetto ad altri Paesi. Il numero alto determina scadimento nella qualità e nella deontologia, e può alimentare conflittualità. Ad ogni congresso i rappresentanti urlano il numero altisonante ma non ho mai udito un’assunzione di responsabilità. Siamo in tanti perché per anni vi è stato il sospetto divario tra i promossi al Nord (20% circa) e i promossi al Sud (fino al 98%) con un indotto di dubbia liceità.
La governance dell’avvocatura è la stessa da decenni e si ricicla anche con sospette prorogatio. Simile alla classe politica. Non ha saputo essere lungimirante (si pensi alle tariffe, incomprensibili da chiunque) ha subito enormi sconfitte (come dimostrano questi anni), si è mostrata genuflessa (al legislatore, al Guardasigilli, alla stessa magistratura) ricevendo peraltro sonori schiaffoni. Si è mostrata ultraconservativa, negativa a qualsiasi riforma (perché contrastare tutti i tagli dei tribunali?). Ha gestito in modo indecoroso la responsabilità disciplinare (tra Ordini severi e Ordini lassisti che hanno adoperato i procedimenti a fini elettorali), con ciò danneggiando la credibilità dell’avvocatura intera.
Ha supplito alle gravi disfunzioni della giustizia, sostituendosi agli ausiliari e alle cancellerie (perché?) e non denunciando le gravi negligenze della magistratura, temendone le reazioni. 
La nostra dignità è la nostra forza, ed essa è stata svenduta nel tempo da chi ci ha governato.
Non abbiamo saputo denunciare, isolare e sanzionare gli avvocati “parlamentari” o che hanno svolto ruoli apicali quando si sono macchiati di gravi crimini (il caso Lusi è solo uno dei tanti esempi).
L’avvocatura ha perso prestigio, credibilità, veste culturale e sociale soprattutto a causa dei nostri sbagli. E gli sbagli sono stati compiuti da chi ha governato l’avvocatura. E’ necessaria un’assunzione di responsabilità, una pubblica ammenda o il pudore di farsi da parte. Rendendosi debole, l’avvocatura è divenuta il corpus ideale per essere attaccata dai virus (Confindustria, lobby di poteri forti, massoni etc.).
Se vogliamo recuperare forza e prestigio dobbiamo prima entrare in sintonia col Paese, non basta cambiare gli slogan e pensare che così si recuperano 10/15 anni di gravi sbagli. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è in vigore in Spagna dal 2005. Solo ieri, però la Corte costituzionale ha emesso una sentenza, attesa da 7 anni, sulla legittimità costituzionale della legge approvata da Zapatero. Il verdetto, approvato a maggioranza, ha finalmente posto fine alla diatriba, generata dal ricorso promosso dal Partito Popolare, sulla compatibilità della legge in parola con l’art. 32 della Costituzione spagnola, ai sensi del quale “El hombre y la mujer tienen derecho a contraer matrimonio con plena igualdad jurídica“.

C’è una sorta di schizofrenia del legislatore italiano (figlia dell’insensata corsa a “fare cassa” a tutti costi del Governo), che mentre accentua il ruolo politico-istituzionale attribuito ai Comuni, dall’altro con l’obbligo del pareggio di bilancio li svuota, di fatto, di qualsiasi capacità operativa.

Nell’arco di poco più di un decennio si è passato dal rilievo dato alla riforma costituzionale del 2001, con il riconoscimento dell’autonomia finanziaria e tributaria dei municipi, al recente decreto-legge del 10 ottobre scorso, ribattezzato “strozza-Comuni”, che in maniera estremamente autoritaria anticipa in qualche modo il nuovo articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio, condannando a morte lo Stato sociale.

Lunedì 29 ottobre comincerà a Palermo il processo sulla trattativa Stato-mafia.  Abbiamo chiesto che il governo si costituisca parte civile – come ha già annunciato di voler fare il Comune di Palermo – ed è vergognoso che ancora il governo non abbia assunto una posizione a riguardo. Nel frattempo abbiamo deciso di costituirci parte civile come Partito della Rifondazione Comunista.

I motivi di questa nostra posizione sono semplici.

In un referendum i cittadini chiedono che la costituzione sia riscritta per impedire il ripetersi della crisi finanziaria del 2008. Vogliono una quota maggiore dei proventi da energia geotermica e pesca.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Islandesi si riappropriano delle risorse e limitano mandati presidente

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Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Sono state avviate le procedure per la costituzione dell’orchestra di fiati della Provincia di Reggio Calabria. Incomincia a concretizzarsi la costituzione dell’orchestra di fiati della Provincia di Reggio Calabria. I primi passaggi burocratici sono stati compiuti e ora si entra nella fase organizzativa vera e propria. Il progetto, contenuto nel programma politico del presidente dell’Ente intermedio Giuseppe Raffa, dovrebbe portare alla costituzione dell’orchestra che, almeno in una prima fase, dovrebbe essere composta da cinquanta giovani musicisti. L’annuncio ufficiale l’hanno dato il presidente Giuseppe Raffa e l’assessore alla cultura Eduardo Lamberti Castronuovo durante un incontro a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio provinciale Antonio Eroi e i maestri Cettina Nicolosi, Roberto Caridi, Gaetano Pisano, Pasquale Lucà e Maurizio Managò. Nel corso della manifestazione  una rappresentanza delle bande musicali presenti nel reggino ha eseguito l’inno della Provincia di Reggio Calabria, composto dal maestro Roberto Caridi.

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