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Biiip. “Tua moglie sta per lasciare il Paese”. E’ il messaggino di allerta che spunta sul telefonino del marito saudita qualora la compagna stia per partire dall’aeroporto. Così l’Arabia, ha aggiunto un nuovo elemento alla lista dei divieti che le donne devono rispettare senza battere ciglio. In realtà, madri, mogli, figlie, che vengono trattate come minorenni eternamente sotto custodia di tutori maschi, erano già costrette, per viaggiare, a presentare un permesso scritto del loro tutore. Il quinzaglio elettronico, è stato ribattezzato così. è apparso per la prima volta una decina di giorni fa ad un uomo avvertito via sms mentre la moglie partiva (con lui) dall’aeroporto di Riad. Incredulo, non avendo mai chiesto quel servizio, si è rivolto a Manal al-Sharif, attivista saudita per i diritti delle donne. Intanto su Twitter, si è scatenata la satira: “Se ho bisogno di un sms per sapere che mia moglie sta lasciando il Paese, allora devo aver sposato la donna sbagliata oppure ho bisogno di uno psichiatra”

Medio (Super Tecnologico) Oriente – Insieme agli Emirati, l’Arabia saudita ha il più alto tasso di smartphone nel mondo, più utenti Twitter di ogni altro Stato arabo nonché un consumo di video YouTube pro-capite superiore ad ogni Paese. Ma solo tre donne su 10 navigano in Rete e nessuna di loro può guidare una macchina. Il guinzaglio elettronico rende invisibile, meno evidente ma non meno pressante, il controllo delle donne criticato da molte organizzazioni per i diritti umani ed è stato introdotto l’anno scorso come opzione legata al “passaporto elettronico”: ai “tutori” viene comunicato via sms se le persone in loro custodia (incluse donne, figli e dipendenti stranieri) stiano lasciando l’Arabia Saudita. Ovviamente, i tutori possono anche disdire il servizio elettronico, ma comunque le donne in loro custodia avranno sempre bisogno se vogliono lasciare il Paese di un permesso scritto, ottenuto dall’uomo in un apposito ufficio. Queste regole sono legate ad un hadith (un racconto sulla vita di Maometto) secondo cui il Profeta avrebbe detto: “Una donna non deve viaggiare da sola senza un mahram”, ovvero un uomo che non può sposare, come il padre o un fratello. 

 

E’ tornato libero Massimo Ponzellini, l’ex presidente della Bpm arrestato il 29 maggio nell’ambito dell’inchiesta milanese su una serie di presunti finanziamenti sospetti concessi quando guidava l’istituto di credito e su un presunto giro di tangenti per circa 5,7 milioni di euro. Dopo sei mesi di arresti domiciliari sono scaduti i termini di custodia cautelare e Ponzellini, accusato di associazione per delinquere e corruzione, è tornato in libertà, così come Antonio Cannalire, suo ex braccio destro.

Il nucleo operativo della Guardia di finanza di Taranto ha dato il via alle 6 di questa mattina all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale ionico nell’ambito dell’indagine denominata “Ambiente svenduto”. Quattro persone sono finite ai domiciliari e tre in carcere. Tra loro Fabio Riva,vicepresidente di Riva Group, che è tra i destinatari delle sette ordinanze di custodia cautelare emesse. Il provvedimento nei confronti del figlio del patron dell’Ilva Emilio ai domiciliari dal 26 luglio, non è stato ancora eseguito. Anche il presidente dell’azienda Bruno Ferrante e il direttore generale dell’azienda, Adolfo Buffo, hanno ricevuto altrettanti avvisi di garanzia.

Il sequestro lampo del ragionier Giuseppe Spinelli, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, avvenuto tra il 15 e il 16 ottobre scorso, ha portato ieri all’arresto di sei uomini: tre italiani e tre albanesi. La banda voleva 35 milioni di euro in cambio di documenti, a loro dire, in grado di ribaltare la sentenza Lodo Mondadori. Dopo dodici ore di “prigionia” il contabile, ufficiale pagatore delle Olgettine, è stato liberato. Ma solo il giorno dopo la denuncia, tramite l’avvocato Niccolò Ghedini, è stata depositata. Alcune conversazioni intercettate tra gli indagati ha fatto ipotizzare alla Procura il pagamento di un riscatto da 8 milioni di euro, ma gli uomini della Squadra Mobile e della Polizia giudiziaria di Milano, coordinati dalla Dda, non hanno trovato che banconote fac-simile e armi giocattolo. Oggi sia Spinelli che Ghedini hanno negato che ci sia stata trattativa con i rapitori o che sia avvenuto il pagamento di una somma di denaro. L’ipotesi prevalente, su sui stanno lavorando gli inquirenti, è che si sia trattato di una truffa finita male. Accertamenti sono in corso in Svizzera e la lista degli indagati si sarebbe già allungata con altri sei nomi.

Don Alberto Barin, cappellano del carcere milanese di San Vittore, è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale su sei detenuti e concussione. L’ordine di custodia è stato eseguito nel pomeriggio dagli uomini della Squadra mobile e della Polizia penitenziaria. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Una maxi-operazione contro la ‘ndrangheta è in corso in queste ore in Piemonte e in Calabria ad opera dei carabinieri di Torino: 22 le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite, su ordine del gip di Torino, nei confronti di affiliati all’organizzazione ritenuti, a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, estorsione, ricettazione e altro. I carabinieri stanno eseguendo anche 40 perquisizioni e il sequestro di beni mobili e immobili stimati in alcuni milioni di euro. 

Il gip di Milano Vincenzo Tutinelli ha respinto la richiesta della procura di Milano di prolungare la custodia preventiva di altri tre mesi nei confronti di Pierangelo Daccò e dell’ex assessore Antonio Simone. Per quest’ultimo sabato prossimo scadranno i termini di custodia preventiva e uscirà dal carcere. Diversa la posizione dell’uomo d’affari legato a Roberto Formigoni che resterà in carcere. Daccò, già condannato per il dissesto del San Raffaele a dieci anni, nonostante la decisione del gip resterà in carcere.

Niente giudizio immediato, e nemmeno chiusura ordinaria dell’indagine: né per i presunti corruttori in carcere Pierangelo Daccò e Antonio Simone né per il presidente della Regione Lombardia Formigoni, indagato anch’esso per corruzione. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera,  a una settimana dal bivio procedurale determinato dallo scadere il 13 ottobre dei 6 mesi di custodia cautelare di Daccò e Simone nel filone Maugeri, la Procura fa una scelta tecnica poco usuale: chiede al gip una proroga straordinaria di 3 mesi della quasi scaduta carcerazione preventiva.

Il mediatore e elargitore, secondo la Procura, di quasi 8 milioni in vacanze e benefit a Formigoni, e l’ex politico ciellino diventato imprenditore con base a Praga e Londra, se lasciati adesso in libertà possano “incidere ancora e illecitamente”, grazie a “sistematiche condotte corruttive” di “politici e funzionari” della Regione.

Ci sono nuovi e importanti elementi che giustificano la detenzione in carcere di Alfredo Cospito e Nicola Gai, i due anarchici torinesi fermati venerdì scorso per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Lo si rileva dall’ordinanza con la quale il Giudice per le indagini preliminari di Torino, Alessandra Bassi, ha disposto oggi la custodia cautelare in carcere per entrambi per lesioni gravi aggravate con finalità di terrorismo, furto aggravato, detenzione e uso di arma illegale.

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia in carcere emessa nei confronti dell’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola in relazione all’accusa di corruzione internazionale per le presunte tangenti versate a esponenti politici di Panama. La Suprema Corte, che ha accolto al riguardo la richiesta avanzata dall’avvocato Gaetano Balice, ha annullato il provvedimento rinviando gli atti al Tribunale del Riesame che sarà chiamato a pronunciarsi nuovamente sul caso. Resta invece confermata dalla Cassazione l’ordinanza per Lavitola in riferimento all’altro capo di imputazione contestato nel provvedimento restrittivo, ovvero le accuse relative ai presunti illeciti per i finanziamenti al quotidiano Avanti. Nei prossimi giorni saranno note le motivazioni della decisione della Suprema Corte.

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