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Damasco

Ancora morti in Siria. Non si ferma la violenza che oggi registra vittime giovanissime. Un colpo di mortaio lanciato dai ribelli ha colpito poco fa una scuola vicino Damasco. La notizia è stata battuta dall’agenzia Sana e diffusa dalla televisione. L’attacco è avvenuto contro la scuola Bteiha nel campo Wafideen, vicino la capitale, e che oltre ai bambini sarebbe morto anche un insegnante. In totale sono 29 i morti. 

Le autobombe esplose a Damasco annunciano l’inizio della fine di Assad e l’ultimo capitolo della guerra civile che compirà 2 anni – e oltre 50mila morti – nell’invero che sta per arrivare. La capitale siriana è entrata nella spirale della guerra che la lega nelle immagini e nelle modalità alla città a cui è affratellata nel destino e nei legami storici: Beirut. Bombardamenti, attentati, combattimenti strada per strada che negli anni ’70 crearono l’immagine-simbolo di una città in preda alla distruzione compiuta dalle fazioni politiche e religiose: “Come è Beirut” è divenuto sinonimo di sangue e caos per ogni tipo di tragedia bellica o naturale. “Come a Damasco” potrebbe presto divenire un sinonimo efficace, replicando lo sfacelo prodotto dai combattimenti nelle altre città siriane: Homs, Aleppo.

Non si placa la spirale di violenza in Siria. Dopo che lunedì una bomba su un campo da calcio aveva provocato la morte di almeno dieci persone tra cui molti bambini, il conto delle vittime continua a salire. Almeno venti persone sono morte e varie decine sono rimaste ferite a causa del duplice attentato dinamitardo avvenuto in mattinata sulla piazza principale del sobborgo di Jaramana, alla periferia sud-orientale di Damasco: lo hanno riferito fonti dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un’organizzazione dell’opposizione in esilio con sede nel Regno Unito, secondo cui sono saltate in aria in rapida successione due auto-bomba.

Una bomba a grappolo è stata lanciata su un campo di calcio nel villaggio di Deir al-Asafir, a est Damasco, da un Mig dell’esercito siriano.  I media ufficiali non danno notizia dell’accaduto, ma secondo quanto riferito dagli attivisti anti-regime alla Bbc sono dieci le vittime, di cui nove bambini. Gli attivisti hanno anche diffuso un video su internet, non ancora verificato, in cui si vedono i corpi dei bambini senza vita con accanto le madri disperate. Nel filmato vengono mostrate anche bombe a grappolo a terra. Negli ultimi mesi sono cresciute le accuse contro il governo siriano, che avrebbe ripreso a usare le bombe a grappolo, accuse che Damasco ha sempre smentito. Secondo gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale,  domenica 25 novembre sono state 117 le vittime delle violenze in Siria, tra cui 14 bambini.

spose-damasco-pacifiste Siriaspose-damasco-pacifiste SiriaVi ricordate Rima Dali? La pacifista siriana che si presentò qualche mese fa sotto un palazzo del governo, mostrando uno striscione con la scritta “Stop alle uccisioni. Vogliamo costruire un paese per tutti i siriani”.

Quel gesto le costò un breve soggiorno nel carcere, per poi essere liberata. Oggi Rima Dali, Rou’a Jaafar, le sorelle Kinda e Loubna Za’our si sono presentate vestite da spose nel Suk Hamidiye, in pieno centro a Damasco, e hanno mostrato dei cartelloni rossi con scritti slogan come ”siamo tutti siriani”, ”siamo siriani al 100%”, “Noi siamo stanchi e voi anche. La società civile sta chiede la fine delle operazioni militari”.

Non si ferma la violenza in Siria. E’ di oltre 80 morti il bilancio dell’ennesima giornata di bombe e attacchi. I bombardamenti governativi sulle roccaforti della rivolta hanno ammazzato oltre trenta persone e tra queste si contano anche una donna e un bambino. Secondo i comitati di coordinamento locali, che riuniscono i residenti delle località colpite e solidali con la rivolta, le vittime potrebbero essere 31 e di questi almeno nove membri di un’intera famiglia nella regione settentrionale di Raqqa. Altri dieci uccisi nella regione di Damasco, nove in quella di Idlib e due in quella di Aleppo. Una rispettivamente nelle regioni di Deir az Zor e Homs. Poco fa, i comitati di coordinamento di Kfar Nabl (Idlib) hanno documentato con un filmato amatoriale (www.youtube.com/watch?v=G-do4UrRcuM) i devastanti effetti di un bombardamento aereo che ha colpito il centro cittadino danneggiando pesantemente abitazioni civili e negozi e uccidendo un numero imprecisato di persone. Nel video – la cui autenticità non può essere verificata in maniera indipendente – si vedono almeno quattro corpi di persone, due dei quali appaiono senza vita.

A chi era rivolta l’autobomba esplosa ieri a Beirut? Un po’ a tutti. L’attentato di ieri è un segnale rivolto a chi, tra gli ambienti politici e religiosi libanesi, sta pensando se sia il caso di aiutare l’opposizione siriana. Il quartiere libanese dove è esplosa la bomba, non a caso, è a maggioranza maronita . Una buona fetta dei cristiani in Siria è ancora fedele al presidente e questo attentato, subito condannato da Damasco, serve a cementificare la paura verso i “terroristi”. Poi, è facile riportare il Libano allo scontro confessionale, così da scatenare la fitna nel paese, trascinando anche i libanesi nel baratro.

Il ministro degli esteri iraniano Ali Akbar Salehi ha consegnato personalmente all’inviato speciale dell’Onu per la crisi siriana Lakhdar Brahimi una «proposta non ufficiale per far terminare dopo 19 mesi il conflitto in Siria». Lo ha detto lo stesso Salehi in una conferenza stampa congiunta con Brahimi, che si trovava a Teheran per chiedere l’appoggio della diplomazia della Repubblica islamica per la sua proposta di tregua in Siria in occasione della festa musulmana dell’Eid al-Adha, che inizia tra una decina di giorni.

La crisi turco-siriana rischia di raffreddare seriamente gli ottimi rapporti tra il premier turco Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin. Il rilascio e la prosecuzione verso la destinazione finale del volo Mosca- Damasco, dopo l’atterraggio forzato di ieri pomeriggio ad Ankara, non ha soddisfatto il governo russo che per bocca di Alexander Lukashevich, portavoce del ministro degli Esteri, ha espresso preoccupazione per lo stato di salute dei 17 cittadini russi a bordo dell’Airbus 320 della Syrian Airline bloccato per otto ore senza aver «concesso ai passeggeri accesso a cibo, acqua e personale medico».

Sale la tensione tra Turchia e Siria: i caccia militari turchi hanno costretto un aereo di linea siriano ad atterrare ad Ankara, sospettando trasportasse armi destinate all’esercito siriano. Poche ore prima il capo di Stato maggiore turco aveva ammonito Damasco: in caso nuovi colpi di mortaio cadessero in territorio turco la risposta di Ankara sarà “violenta”. Da Bruxelles intanto, il ministro della Difesa americano, Leon Panetta, ha detto che un contingente di truppe Usa si trova da tempo in Giordania sia per cooperare alle “necessità umanitarie” legate al forte afflusso di rifugiati, sia per “monitorare i siti di stoccaggio di armi chimiche e batteriologiche” e prepararsi alla possibilità che il loro controllo sfugga al regime siriano.

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