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Cinque coloni israeliani sono entrati nella notte scorsa in un edificio di cinque piani nel quartiere di Jabal Mukaber, uno dei quartieri arabi di Gerusalemme est. Un edificio costruito da poco e quasi vuoto, tranne per una famiglia palestinese che abita all’ultimo piano. I residenti della zona, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, hanno riferito che il palazzo, costruito dai palestinesi, sarebbe stato comprato da un’organizzazione vicina al movimento dei coloni, Elad, due anni fa. Come in altre zone della città, i coloni cercano di “mettere piede” nei quartieri arabi per poi iniziare un braccio di ferro con le autorità municipali che, in genere, si conclude a loro favore. Il movimento pacifista Gush Shalom (Peace Now) ha duramente condannato l’accaduto: “E’ una provocazione – ha detto in un comunicato – Entrare nelle case nel cuore della Gerusalemme palestinese fa aumentare la tensione, in una città che è già un punto molto sensibile”.

La Procura di Francoforte punta con decisione verso Berna, convinta che le banche elvetiche abbiano sistematicamente aiutato gli istituti di altre nazionalità a frodare gli Stati di appartenenza.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Evasione Unicredit ma non solo, la Germania affila le armi contro la Svizzera

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Gli arresti domiciliari disposti per Alessandro Sallusti continuano ad alimentare polemiche: ora a lamentarsene publicamente c’è anche l’intero Foro milanese, sia dalla parte della Procura che della Camera Penale, che vedono nel provvedimento con il quale al direttore del Giornale è risparmiato il carcere un “trattamento speciale”. I pm della Palazzo di Giustizia, che si sono visti imporre una scelta straordinaria del Procuratore Capo Edmondo Bruti Liberati, sono pronti a inviare ai giudici della sorveglianza centinaia di fascicoli relativi a condannati che avrebbero diritto ai domiciliari come Sallusti, ma per i quali non è stata fatto valere dal Procuratore Capo lo stesso metro di giudizio. Insoddisfatti per la stessa ragione sono anche gli avvocati, che vorrebbero che con altrettanta semplicità pene alternative alla detenzione in progione vengano concesse a imputati o condannati meno rinomati di Sallusti.

Malumori in Procura – Tra gli scontenti ci sono Chiara De Iorio, pm titolare del fascicolo Sallusti, e i suoi colleghi dell’ufficio esecuzione. Il malumore viene dalla decisione di Bruti Liberati, dopo che erano scaduti i termini di sospensione della carcerazione senza che i legali del direttore del Giornale presentassero domanda per scontare la pena di anno e 2 mesi con misure alternative al carcere, di far valere la cosiddetta legge “svuota-carceri”. Norma che consente di concedere i domiciliari al condannato senza che lo stesso ne faccia richiesta. Per il Procuratore Capo il caso presenta i presupposti perché Sallusti ne benefici, ma la decisione è venuta senza che l’accordo della pm titolare dell’inchiesta nè dei suoi colleghi. L’intervento di Bruti Liberati, fanno sapere dagli ambienti vicini alla Procura, è il primo del suo genere, mentre decisioni dello stesso calibro non sono mai state prese per condanati con situazioni processuali simili. Per questo i pm stanno pensando di chiedere per altre centinaia di condannati i domiciliari, così da far valere la decisione del Procuratore Generale in maniera unanime per tutti.

Avvocati indispettiti – Proprio su quest’ultimo passaggio si innesta lo scontento della Camera Penale di Milano, che in una nota ufficiale sostiene che gli arresti domiciliari a Sallusti dimostrano “il binario differenziato adottato talvolta, e sempre in favore di chi ha una posizione privilegiata, in evidente contrasto con la scritta la legge è uguale per tutti”. Gli avvocati milanesi non desiderano vedere il direttore in prigione, chiariscono, ma si augurano che lo stesso metro di giudizio venga utilizzato anche per gli altri casi all’attenzione della Procura milanese. “L’unico modo per togliere il sospetto di una decisione presa solo in considerazione del clamore della vicenda processuale – si legge ancora nella nota -, non può che individuarsi in una generalizzata applicazione di questa linea interpretativa”. 

Operai bloccati ai tornelli di ingresso dell’Ilva: i loro badge sono stati disattivati, dopo l’annuncio di chiusura dell’azienda. Dalle 7 di questa mattina è iniziato lo sciopero dei lavoratori proclamato da Fim, Fiom e Uilm. Momenti di tensione si sono verificati quando, l’Ing. Adolfo Buffo direttore stabilimento è sceso tra gli operai. Buffo ha dichiarato che l’azienda sta lavorando per “mettere a norma lo stabilimento e tutelare il lavoro per tutti, garantendo la retribuzione per tutti gli operai”, almeno fino alla decisione del tribunale del Riesame. Contestati anche i rappresentanti sindacali:  “Ti ha dato il panino il padrone – ha urlato un gruppetto di lavoratori – ci avete svenduto per un panino e una bottiglia d’acqua”. “Una decisione giusta per noi – hanno proseguito i contestatori urlando “venduti” e chiedendo le dimissioni – non l’avete presa.  Avete lavorato solo per l’azienda e noi qui a farci il culo” di Di Luigi Piepoli, montaggio di Stefano Spinelli

Tensione all’Ilva dopo la decisione assunta ieri sera dall’azienda di bloccare l’attività dell’area a freddo. Stamane, in concomitanza con il primo turno, diverse centinaia di persone hanno fatto pressione sugli ingressi della portinerie A e Be, alla fine, per evitare incidenti, la vigilanza ha deciso di aprire. Ma la situazione più tesa è quella alla portineria D, dove centinaia di lavoratori hanno prima forzato i varchi dello stabilimento e poi sono entrati anche nella direzione del siderurgico occupandola. Per decisione aziendale, sarebbero dovuti entrare soltanto gli addetti alla manutenzione dell’area a freddo quelli dell’area a caldo e non anche i lavoratori addetti a quei reparti che da ieri sera sono stati fermati per decisione dell’Ilva.

di Marco Gorra

Ruota tutto intorno a una domanda: cosa farà Angelino Alfano? Ascolterà le ragioni di Silvio Berlusconi, che lo pressa affinché si imbarchi nella imminente riedizione di Forza Italia, oppure quelle dei dirigenti del Popolo della libertà, che gli chiedono di rimanere al timone del partito? In attesa di capire quali siano le intenzioni del segretario, tutto è sospeso. L’ex Guardasigilli, consapevole dell’impatto che la propria decisione è destinata ad avere, non si sbilancia. Se da una parte – da ultimo ieri l’altro a Domenica In – assicura che «qualsiasi cosa avverrà d’amore e d’accordo con Berlusconi», dall’altra non spegne la macchina delle primarie e deposita le firme. Questa strategia ambivalente, tuttavia, non potrà durare ancora per molto. L’annuncio della ridiscesa in campo di Berlusconi è questione di giorni: scontato che il Cavaliere non prenderà la guida del Pdl (unico scenario che salverebbe capra e cavoli), una decisione andrà presa. Nel partito si aspetta con un certo nervosismo. Ad essere particolarmente sul chi vive è la componente moderata e montiana, che da un ritorno  di Alfano con Berlusconi avrebbe quasi tutto da perdere. Già la preponderanza dell’apparato facente capo all’area ex An all’interno del partito è vissuta con poco entusiasmo: dovesse venire meno il grosso contrappeso rappresentato da Alfano (e dovesse pertanto il partito spostarsi su posizioni più marcatamente antimontiane), la situazione si farebbe poco sostenibile.

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su Libero in edicola oggi, martedì 27 novembre

Si avvia verso la conclusione la vicenda relativa alla costruzione del deposito di stoccaggio gas a Rivara, nel modenese. E ad assestare un colpo decisivo al fronte dei ‘favorevoli’, capitanato dal senatore Carlo Giovanardi, è proprio la Erg. Il colosso dell’energia, detentore di una quota di minoranza nella joint venture denominata Erg Rivara Storage srl, ha annunciato che “abbandonerà il progetto per la realizzazione dell’impianto”. La decisione, spiega l’azienda, al ilfattoquotidiano.it, è dovuta soprattutto alle “difficoltà riscontrate nel corso delle procedure autorizzative e amministrative” necessarie all’avvio dei lavori, “che nella costruzione di impianti industriali di questa tipologia seguono un iter locale e nazionale”. Nonché a una valutazione del contesto economico di riferimento e a una strategia di “posizionamento del gruppo” all’interno del panorama nazionale.

Alla fine la data del 16 dicembre è stata confermata. E quel giorno si terranno le primarie del Pdl. A dare la notizia è stato l’ex ministro Maurizio Sacconi, uscendo dal vertice romano dei delegati provinciali e regionali a Roma. A 24 ore dalle dichiarazioni di Angelino Alfano, che definiva “impraticabile” quella data “alla luce dell’ipotesi di elezioni anticipate accorpate alle regionali”, il partito cambia rotta e smentisce apertamente la posizione del suo segretario. Non solo. Nel momento in cui i coordinatori prendevano questa decisione nel corso di una riunione convocata dallo stesso Alfano, l’ex ministro della Giustizia stava incontrando Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli e non ha quindi nemmeno partecipato alla decisione.

Certi fatti picchiano duro. Basta una decisione, che arriva una sera qualunque, per scuotere le coscienze, abbattere muri. Che magari ricostruiranno, ma saranno sempre più difficili da tirare su di nuovo. Ken Loach stavolta ha acceso i riflettori fuori dal set con una decisione che smonta le peggiori ipocrisie, mostra quanto siano misere certe scelte paravento dettate da “opportunità” fasulle dietro le quali si nascondono equilibrismi politici e poco altro. C’è tanta dignità nel chiedere giustizia, nell’andare in direzione “ostinata e contraria”, nello scegliere di stare dove è più scomodo. E’ dove ha deciso di mettersi Loach e dove sta chi ancora crede nei diritti. Il comunicato stampa sul rifiuto del premio assegnato dal Torino Film Festival segna una strada che vale la pena di percorrere. Riporto le sue parole.

Pesa anche il rinvio della decisione dell’Eurogruppo sugli aiuti alla Grecia. Acquisti su dollaro in clima di avversione al rischio, yen al minimo ultimi sette mesi. Tasso BTP in crescita. GRAFICO EURO/DOLLARO.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano cauta, banche e produttività frenano guadagni

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