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Pesa il rinvio della decisione dell’Eurogruppo sugli aiuti alla Grecia. Acquisti su dollaro in clima di avversione al rischio, yen al minimo ultimi sette mesi. Tasso BTP in crescita. GRAFICO EURO/DOLLARO.

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Pesa il rinvio della decisione dell’Eurogruppo sugli aiuti alla Grecia. Acquisti su dollaro in clima di avversione al rischio, yen al minimo ultimi sette mesi. Tasso BTP in crescita. GRAFICO EURO/DOLLARO.

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Niente presepe a Natale per i 120 bambini della scuola Materna di Caorso, paese del Piacentino. La decisione è stata presa alla preside, Manuela Bruschini per quella che ha motivato come una scelta per “evitare temi e riferimenti espliciti ad un’unica tradizione religiosa nell’ambito dell’organizzazione delle feste”.

Ha fatto discutere e continua a farlo la decisione, tanto che non sono mancate le dure prese di posizione di tutti gli schieramenti politici. “Ho solo chiesto alle maestre di concentrarsi su valori universalmente condivisi, che sono anche alla base del Natale: amicizia e fratellanza” ha spiegato.

Via libera dalla Cassazione alla possibilità, per i genitori, di scegliere “Andrea” come nome per le loro figlie femmine e, in generale, disco verde ai nomi che vengono da culture straniere che non prevedono il riferimento al sesso del bimbo, ma sono “neutri”. E’ il caso, appunto, del nome “Andrea”. Con il quale la stessa Cassazione ha ‘ribattezzato’ una bimba toscana obbligata dalla magistratura a chiamarsi “Giulia”.  Con questa decisione – sentenza 20385 – la Suprema Corte ha accolto la protesta di una coppia di genitori di Pistoia, P. Z. e G. M., contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Firenze, il 3 agosto 2010, aveva disposto la rettifica del nome “Andrea” che avevano dato alla loro bimba sostituendolo con quello di “Giulia Andrea”, in linea con quanto già stabilito dal Tribunale di Pistoia.

Se il futuro del Pdl appare incerto e la situazione fluida, chi appare più confusa di tutti gli altri azzurri è Alessandra Mussolini. La nipote del Duce prima presenta la sua candidatura alle primarie. Poi, in fretta e furia, la ritira, accompagnando la sua decisione con dichiarazioni al solito roboanti. “Trasformare le primarie del Pdl in un congresso politico, o meglio, in una squallida e poco credibile resa dei conti interna è il più grosso errore che si possa commettere alla vigilia di una campagna elettorale”. Ne segue la decisione di non partecipare alle consultazioni azzurre.

“Correnti allo sbaraglio” - La Mussolini prosegue nel suo sfogo: “Se queste sono le premesse, sarà una gara sotto i riflettori di chi ha lo scopo di distruggere senza costruire, che porterà ad un ulteriore indebolimento politico di un partito e della sua classe dirigente. Non si parli allora di primarie, ma di correnti allo sbaraglio in cerca di riposizionamento politico”. Quindi l’affondo contro i contestatori di Monti dell’ultim’ora: “Patetico poi è l’atteggiamento di chi tira fuori le unghiette contro il governo Monti solo ora, dopo che ne ha sempre dato l’appoggio durante il suo mandato. A questo punto, ancora una volta, il presidente Berlusconi ha avuto ragione a nutire scetticismo per questo masochistico strumento politico al quale mi onorerò di non partecipare”.

L’agenzia di rating Moddy’s ha annunciato di aver tagliato il rating della Francia portandolo a “AA1” dalla precedente tripla “A”. Lo ha reso noto l’agenzia in una nota in un cui spiega di aver anche mantenuto sul Paese l’Outlook negativo.  Nella nota Moody’s spiega che la decisione è stata presa per l’incertezza dello scenario finanziario del Paese come risultato del “deterioramento delle prospettive economiche”.

D’altra parte, ha aggiunto l’agenzia Usa, il mantenimento dell’outlook negativo riflette le sfide strutturali del Paese a fronte di “una sostenuta perdita di competività”. Immediato il commento del ministro delle Finanze, Pierre Moscovici secondo la decisione di Moody’s rappresenta “una sanzione alla gestione del passato” che incita l’attuale governo “a mettere in opera rapidamente le riforme”. Moody’s spiega che in Francia si è registrato “un forte impegno sulle riforme strutturali e sul consolidamento delle finanze pubbliche”. Tuttavia, aggiunge, “le misure a favore delle imprese annunciate a novembre, da sole, non hanno l’ampiezza sufficiente per ristabilire la competitività del Paese”

Ed Election day sarà. Il summit al Quirinale ha stabilito che le regionali in Lazio, Lombardia e Molise si terranno il 10 marzo (una decisione a cui la decisione del Consiglio di Stato che ha sospeso la sentenza del Tar sul voto in Lazio ha spianato la strada). Vengono posticipate, dunque, rispetto al mese di febbraio, inizialmente previsto: un segnale chiarissimo, l’Election Day con tutta probabilità ci sarà. Manca la conferma ufficiale, ma la nuova calendarizzazione del voto nelle Regioni conferma che al Colle è passata la linea del Pdl, nonostante le resistenze di Giorgio Napolitano. Esulta su Twitter il segretario azzurro, Angelino Alfano: “Bene il comunicato del Quirinale. Si va verso l’ecetion day, prevale buonsenso, prevalgono le nostre buone ragioni. Risparmiati 100 milioni”. Il leader del Pdl dà per scontato che sia passata la mediazione proposta dal Pdl, contraria allo spreco quantificato in 100 milioni (il ministero dell’Interno sostiene invece che senza Election Day le spese lievitino di 50 milioni).

Bersani e Napolitano sconfitti - Dopo giorni di discussioni, attacchi, anatemi e proposte, i principali esponenti delle istituzioni, nel vertice al Quirinale, hanno trovato la quadra: al “summit” erano presenti Napolitano, i presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini e il premier Mario Monti. Il “conclave” si è pronunciato sulle Regionali, sdoganando di fatto l’Election day. Una sconfitta per Napolitano e per il leader del Pd, Pierluigi Bersani. Il Capo dello Stato, infatti, aveva a più riprese ripetuto che “non ci sono le condizioni per anticipare il voto delle politiche”, originariamente previsto in aprile; inoltre non voleva investire il nuovo esecutivo proprio a ridosso della scadenza del suo mandato (ma se il voto si terrà il 10 marzo, l’incombenza spetterà proprio a Re Giorgio). Bersani, da par suo, premeva per votare prima alle Regionali e poi alle politiche, per poter sfruttare l’onda lunga di una probabile vittoria alle consultazioni locali.

Al Colle si mastica amaro – E che Napolitano mastichi amaro, è chiaro anche dal messaggio diffuso dal Quirinale dopo la decisione, in cui viene scritto che “si ricorda che il Capo dello Stato aveva rilevato il 3 novembre scorso la carenza, fino a quel momento, di condizioni oggettive e di motivazioni plausibili per un’anticipazione sia pur lieve della convocazione delle elezioni politiche. Si attende dunque – prosegue la nota – il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al Capo dello Stato”.

Legge di stabilità e “Porcellum” -  Restano ancora due nodi da sciogliere. Il primo, relativo alla legge di stabilità, una delle priorità per il Quirinale, il cui varo definitivo è previsto a breve. Il secondo, invece, è relativo alla riforma del “Porcellum”. Ora, i tempi tecnici per la riforma della legge elettorale si accorciano, e crescono esponenzialmente le possibilità che si vada al voto con lo stesso sistema del 2008. Un boccone amarissimo per Napolitano, che lotta da tempo per la riforma elettorale.

“Subito la riforma elettorale” – Re Giorgio, però, non molla. Nel comunicato diffuso dopo l’incontro al Quirinale rilancia, auspicando che si arrivi a una riforma elettorale prima delle elezioni: “L’esigenza di regole più soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica a a garanzia della stabilità di governo, e le aspettative dei cittadini per un loro effettivo coinvolgimento nella scelta degli eletti in Parlamento, rendono altresì altamente auspicabile la conclusione – invano a più riprese sollecitata dal Presidente della Repubblica – del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale”. E ancora: “Il Capo dello Stato ha richiamato l’orientamento e l’impegno a concordare tale riforma che erano risultati già dagli incontri da lui tenuti alla fione dello scorso mese di gennaio con gli esponenti dei cinque partiti rappresentati in Parlamento”. 

“Una conclusione costruttiva” – Napolitano, infine, ha espresso l’auspicio che si proceda verso “una costruttiva conclusione della legislatura ancora in corso, così da portare avanti la concreta attuazione degli indirizzi e dei provvedimenti definiti dal governo e approvati in Parlamento. Adempimenti – prosegue la nota – prioritari e ineludibili nel corso delle prossime settimane appaiono comunque l’approvazione finale in Parlamento della legge di stabilità e quindi quella della legge di biliancio per il 2013”. Secondo Napolitano, la conclusione della legislatura deve essere costruttiva anche per la “serietà dei problemi che il paese ha di fronte all’acutezza di fenomeni di disagio sociale che si vanno manifestando”.

Marina Berlusconi smentisce con decisione un proprio futuro in politica. ”Certe ricostruzioni fantasiose tendono ad accreditare, magari per scopi strumentali, l’ipotesi di una mia candidatura in politica, ipotesi che non c’è mai stata e che non c’è”, dichiara in una nota la figlia dell’ex premier e presidente di Fininvest, in risposta alle indiscrezioni su una sua possibile candidatura.

“Intanto, mi pare fin troppo ovvio sottolineare che la leadership in questo campo non si possa trasmettere per via ereditaria o per investitura dinastica”, sottolinea. “Ciascuno se la deve costruire da sé e conquistare passo dopo passo”. La primogenita di Silvio Berlusconi spiega inoltre che “tra il seguire la politica, con tutta l’attenzione e il rispetto che merita, e in politica impegnarsi direttamente c’è una distanza abissale”. Una distanza, conclude, “che non ho mai neppure lontanamente pensato di colmare”.

La decisione presa da Robert Murray, padre padrone della Murray Energy, la più grande compagnia mineraria privata degli Stati Uniti. “Signore, gli americani hanno deciso che l’America dovrà cambiare strada e allontanarsi dai principi indicati dai fondatori”. A casa 163 persone.

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Follia in Usa: "Barack Obama ha vinto e io vi licenzio"

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Salta un pilastro dell’accordo. La decisione dei magistrati contabili, vincolante per l’esecutivo. Maggioranza del premier Samaras che perde pezzi. Due settimane di tempo per rivedere i termini. Atene tracolla 6,5%. Banche a picco.

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Grecia: riforma pensioni della Troika incostituzionale

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