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“Per la delicatezza della materia abbiamo rinviato il decreto sulla incandidabilità dei condannati riservandogli un Consiglio dei ministri ad hoc: era necessario per affrontare questo tema significativo e urgente per poter affrontare le elezioni con le nuove norme”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ai microfoni di Rai radio 1 a proposito del decreto legislativo sull’incandidabilità dei condannati che sarà domani all’esame del cdm.

Il decreto ‘ad Ilvam’ ci sarà. Domani. Lo ha detto Mario Monti, lo ha deciso il governo. Perché l’acciaio è di fondamentale importanza per il manifatturiero di casa nostra; perché non si possono lasciare senza lavoro 20mila operai tra Taranto, Genova e le altre fabbriche collegate; perché con il blocco del siderurgico si infliggerebbe un colpo mortale anche ad altri settori del made in Italy, prima fra tutte l’industria automobilistica. Quindi la Fiat. La situazione è risolta. Nel nome della sopravvivenza e a prescindere dalle responsabilità, che non sono soltanto penali ma anche e soprattutto ‘storiche’. L’Ilva e ancor prima l’Italsider hanno avvelenato per decenni: le istituzioni lo sapevano benissimo, ma hanno preferito nascondere la polvere sotto al tappeto, facendo finta di nulla e lasciando in eredità la bomba siderurgica su chi sarebbe arrivato dopo. Cavoli loro. Lo dimostra il ‘sistema Archinà’, lo confermano i legami che l’azienda aveva instaurato con ogni livello della società. Chiesa, sindacati, stampa e amministratori locali: tutti insieme appassionatamente. Poi sono arrivati gli ‘eversori’: i pm e i giudici, che hanno dovuto supplire alle mancanze di chi doveva vigilare e ha preferito non farlo. Hanno fatto rispettare la legge, al loro fianco ‘solo’ le migliaia di cittadini presenti ai processi. Loro non si sono più fidati di tv e giornali contaminati dai ‘rapporti istituzionali’ dell’Ilva. Si sono informati sulla Rete e hanno scelto da che parte stare. In massa. A Taranto non era mai avvenuto in decenni di inchieste. Risultato? Il lavoro degli inquirenti ha messo in crisi tutto il settore dell’acciaio. 

Un decreto legge. Due articoli. Molti dubbi. Il provvedimento ‘ad Ilvam‘ in via di approvazione per consentire di risolvere la situazione del siderurgico di Taranto apre il campo a scenari inediti che coinvolgono il rapporto tra potere legislativo e giudiziario. Il conflitto è nelle parole utilizzate della bozza del dl. Che di fatto, col via libera del parlamento, renderà legge l’Autorizzazione Integrata Ambientale per 24 mesi, autorizzando “in ogni caso la prosecuzione dell’attività” per tutta la durata stabilita, “salvo che sia riscontrata l’inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso”. L’esatto opposto di quanto previsto dalla Procura ionica, che il 26 agosto aveva sequestrato gli impianti senza facoltà d’uso, un paio di settimane fa aveva impedito all’azienda l’approvvigionamento di materia prima e lunedì scorso aveva sequestrato i ‘prodotti finiti’ dell’Ilva. Lamiere e lavorati d’acciaio “illegali” perché prodotti nonostante il sequestro e, come ha scritto il gip nella sua ordinanza, “sulla pelle dei tarantini”. Perché l’Ilva, quando produce, inquina. E uccide. 

L’Autorizzazione Integrata Ambientale, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto legge e per 24 mesi,  ”esplica in ogni caso effetto” e perciò, dopo l’ok al decreto, “è in ogni caso autorizzata la prosecuzione dell’attività”  per tutta la durata stabilita “salvo che sia riscontrata l’inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso”. E’ quanto prevede la bozza di decreto sull’Ilva, che dovrebbe essere varato venerdì per trovare una soluzione alla chiusura dello stabilimento di Taranto

Secondo quanto riferito dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini si tratta di un provvedimento “subito operativo” per assicurare la piena attuazione delle disposizione dell’Aia, rilasciata all’Ilva il 26 ottobre scorso. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

In totale trentamila letti in meno negli ospedali italiani, stando a quanto stabilito dal decreto sulla spending rewiew. Spariranno interi primariati doppione. Ma l’ostacolo è rappresentato dalle “molte resistenze politiche”.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Sanità: tagli record in Molise, Lazio e Trentino

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Quotidiani

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Da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Il taglio delle Province è realtà: il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sul riordino, “un provvedimento – ha detto il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi – che è coerente con i modelli europei”. “Il processo è irreversibile – ha aggiunto – e da gennaio verranno meno le giunte”. Si tratta di un decreto di tipo “ordinamentale e strutturale nella logica avviata con la spending review” e “il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province – ha proseguito – sono Province nuove per dimensioni e per sistema di governance”.

No ai tagli sulla retribuzione dei magistrati e per i dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 90 mila euro lordi. La Consulta ha infatti depositato oggi la decisione che boccia quanto previsto dal decreto legge sulla manovra economica 2011-2012. La norma, infatti, sarebbe incostituzionale.

In particolare, la Corte ha stabilito l’illegittimità del decreto nella parte in cui dispone che ai magistrati non vengano erogati gli acconti 2011, 2012 e 2013 e il conguaglio del triennio 2010-2012 e nella parte in cui dispone tagli all’indennità speciale negli anni 2011 (15%), 2012 (25%) e 2013 (32%). 

Per chi di voi non lo sapesse, a breve, salvo improvvise e sperate modifiche, entrerà in vigore, più precisamente il 6 ottobre 2012, il decreto nr. 161 del 10 agosto 2012 contenente le semplificazioni per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo.

Alla notizia farete spallucce, giustamente, ma credo sia interessante capire cosa ci sia dentro questo scarno testo di legge.

Il regolamento va a ridefinire cosa è rifiuto e cosa non lo è nell’ambito degli interventi di scavo, sbancamento, perforazione e trivellazione.

Chiariamo subito: sulla questione esiste un lungo e acceso dibattito e una, molto complessa, produzione normativa. Alla base, un euro-concetto logico e credo, assolutamente condivisibile: non portare in discarica materiale che può essere recuperabile o addirittura materie considerate sottoprodotti.

Un operaio dell’Ilva, Giuseppe Raho, di 34 anni, ha subito ustioni di primo grado in seguito allo scoppio delle scorie incandescenti di un contenitore denominato “paiola”, all’interno del reparto Grf (Gestione recupero ferro), uno di quelli sottoposti a sequestro lo scorso 25 luglio dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria che vede i vertici aziendali e societari dell’Ilva accusati di disastro ambientale. Secondo la versione fornita dai sindacati, l’operaio stava ripulendo con un’attrezzatura speciale montata su un escavatore l’interno di un convertitore di acciaieria quando, improvvisamente, sono saltati alcuni pezzi di scorie incandescenti che hanno rotto il vetro della cabina di guida dell’escavatore. In questo reparto la pulizia dalle scorie di convertitori e siviere avviene utilizzando martelli pneumatici particolari, con i quali gli operatori frantumano le scorie che, durante il processo di lavorazione, si solidificano all’interno dei grandi contenitori usati nel ciclo siderurgico. 

 

Il presidente del consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese ha firmato oggi il decreto di scioglimento dell’Assemblea, dopo le dimissioni ufficializzate ieri dalla governatrice Renata Polverini pervenute ieri sera alle ore 19. “Il decreto – si legge nella nota dell’area informazione della Pisana – è in via di notifica a tutti i consiglieri e verrà pubblicato sul Burl. Il Consiglio, da qui in avanti, potrà esaminare solo atti dovuti, urgenti e indifferibili, ed è tenuto a garantire l’ordinaria amministrazione fino al voto. Da oggi il presidente della Giunta ha 90 giorni di tempo per indire nuove elezioni”.

E il sindaco di Roma Gianni Alemanno torna a ribadire: “Io preferirei un unico giorno per le elezioni politiche, regionali e comunali, perchè non abbiamo soldi da sprecare, perchè serve un processo di trasparenza, e perché credo che gli elettori siano maturi per votare in un giorno solo”. 

L’ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Lazio ha anche nominato segretario generale vicario l’avvocato Costantino Vespasiano, attuale direttore del Servizio legislativo, quindi già in organico come dirigente di prima fascia. Ricoprirà questo incarico fino all`insediamento del nuovo Consiglio.

 

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