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Certo non è stato The Dabate del ‘60, il dibattito in cui Nixon, sudatissimo, avvolto nei rigagnoli di cerone, diceva cose anche intelligenti; ma era sopraffatto dalla controffensiva del folgorante John Kennedy che non diceva cose intelligentissime ma le diceva con uno charme innaturale. Al punto che i commentatori non badarono ai contenuti, ma al contenitore, e Nixon pareva estratto da un sarcofago: “ Oddio, sembra che l’abbiamo sepolto ancora in vita…”. 
Certo, il “confronto finale” fra Matteo Renzi e Pieluigi Bersani non è stato epocale. Ma s’è dimostrato, inconsuetamente, una bella pagina di civiltà televisiva. Non accadeva da tempo, a Raiuno. Tecnicamente possiamo segnalare lo studio rubato a SkyTg24 specie nei colori e nel  ritmo, e la piccola genialata di coinvolgere elettori e -soprattutto – comitati degli schieramenti opposti nelle domande che richiedevano risposte sincopate, date con la bombola d’ossigeno (3 minuti per l’appello finale, 2 per i questiti lungo, 30 secondi per quelli brevi). Tra l’altro, se tocchi Bersani sulle liberalizzazioni, ti rendi conto che. nella materia specifica, Pigi è un drago (io gli devo la portabilità del mio mutuo, Montezemolo quella del suo treno…); e se lasci sfogare Renzi sulle contraddizioni del Pd dall’irrealizzata legge sul conflitto d’interesse alle devastante riforma Berlinguer, be’ contribuisci a rendere  lo spettacolo di due che parlano davanti a un leggio,  finanche emozionante. Ci sono un sacco di elementi che consegnano questo dibattito se non agli onori della storia, a quelli della buona cronaca.
Renzi in maniche di camicia per non apparire un impiegato del catasto;  Bersani in giacca blu che in tv sembra  marron e che lascia passare l’idea di una persona perbene lasciatosi soggiogare dai suoi oligarchi e che ora vuole  affrancarsi; la Monica Maggioni moderatrice metà donna metà sedia ma incalzante e abbastanza sexy fiera di “essere cittadina di un paese normale”; l’applauso di parte ma discreto sulle domande dal web;le battute sui tacchini sul tetto e i passerotti (Bersani) e quelle su Pericle, Fiorito, Fede e la Santanchè (Renzi), roba che non è farina del sacco degli spin doctor checché ne dica Vittorio Zucconi su Repubblica; infine lo snodarsi di un dibattito onesto che finisce nelle scuse al parroco (Bersani) per lo sciopero sacrosanto dei chierichetti, e in quelle al fratello medico (Renzi) costretto a lavorare in Svizzera invece che nella città dove Matteo fa il sindaco: tutto, qui, ha insufflato nello spettatore un’idea di quella democrazia che la politica aveva da tempo inumato. Nessuno s’è azzannato, solo qualche uppercut ben assestato nelle regole e nel rispetto. Nessuno che ha accusato l’altro di atti inesistenti come fece la Moratti con Pisapia. Nessun neo, in una serata mediaticamente perfetta. Il mio primo pensiero è stato: “Chissà se nel Pdl riusciranno a fare lo stesso…”; il secondo pensiero era sull’Ansa battuta subito dopo: “Pdl, le Primarie saranno annullate”. E poi dice, come diceva Totò, che uno si butta a sinistra…

Lo ammetto: come diceva Ennio Flaiano, l’insuccesso mi ha dato alla testa. A furia di rispondere a lettori che non mi leggono affatto ma – come qualcuno ha candidamente ammesso – si limitano ad accanirsi sui titoli dei miei post, ho pensato di dargli in pasto il titolo più stupido che mi venisse in mente: così potranno sfogarsi su quello e, sempre senza fare la fatica di leggermi, far impennare la mia modesta audience. L’unico problema, semmai, diventa scrivere un post che giustifichi un titolo così idiota: ma per fortuna la cronaca italiana mi fornisce un ricco materiale.

Ad Arcore durante le serate “facevamo anche un ‘trenino‘ cantando ‘pe-pe-pe-pe-pè”. E’ la rivelazione di Imma De Vivo, una delle due gemelle ospite ad Arcore e che insieme alla sorella è stata una delle destinatarie dei generosi bonifici di Silvio Berlusconi alle Olgettine. “Comunque nessuna scena a sfondo sessuale, era solo un trenino allegro”. La showgirl napoletana, rispondendo alle domande come teste nel processo cosiddetto Ruby bis, a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, ha spiegato anche che quando in alcune intercettazioni le ragazze parlavano di “benzina” si riferivano agli “aiuti” economici che volevano e ottenevano dal Cavaliere. E a volte, sempre stando alle testimonianza, l’ex premier diceva loro che non poteva aiutarle, “non c’era benzina” insomma. Anche Imma ha detto che percepisce “2.500 euro al mese” così come le altre ragazze che hanno preso parte alle serate ad Arcore. “L’affitto dell’appartamento in via Olgettina me lo paga il Presidente, attraverso Spinelli”. 

 

Gianfranco Fini non molla la poltrona. Neanche le nuove carte sulla transazione della casa di Montecarlo, pubblicate da L’Espresso, lo scollano dalla poltrona. “Vado avanti a testa alta”, ha detto il presidente della Camera. E ancora: “Non ho mai mentito agli italiani”. Ma se sul piano politico e giudiziario, lo scandalo della casa non sposta di un centimetro Gianfranco, la questione lo turba parecchio dal punto di vista dei suoi rapporti familiari. Nella giornata di ieri giovedì 18 ottobre, Fini ha detto di essere profondamente amareggiato per certi comportamenti e ha, di fatto, scaricato la sua compagna Elisabetta (da cui ha due figlie) e il cognato Giancarlo. 

Abile retromarcia  Insomma, Gianfranco si è smarcato dai Tulliani. Eppure, due anni fa, nel luglio del 2010, quando scoppiò il caso della casa di Montecarlo, Fini affidò la sua difesa a una lunga nota di otto punt pubblicata sul Corriere della Sera. Nel quarto di questi punta dava credito al cognato Giancalo, infatti, scriveva: “Nel 2008 il Sig. Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una società era interessata ad acquistare l’appartamento, notoriamente abbandonato da anni”. Insomma, all’epoca  Gianfranco si era fidato delle conoscenze e delle competenze del cognato attribuendogli, nessun dubbio lo aveva sfiorato. Epuure è  lo stesso Giancarlo Tulliani che adesso, con una retromarcia da politico navigato, scarica. E’ su di lui che addossa tutte le responsabilità dello scandalo.

 

 

 

“E’ da un anno e mezzo che con Casaleggio non parlavo. Più persone che avevano a che fare sia con lui che con me, persone delle quali mi fido, mi raccontavano, che secondo lui ero in procinto di passare con Pd. Se con Grillo ne parlavo? Certo, ma lui cercava di tranquillizzarmi. Lo giustificava sul piano caratteriale. Con Casaleggio no, era impossibile per me parlarci. E da tempo. Ho provato senza successo. Paradossalmente ci siamo sentiti il giorno della messa in onda di Piazzapulita, prima della bufera”.

“Se la consigliera non si dimette vi autorizzo a prendermi per il culo”, diceva questa estate l’editorialista de Il Giornale. Oggi, dopo che l’ex igenista dentale ha fatto il suo rientro al Pirellone, “per seguire gli ideali di Silvio”, Feltri non si sottrae: “Anche il culo flaccido può essere un ideale”

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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La conferenza stampa di Antonio Conte dopo le prime informazioni su un suo coinvolgimento nella vicenda Calcioscommesse.


pubblicato da Libero Quotidiano

Quando Conte diceva: "Sono tranquillo"

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Era l’ufficiale pagatore delle Olgettine, delle Papigirls e oggi è teste nel processo Ruby. E di soldi, circa 20 milioni di euro, portati ad Arcore tra il 2009 e il 2010 parla il ragioniere Giuseppe Spinelli, da sempre il contabile che si occupa del portafoglio personale dell’ex premier. Un legame così stretto che l’ufficio di Spinelli, che recava una targhetta che ricordava la pertinenza della presidenza del Consiglio, non fu perquisito il giorno dell’avviso di garanzia al Cavaliere, il 14 gennaio 2011.

Qualche giorno fa era con lui durante la “fuga” dal Pirellone. Renzo Bossi aveva appena dato ufficialmente le dimissioni. Uscito dal retro, è balzato su un’auto, al suo fianco lei, Silvia Baldo. Trentadue anni, alta, capelli neri e occhi chiari, si è trovata nella scomoda posizione di donna del “Trota che ruba”. Così come non comodo deve essere stato succedere alle due precedenti “miss Trota”: Elena Morali, biondissima ex pupa dei reality di Mediaset e Elena Cartella, ex Miss Padania che al Bossi junior ha poi preferito Supermario Balotelli.

Nove anni fa, quando era una veterana degli spot televisivi, la Baldo così parlava: «Un uomo per piacermi deve essere sensibile, allegro, solare, giocherellone e affidabile. Alla bellezza non faccio assolutamente caso. Però deve essere uomo». Aveva 23 anni, allora. Molti la ricorderanno per uno spot che fece però molto più giovane, quando di anni ne aveva 12 e si attaccava al citofono per chiedere alla mamma di un amico: “C’è Gigi? E la Cremeria?”.  A 14 anni era poi entra a far parte del corpo di ballo di Buona domenica e aveva girato un altro spot di successo, quello degli elettrodomestici Rex: la famiglia in tavola, una figlia che mangia solo insalata perché «vuole far la modella». Quella ragazza è appunto, Silvia Baldo. Poi altre comparsate televisive e un centinaio di televendite.

 

L’ex ministro dell’Economia era a conoscenza, insieme all’ex leader della Lega, degli investimenti dei fondi della Lega all’estero, inclusi in Tanzania. E diceva: “fate bene a diversificare perchè tra due mesi l’euro salta”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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