Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

dichiarato

Il fascicolo del processo Telecom sembra essere un pozzo senza fondo: a scavare tra le carte si trovano infatti sempre nuovi indizi che sembrano confermare come la genesi di Calciopoli sia da individuare a Milano. E l’ultima scoperta fatta dall’avvocato Gallinelli e da lui raccontata a Vaciago di Tuttosport riguarda una richiesta fatta dal PM Boccassini al CNAG (Centro Nazionale Autorità Giudiziaria) di Milano ed in particolare indirizzata a Ghioni.
L’avvocato Gallinelli, rispondendo a Vaciago, precisa:
“Analizzando fra gli atti del Processo Telecom è emerso un documento nel quale la PM Ilda Boccassini richiede dei file di logs. Si tratta di una richiesta che, ritualmente, viene effettuata dalla Polizia Postale della Lombardia verso Telecom, all’ufficio per l’acquisizione del traffico telefonico. Il fax è indirizzato a Fabio Ghioni, uno dei personaggi chiave del processo Telecom, un membro del famoso Tiger Team. Quello che in sede di udienza preliminare, durante l’incidente probatorio, ha detto al GUP Panasiti che attraverso il sistema Radar si potevano alterare i tabulati, creando un contatto tra due utenze telefoniche mai avvenuto”.

Che cos’è un file di log?
“In pratica è un tabulato telefonico con le chiamate effettuate e ricevute, i numeri telefonici, i nominativi delle utenze, la durata delle chiamate, gli eventuali sms e anche gli spostamenti fisici della scheda, tracciando le celle a cui si aggancia la scheda: è una radiografia molto più approfondita di un semplice tabulato”.
L’aspetto interessante di questa nuova scoperta è che di questa richiesta, e del relativo file di log, vi saranno molto probabilmente tracce in quel famoso fascicolo archiviato con modello 45 (che si usa per dichiarazioni di nessuna rilevanza penale) presso il Tribunale di Milano. Fascicolo che si riferisce all’indagine aperta dal PM Boccassini dopo aver sentito come teste l’ex arbitro amico di Facchetti, Danilo Nucini. La vicenda è ormai nota e più volte ne abbiamo parlato. In particolare ci è utile riassumere i fatti, riportando quanto da noi scritto lo scorso 4 novembre 2011.

Le dichiarazioni dell’ex fischietto bergamasco sono state archiviate in un modello 45 impenetrabile e protetto dall’assalto delle richieste degli avvocati Morescanti e Gallinelli che ne hanno, a più riprese, chiesto copia. Di quell’incontro ha riferito lo stesso Moratti a Borrelli, all’epoca capo ufficio indagini della FIGC, quando è stato sentito il 3 ottobre 2006. Moratti ha dichiarato: “In tale epoca il compianto Giacinto Facchetti mi riferì di una serie di colloqui da lui avuti con l’arbitro Nucini il quale, a dire del Facchetti, gli manifestava l’esistenza di un clima arbitrale non particolarmente favorevole all’Inter. […] Ricordo inoltre che il Facchetti mi disse che Nucini gli aveva raccontato di essere stato una volta accompagnato al cospetto di Moggi a Torino dove quest’ultimo gli aveva offerto la disponibilità di una utenza telefonica cellulare. […] Ritenni opportuno fare delle verifiche in merito e a tal fine mi rivolsi a Tavaroli… […] Colloco i fatti di cui ho detto verso la fine dell’anno 2002. Verso la metà del 2003 il Facchetti mi rappresentò l’intenzione di denunciare i fatti riferitigli dal Nucini alla Procura della Repubblica. Mi opposi ad una tale soluzione…” (pagine da 11 a 13 del ricorso di De Santis contro l’Inter).
Peccato che quattro anni dopo Moratti sia stato smentito dall’amico e socio Tronchetti Provera che, nella sua deposizione del 9 marzo 2010, nell’ambito del processo Telecom condotto dal GUP Mariolina Panasiti, ha ammesso di aver creato “il canale” con Tavaroli e dichiarato: “Moratti aveva richiesto immediatamente un aiuto alla Procura della Repubblica, perché c’era un arbitro che raccontava di strane storie a Facchetti, però questo arbitro cambiò idea, non raccontò più nulla e quindi cadde il tutto… La prima cosa che fece Massimo Moratti fu di andare dalla dottoressa Boccassini a raccontare questa vicenda. La dottoressa Boccassini gli suggerì di far venire questo giovane arbitro a denunciare la cosa”.

Nucini a Napoli, durante la sua seconda testimonianza, ha dichiarato di essere andato dalla Boccassini a fare due chiacchiere e a parlare di calcio, e di aver portato con sé un articolo di Antonello Capone, che era stato pubblicato il 13 febbraio 2004 su La Gazzetta dello Sport, nel quale si commentavano alcune dichiarazioni rese da Casarin a Telelombardia il 10 febbraio.
Dalle parole di Nucini avevamo dedotto che quell’incontro fosse avvenuto sicuramente dopo il 13 febbraio 2004. Tuttavia Tronchetti Provera ha dichiarato in tribunale che, dopo le confidenze di Nucini a Facchetti, Moratti chiese “immediatamente un aiuto” alla dott.ssa Boccassini. Quindi questo incontro Moratti-Boccassini dovrebbe essere avvenuto ad inizio 2003, visto che a fine 2002 presso gli uffici Saras c’era stato l’altro fatidico incontro, quello in cui la Boccassini avrebbe consigliato a Moratti di far andare Nucini in tribunale per denunciare la cosa. Ma fra il colloquio tra Moratti e la Boccassini e quello della stessa Boccassini con Nucini sarebbero intercorsi molti mesi, se diamo credito al racconto fatto da Nucini a Napoli. Come mai tutto questo tempo tra i due eventi? Forse Moratti non si recò immediatamente dalla Boccassini dopo aver saputo da Facchetti del racconto di Nucini? O più semplicemente Nucini non ha mai raccontato nulla a Facchetti prima della metà del 2003 come dice Moratti? E allora, in quest’ultimo caso, Moratti va dalla Boccassini nella seconda metà del 2003?

Tutta questa vicenda sembra un rompicapo con pochi punti fermi, uno su tutti: l’indagine illegale del Tiger Team venne realizzata a partire dal gennaio 2003, quando Nucini non avrebbe ancora incontrato né Fabiani (incontro che Nucini descrive come il primo abboccamento della cupola e che colloca dopo Cosenza-Triestina del 16/03/2003 ) né tanto meno Moggi, visto che Nucini colloca il 25 settembre 2003 il colloquio al Concord. Ricordiamo, ad onor del vero, che il racconto di Nucini non è stato ritenuto affidabile da parte del tribunale di Napoli. La ricostruzione più logica in base alle prove ed alle dichiarazioni raccolte potrebbe essere la seguente:
Fine 2002: in casa Inter decidono di indagare sulle voci ed illazioni a carico di Moggi e degli arbitri, senza che Nucini avesse fatto alcuna dichiarazione. L’indagine illegale parte ad inizio 2003 e finisce dopo pochi mesi, senza scoprire niente di quanto sospettato (pagamenti di Moggi agli arbitri).
Metà 2003: Nucini, amico di Facchetti, racconta la sua insoddisfazione per come vanno le cose all’AIA. Facchetti lo incarica di indagare per suo conto e di riferire su De Santis e gli altri della combriccola romana.
Fine 2003: Moratti si reca dalla Boccassini che gli dice di far andare in Procura Nucini.
Inizio 2004 (dopo il 13 febbraio): Nucini viene sentito dalla Boccassini che apre il fascicolo d’indagine.

Adesso, con quest’ultimo documento scoperto nel fascicolo Telecom, sappiamo che il decreto di acquisizione del file di log è del novembre 2004, mentre il fax indirizzato a Ghioni è del maggio 2005. Sembra quindi che quando la dottoressa Boccassini stava ancora indagando sulle dichiarazioni di Nucini (che a Napoli dichiarò che con la dottoressa Boccassini parlarono amabilmente di calcio in genere) l’indagine di Napoli su Calciopoli fosse già partita. Il mistero si fa ancora più fitto e la “secretazione” del modello 45 sulle dichiarazioni di Nucini non fa altro che alimentare i sospetti di un collegamento tra le indagini milanesi e quelle napoletane-romane di Auricchio, Narducci e Beatrice.

Ma l’analisi di Gallinelli ha restituito un altro importante indizio che potrebbe minare alle fondamenta l’indagine di Calciopoli. La questione riguarda le famigerate schede svizzere e il metodo utilizzato dagli inquirenti per effettuare gli abbinamenti tra le singole SIM e gli imputati. Di Laroni dichiarò di aver effettuato tale lavoro totalmente a mano, con i fogli Excel, usando il famoso “olio di gomito”. Tuttavia dall’analisi dei risultati, con particolare riferimento alla veste grafica con cui i risultati furono allegati alle informative, è forte il sospetto che per tale lavoro possa essere stato usato un software, in particolare il famoso “Analyst” che, come dichiarato dallo stesso Di Laroni a Napoli, era solitamente usato da alcuni consulenti della Polizia Giudiziaria, in particolare da Gioacchino Genchi. La grafica e le iconcine infatti sono molto simili a quelle contenute nelle consulenze allegate all’inchiesta “Why Not”, condotta da De Magistris (amico intimo di Auricchio), il quale si avvaleva proprio della collaborazione del superconsulente Genchi. E’ ipotizzabile dunque che qualche consulente abbia collaborato con gli uomini di Auricchio per la lavorazione dei tabulati? E se, come sembra, questa circostanza potrebbe essere confermata, perché non hanno firmato personalmente le perizie, evitando di farsi interrogare a Napoli e lasciando tutto sulle spalle di Di Laroni? Dalle analisi di Gallinelli emerge forte il sospetto che i tabulati possano essere stati reperiti attraverso canali non ufficiali. Se così fosse, è possibile che i consulenti possano aver rifiutato di apporre la loro “firma” in calce a quel lavoro di analisi che, come i lettori ricorderanno, conteneva più di una contraddizione.

Fonte: Redazione JU29RO.COM

 

Altro che cinesi in vista. E’ stato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a smentire il presidente della Stretto di Messina spa,Giuseppe Zamberletti, che all’indomani della decisione del governo Monti di congelare il progetto per due anni, aveva dichiarato che per finanziare la costruzione del Ponte sullo Stretto “c’è un interesse accertato non solo del fondo sovrano di Pechino China Investment Corporation, ma anche di imprese di costruzione e fornitura cinesi”, citando anche società di costruzioni come la China communication and construction company (Cccc).

Blitz in aula per l’imputato Silvio Berlusconi. Il leader del Pdl, che in questi giorni si sta concedendo poco alla politica, domani sarà in aula a Milano per il processo sul caso Ruby in cui risponde dei reati concussione e prostituzione minorile. Non è ancora chiaro però se l’ex premier si presenterà  per rendere dichiarazioni spontanee o semplicemente per partecipare all’udienza nella quale sono previsti testimoni della difesa. L’ex presidente del Consiglio aveva già chiarito che non si farà interrogare nel processo ma che renderà solo dichiarazioni spontanee.

Giovanni Luca Montanino

Caro Ridge, addio! Anzi, arrivederci. Sempre che riusciremo a riconoscerti. Non si placa il fiume in piena di indiscrezioni relativo al destino del personaggio più amato delle soap in Italia: l’ormai mitologico Ridge Forrester. Quel che è certo è che, per ora, l’attore che da 25 anni gli presta il volto, Ronn Moss, si ritira dal set (la scorsa settimana in America è andata in onda la sua ultima puntata). Stando a quanto dichiarato, però, da Bradley Bell – lo sceneggiatore capo dell’immarcescibile soap opera Beautiful – Ridge non morirà: tornerà prima o poi, forse senza Ron Moss

Ed è proprio questo il punto: secondo alcune indiscrezioni riportate dal sito Condè Nast style.it (e non ancora confermate dall’ufficio stampa americano della serie), i produttori avrebbero già optato per un’operazione di recasting. Vale a dire che Ridge potrebbe essere interpretato da un nuovo attore, non ancora scritturato. 

Rampollo di una delle famiglie più ricche e in vista del jet set losangelino, creativo di successo e sciupa femmine di professione: da 25 anni il pubblico italiano segue l’epopea di questo eroe trans generazionale, eternamente combattuto tra i due amori della sua vita, la bionda Brooke e la mora Taylor. Riuscirebbero le signore telespettatrici ad affezionarsi a un nuovo interprete, magari sprovvisto di quell’inconfondibile mascella volitiva e di quei pettorali scolpiti che sfidano il tempo e la forza di gravità?

Il mese scorso l’attore Ronn Moss ha gettato nello sconforto i tele maniaci di tutto il mondo, annunciando la fine del suo percorso a Beautiful: «Voglio dedicarmi a una rinascita – ha dichiarato –, a questa nuova vita». Moss si riferiva al progetto di un tour europeo con la sua band, i Player (prima di diventare attore, verso la fine degli anni ’70, ha esordito proprio come bassista), ma anche a una piccola serie web intitolata Il garage di Ronn, basata su interviste ad artisti e musicisti. E a chi gli chiedeva se non fosse anche una questione di salario, l’attore ha risposto: «È un pezzo del puzzle».

In America, nel frattempo, sugli schermi della Cbs, è andata in onda l’ultima puntata interpretata da Ronn Moss (in Italia la vedremo tra un anno circa), in cui Ridge sposa Brooke per la settima volta. I due partono per la luna di miele (l’ennesima!), ma solo la conturbante Logan torna dal viaggio. Per qualche misterioso motivo, Ridge scompare, lasciandola vedova (salvo preannunciati colpi di scena) e pronta a nuove traversie sentimentali. Insistenti rumor, infatti, indicano il dottor Meade, chirurgo ortopedico interpretato da Jon Hensley, come nuova fiamma di Brooke. Attenzione, però, perché a un certo punto Ridge riemergerà in superficie (come successe anni fa alla rediviva Taylor) e rimettere tutto in discussione. 

Oltre all’addio di Ronn Moss, è stato ufficializzato anche un altro clamoroso forfait: quello di Susan Flannery, alias Stephanie Forrester. Sulla fine riservata alla storica matriarca, però, gli autori non si sono ancora sbottonati: «Non abbiamo ancora scritto l’uscita di scena di Susan – ha dichiarato Bradley Bell –, ma posso dire che sarà un grande tributo a una donna e a un personaggio che hanno fatto parte delle nostre vite».

 

 

Da San Paolo, in Brasile, Sergio Marchionne risponde al ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: “Sono felice che si sia reso conto dei grandi risultati della Fiat in quel Paese – ha dichiarato l’ad di Fiat -. Certamente non gli sarà sfuggito che il Governo brasiliano sia particolarmente attento alle problematiche dell’industria automobilistica. Sono sicuro che il ministro sappia che le case automobilistiche che vanno a produrre in Brasile possono accedere a finanziamenti e agevolazioni fiscali”. Una bordata. Un messaggio diretto: il manager italo-canadese chiede (altri) aiuti al governo, invoca delle agevolazioni per il gruppo e per l’industria automobilistica.

I finanziamenti – “In particolare – ha proseguito Marchionne – per lo stabilimento nello stato di Pernambuco, in corso di costruzione, la Fiat riceverà finanziamenti fino all’85% su un investimento complessivo di 2,3 miliardi di euro. A questi si aggiungeranno benefici di natura fiscale, quando sarà avviata la produzione di automobili, per un periodo minimo di 5 anni”. Per la Fiat, sottolinea l’ad, “l’ultima operazione del genere in Italia si è verificata all’inizio degli anni novanta per lo stabilimento di Melfi. Sappiamo bene – ha chiosato il manager del Lingotto – che, considerando l’attuale quadro normativo europeo, simili condizioni di finanziamento non siano ottenibili nell’ambito dell’Unione europea”.

La domanda – Marchionne, di fatto, risponde alla domanda di Passera, che aveva richiesto di ricevere aggiornamenti concreti sui piani dell’azienda: “Fiat aveva espresso dei progetti di investimento importanti e mi auguro che su questo, sabato, avremo delle risposte”, aveva dichiarato il ministro in vista del summit di sabato 22 settembre. L’ex ad di Banca Intesa aveva dichiarato che “il mercato brasiliano, per le sue regole, è abbastanza chiuso rispetto al resto del mondo, e qui Fiat ha espresso una leadership riconosciuta. L’Italia è un altro mercato molto importante, ma è anche molto più di un mercato. La lunga storia di Fiat in Brasile dimostra che quando si lavora con determinazione nel seguire lo sviluppo di un Paese, nei momenti facili come in quelli difficili, si possono raggiungere ottimi risultati”.

La polemica – Marchionne, nei giorni scorsi, aveva ribadito di “voler sopravvivere alla tempesta con l’auto di quella parte dell’azienda che va bene in America del Nord e del Sud”. Quindi era arrivata la replica di Passera, la frase “incriminata” che ha innescato la risposta dell’ad che, di fatto, chiede agevolazioni: “Non sta scritto da nessuna parte – disse il ministro – che in Europa non si può guadagnare costruendo automobili, tanto è vero che si contano diversi casi positivi e di successo. Sono certo che la Fiat abbia la volontà di produrre con successo anche in Italia e in Europa”.

 

Rupert Everett, dall’alto della sua “frocitudine” ricca e privilegiata, tuona contro l’adozione da parte di coppie gay: «Non riesco a pensare niente di peggio che essere cresciuto da due papà». Opinione legittima, per carità, ma che sa di boutade pubblicitaria per un signore che negli ultimi anni è sparito dal giro cinematografico che conta. Un’analisi così semplicistica e arruffona ce la si aspetta da Scilipoti o Giovanardi, non certo da un uomo di cultura, omosessuale dichiarato, che dovrebbe quantomeno argomentare il perché di questa posizione controcorrente all’interno della comunità LGBT.

Berlusconi alla Convention dei Liberali Popolari del Pdl (La Presse)L’ultima cosa che serve all’Italia

Silvio Berlusconi probabilmente si candiderà come Presidente del Consiglio per la settima volta

Testata: The Economist
Data di pubblicazione: 21 luglio 2012
Tradotto da Chiara Lo Faro e Loredana Spadola per italiadallestero.info

Ben poche cose potrebbero essere peggiori per l’Italia e per la sua credibilità (anche in termini finanziari) della prospettiva che gli investitori passino i prossimi nove mesi a domandarsi se Silvio Berlusconi ritornerà come Presidente del Consiglio. Eppure è sempre più probabile.

La leggenda di Batman giunge al termine. E secondo quanto dichiarato da tutti i protagonisti, la conclusione sarà epica. Dal 29 agosto, The Dark Knight Rises, il film che chiude la trilogia firmata Christopher Nolan sull’Uomo Pipistrello, verrà distribuito in Italia. Nel cast i veterani Christian Bale, Gary Oldman, Michael Caine e Morgan Freeman, new entry per Tom Hardy, che interpreterà il cattivissimo Bane e una sensualissima Anne Hathaway, nei panni di Catwoman.


pubblicato da Libero Quotidiano

The Dark Knight Rises, l’ultimo capitolo del Cavaliere Oscuro

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

E’ già la seconda volta in una settimana che La Zanzara pizzica un siculo illustre che si dichiara estimatore delle droghe leggere. Era già successo con Raffaele Lombardo, il governatore dell’isola, che intervenendo nella trasmissione di Cruciani a Radio 24 aveva dichiarato: “Non ho mai provato l’ebbrezza di una canna, sarebbe uno dei tanti piaceri che potrei concedermi quando non sarò più governatore della Sicilia, dal 31 luglio”. Provocatore. E poi aveva rincarato la dose, parlando della sua vita da “pensionato” e prefigurando scenari bucolici piuttosto giamaicani: “Mi dedicherò all’agricoltura e coltiverò anche la marijuana, so che è illegale ma pazienza”. 

“Se ho fatto un tiro?” – Ieri, venerdì 13 luglio, è toccato a un’altra autorità, il giudice Antonio Ingroia, magistrato della Repubblica italiana e procuratore aggiunto di Palermo. L’illustrissimo bacchettatore dei reati altrui era stato interrogato a proposito del rendere legali gli spinelli: “Legalizzazione delle droghe leggere? Un dibattito interessante, non sono contrario. Anzi sono per il sì”, ha dichiarato il magistrato. Aggiungendo: “E poi Roberto Saviano ha spesso delle buone idee”. Il riferimento è all’articolo di Saviano su L’Espresso che ha riportato in auge la questione, insieme alle dichiarazioni dello stimatissimo oncologo Umberto Veronesi. Cruciani non si è lasciato sfuggire l’occasione, e ha chiesto a Ingroia se ci fosse dell’interesse personale, diciamo, nello sposare la causa. Il magistrato si fa o si è mai fatto una canna? Risposta: “Se ho fatto un tiro? Cose della gioventù e sono cose così lontane nel mio passato che il ricordo è molto sfumato”. Ma sufficiente positivo, evidentemente.

 

Un caos senza fine. Scuole con un minimo di 1000 iscritti? Lo aveva imposto l’ex ministro Tremonti allo scopo di ottenere un risparmio di 63 milioni di euro, l’attuale governo lo sta attuando, ma la consulta accogliendo il ricorso di sette Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Puglia, Basilicata e Regione Sicilia) ha dichiarato il provvedimento incostituzionale. I giudici hanno censurato il fatto che lo Stato abbia stabilito “soglie rigide” che “escludono le Regioni da qualsiasi possibilità di decisione”.

Archivi