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differenziale

Dopo essere sceso fino a 292 punti base, il differenziale si riassesta sopra la soglia psicologica di 300 punti. Preoccupazione sulla solidità della ripresa economica americana, dopo la pubblicazione dell’Ism deludente. GRAFICO EUR/USD

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Borsa Milano cauta, spread verso 310. Euro sopra $1,30

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Soffrono i titoli di stato: differenziale Btp-Bund +10 punti base. Timori sul piano di aiuti alla Spagna e sul buco del debito greco maggiore del previsto. Nell’occhio del ciclone dopo la vicenda Fabbrica Italia, Fiat cede terreno. Euro in netto calo.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Borsa Milano in rosso, Spread sopra quota 350

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di Maurizio Belpietro

Chi sta al governo dovrebbe essere costretto a passare qualche ora alla settimana dentro un supermercato o, meglio ancora, in un mercato rionale. Così forse si renderebbe conto di quali siano le ricadute delle sue decisioni sulla vita della gente comune. Non c’è infatti niente di meglio che far la fila alla cassa o al banco della carne per capire gli umori della gente, la sofferenza, le difficoltà e anche le piccole e grandi speculazioni di cui gli italiani sono vittime. Altro che spread, euribor, fiscal compact e altre parole che sono entrate a far parte in pochi mesi del nostro linguaggio. Se si vogliono misurare la temperatura dell’economia reale e l’andamento dei mercati finanziari è meglio dare una controllatina ai prezzi esposti sul bancone, gli unici che pesano sui portafogli del 99 per cento dei consumatori.

 E a questo proposito un’occhiata a quanto costano gli ossi non sarebbe male. Non sto scherzando. In vita mia non ne ho mai messi nel carrello, ma ho scoperto non senza stupore che c’è chi li vende. Domenica infatti un pensionato sulla settantina mi si è avvicinato e mi ha mostrato un vassoio di polistirolo impacchettato ed etichettato. Prezzo: un euro e venti. «Si rende conto di quanto li fanno pagare?», mi ha domandato, mostrandomi un osso. Non ho avuto il coraggio di chiedergli se fosse per il cane o per il bollito, ma ho pensato che un euro e venti, tradotti, corrispondevano a  circa 2.400 lire. «Prendo 600 euro di pensione», ha continuato il mio occasionale amico. «Se non arrotondassi facendo qualche lavoretto, come potrei farcela?».

Già, e poi uno si domanda perché esiste il nero, gli artigiani non rilasciano la fattura e una parte del prodotto interno lordo ufficialmente non esiste. La risposta è semplice. C’è un pezzo di Paese che fa il furbo e guadagna senza rilasciare gli scontrini e le fatture, arricchendosi sulla pelle degli italiani. Ma esiste un altro pezzo di Paese che se pagasse tutto, se versasse tutte le tasse e tutti i contributi, morirebbe di fame. Piccole imprese o anche semplici pensionati che si arrabattano sarebbero costretti a chiudere bottega, perché lo Stato da loro vuole troppo. E a quanto pare non sono il solo a pensarla così, se anche un giudice ha mandato assolto un imprenditore che non aveva pagato l’Iva. Il mancato versamento è stato giudicato una misura necessaria per garantirsi la sopravvivenza. Come Libero ha spesso sostenuto, di troppe tasse si può morire e adesso c’è perfino una sentenza che lo riconosce.

Tuttavia, tornando al pensionato incontrato al supermercato, oltre al peso delle imposte che spinge tante persone ad arrotondare lontano dagli occhi del fisco, esiste anche un’altra questione ed è quella dei prezzi. Dalla benzina agli alimenti, nessuno pare preoccuparsi se i listini aumentano. Ministri e banchieri sembrano guardare solo allo spread, come se lo spread fosse un cibo di cui nutrirsi. In realtà, più che al differenziale tra i tassi dei nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, dovremmo badare all’inflazione, ovvero alla corsa dei prezzi. Perché, nonostante il crollo dei consumi, l’inflazione non scende? Eppure le leggi economiche sono semplici: se non c’è richiesta il valore dell’offerta diminuisce; al contrario, se ci sono molti acquirenti, il valore dell’offerta sale. Ma da noi non è così, perché chi offre tende a speculare, approfittando della mancanza di controlli. Così, i prezzi alla pompa salgono e gli ossi arrivano a costare anche un euro e venti. Mi confida uno dei più importanti economisti italiani: «Fossi Monti, più che del differenziale con i Bund, io mi preoccuperei del differenziale dei prezzi italiani con quelli degli altri Paesi». È lì che si consuma la ricchezza. O, meglio, che qualcuno si prende la ricchezza nostra e dei pensionati.

Lo spread tra Btp e Bund è a 545 punti base con un rendimento del 6,6%. In forte aumento anche il differenziale tra Bonos e Bund a 649 punti base, con un tasso del 7,73%.

Milano: indici in calo
Avvio all’insegna della volatilita’ per Piazza Affari. Dopo aver oscillato
intorno alla parita’ il Ftse Mib cede lo 0,49% e il Ftse All Share lo 0,57%.

tovato su: Il Denaro

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Lunedì nero in Europa. Tutte in deciso ribasso in chiusura, anche se in recupero sui minimi della giornata, le principali borse del vecchio Continente sulla scia degli ultimi sviluppi della crisi in Spagna e in Grecia. Milano segna meno 2,76 per cento. Londra termina la giornata in calo del 2,09 per cento; a Francoforte il calo è del 3,18 per cento, mentre Parigi lascia sul terreno il 2,89 per cento. Calo contenuto a Madrid, con meno 1,1 per cento. Sprofonda la Borsa di Atene: meno 7,1 per cento.

Chiude a 516 punti il differenziale tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi. Il rendimento decennale sale al 6,33 per cento. Lo spread tra Btp e Bund “recupera terreno” e chiude al di sotto dei massimi di giornata. L’ultima posizione del differenziale tra Italia e Germania sulla scadenza decennale segna 516 punti base, in aumento
di 16 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì ma in miglioramento rispetto al picco di 528 punti base segnato in mattinata. Il rendimento tra Bund e Bonos spagnoli termina gli scambi a 630 centesimi (top di 642 punti in mattinata). Sulla scadenza decennale il rendimento dei titoli di Stato italiani oscilla intorno al 6,33 per cento.

Mario Monti ha provato a far finta di nulla, a glissare, a dare lezioncine alla stampa che lo pizzica. Lo spread lo riporta a terra, di peso: questa mattina il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi ha sfiorato il massimo di seduta di 500,40 punti base, con un rendimento al 6,13 per cento. Sfondata anche la soglia simbolica, ora c’è da tremare di nuovo, come lo scorso autunno.

Spread fatale – Nell’ottobre 2011 c’era Silvio Berlusconi. L’11 novembre, all’annuncio delle sue dimissioni, lo spread si abbassò di peso a quota 456, sorta di sospiro di sollievo della finanza italiana ed europea dopo settimane di pericolosissimi flirt con quota 500. Arrivò Monti e a marzo il differenziale scese fin sotto quota 300. Tutto risolto, si diceva. Fiducia in Monti, conferma che il problema era Berlusconi. In realtà tutto dipendeva dalle due aste di finanziamento a lungo termine della Bce, che ha immesso liquidi nelle banche per oltre 1.000 miliardi di euro. Un momento felice destinato a finire presto sotto i colpi della crisi, greca, spagnola, italiana. 

Critiche e autocritiche – E Monti? Ancora questa mattina ha provato a scherzare, a minimizzare appunto. In conferenza stampa cita senza nominarlo Il Giornale e spiega: “Vorrei che gli italiani non si facessero fuorviare da interpretazioni fantasiose. Leggo oggi su un quotidiano: ‘Due governi, stesso spread’. Ma ne ha per tutti, il Prof. Per noi di Libero, colpevoli di aver titolato ‘Siamo condannati a 20 anni di Monti’: “L’ho letto, mi ha fatto trasalire. Noto che sottilmente nell’articolo si parla di Ventennio, un termine molto più evocativo. Certo – prosegue con ironia mista a stizza – ci sono tanti modi per lasciare una traccia durevole nel Paese…”. E a Panorama, che in copertina titolava ‘Sei in vacanza, vergognati!’ riferendosi alla presunta idea del governo di ‘toglierci le ferie’ Monti replica: “Non abbiamo intenzione di farlo”, Tutti questi, conclude il premier, sono “titoli ad alta emotività e basso realismo”.

“Sì, siamo delusi” – “Nel novembre del 2011 – elenca poi Monti – lo spread tra Italia e Germania era a 574. Undici mesi prima, nel novembre 2010 era a 160. Ha avuto un aumento di 414. Oggi, rispetto a novembre 2011 siamo a 490. C’è una riduzione, che è certamente deludente, perché me la sarei aspettata molto più rilevante, di 84 punti”. La delusione, mascherata da toni flautati e sobri, assomiglia a una bocciatura per i tecnici: “Abbiamo  sempre pensato che provvedimenti di riforme strutturali e risanamento dei conti avrebbero avuto effetti positivi su crescita e occupazione, ma lentamente, purtroppo ci vorrà ancora un po’ di tempo”. Quello che agli altri premier i mercati non hanno mai concesso. E nemmeno Monti di tempo ne ha poi così tanto.

 

E’ il panico. Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e tedeschi incrementa i guadagni e supera quota 500 punti base. Tassi spagnoli a 10 anni (GUARDA GRAFICO) ancorati al 7,25%, spread a 608.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Lo spread oggi, 20 luglio 2012

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Il differenziale di rendimento tra buoni del tesoro italiani e tedeschi continua a preoccupare. Nelle prime contrattazioni, lo spread tra Btp decennali e Bund equivalenti resta su livelli elevati a 501 punti, a fronte di una chiusura ieri sotto quota 490. Il rendimento + al 6,22%. Poco dopo è sceso a quota 479,1, rispetto ai 482 punti base della chiusura di ieri. Il rendimento dei decennali italiani è al 5,991%.

Il differenziale calcolato sui Bonos spagnoli sale a 573 punti, per un tasso del 6,94%.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e tedeschi sale +1,47% a 484,12 punti base, si riavvicina ai massimi dallo scorso 16 gennaio, a quota 487. Acquisti sui Bund.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Lo spread oggi, 16 luglio 2012

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