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Non si sa ancora se la decisione dei giudici verrà resa nota già domani. Quello che è certo è che quella che si svolgerà sarà un’udienza fondamentale per la risoluzione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sorto tra il Quirinale e la Procura di Palermo. Dopo che il 23 novembre scorso sono stati depositati alla Corte costituzionale gli atti di una memoria illustrativa della procura, la Consulta terrà l’udienza pubblica per esaminare da una parte il ricorso promosso dal capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo che sono state intercettate alcune sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro Nicola Mancino, le cui utenze erano state messe sotto controllo dai pm che indagano sulla presunta trattativa Stato-mafia; e dall’altra per valutare le controdeduzioni dei magistrati palermitani.

Scontri a Gaza tra israeliani e palestinesi: le immagini.


pubblicato da Libero Quotidiano

Le immagini degli scontri a Gaza: morte e distruzione

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Trecentosessantacinque giorni per rimettere in piedi un Paese in crisi posson bastare? Non solo economia per far fronte all’emergenza, ma anche lacrime per i pensionati, studenti sfigati, e precari choosy. Il bilancio dei tecnici è cominciato in trend positivo: non potevano fare peggio del governo che li aveva preceduti. Ma hanno rispettato le attese o deluso i cittadini? Lo abbiamo chiesto a cinque autorevoli commentatori, tutti d’accordo sulla necessità di ridimensionare le altissime aspettative della vigilia.   

In cambio di rigore e sacrifici, il governo tecnico non ha saputo dare all’Italia ciò di cui aveva bisogno. “Insoddisfacente” la spending review, “fumo negli occhi” la legge anti-corruzione, “inefficace” la lotta all’evasione, “eccessivo” l’aumento delle tasse, “timide” le liberalizzazioni, “nessuna strategia” per l’offerta né per l’industria, “dimenticati” ambiente e cultura, per non parlare della scuola e dell’università.

Come ogni arma di distruzione di massa, anche i partiti personali – di Berlusconi, di Bossi e di Di Pietro – contengono il loro dispositivo di auto disintegrazione che prima o poi li dissolve negli strati più remoti dell’atmosfera, trasformandoli in un ricordo e in un monito.

Di regola il dispositivo che deflagra con più efficacia è collocato nell’autobiografia del fondatore, tra il cuore, l’istinto e il portafoglio. Sontuoso è stato l’audafé berlusconiano. Preparato prima dalla bancarotta dell’intero Paese, poi da corruzioni tonanti come sparatorie, infine perfezionato dalla bimbe a tassametro conciate più o meno come le caricature che arredavano il suo giovanile Drive In.

di Luciano Capone

Tra i fenomeni da baraccone del sottobosco di internet stanno riscuotendo un certo seguito Paolo Barnard e le sue teorie paranoiche sull’euro. Secondo Barnard la crisi è stata studiata a tavolino, c’è un complotto “franco-tedesco di 70 anni fa” ordito da economisti filonazisti, e di cui fa parte anche Mario Monti, che mira “alla distruzione del Sud-Europa”. Barnard è un giornalista, ex collaboratore di Report, salito qualche anno fa agli onori delle cronache per una lite con la Rai e Milena Gabanelli e per la conseguente uscita/cacciata dal programma. In quell’occasione la Gabanelli fu da lui gentilmente definita “carogna”, “falsa paladina della libera informazione RaiI”, “traditrice” e “stuoino ai piedi dei padroni di Viale Mazzini”.

“Il debito non esiste” – Ora Barnard ha acquisito notorietà con le sue teorie complottiste anche per l’effetto collaterale di alcune sue apparizioni televisive in cui ha descritto Monti come un “criminale”, affiliato ad una èlite neoliberista che vuole affamare le masse ignoranti. Secondo il Michael Moore de noantri, il piano eversivo che mira alla distruzione degli stati si è diffuso attraverso l’indottrinamento liberista di “giornalisti prescelti come Furio Colombo, Piero Ostellino e Gianni Riotta“. Si apre un mondo ai nostri occhi: Furio Colombo e Gianni Riotta sono pericolosi liberisti in incognito (lo nascondono molto bene) che partecipano ad un piano criminale per la distruzione degli stati. Secondo il giornalista questa dittatura liberista-criminale che governa l’Italia vuol farci credere che la crisi sia dovuta al debito pubblico. È proprio qui che Barnard smette le vesti di Dan Brown (o meglio, di Giulietto Chiesa) e indossa quelle di economista svelandoci il trucco. “La storia del debito pubblico che ha portato alla rovina l’Italia è una bugia colossale”, perché in realtà il debito pubblico non esiste, è una finzione: “Con la lira l’Italia poteva pagare illimitatamente i propri debiti stampando moneta”. E ancora: «Il debito non è un problema, lo Stato inventa il proprio denaro. Il problema è quando lo stato deve pagare un debito reale”.

La macchina stampa-soldi – Barnard sfata questa leggenda secondo cui nessun pasto è gratis e i debiti si debbano pagare davvero: lo Stato può creare ricchezza attraverso una stampante. Secondo la sua teoria di economia basterebbero un po’ di rotative e biglietti di carta per eliminare la fame nel mondo. In pratica la stessa politica economica di Mugabe. Pensavamo che il populismo avesse toccato il fondo con Grillo&co che inneggiano al default argentino. Invece scopriamo che dopo l’Argentina c’è lo Zimbawe.

Fare impresa in Italia non è remunerativo perchè il guadagno non è sufficiente a ripagare il costo del capitale. Al sostenerlo è l’ufficio studi di Mediobanca, la banca d’affari in queste settimane alle prese con il dissesto del gruppo Ligresti. Nel dettaglio,  l’indagine 2012 degli analisti di Piazzetta Cuccia sui dati cumulativi di 2.032 imprese italiane evidenzia una distruzione di ricchezza di 1,4 punti nelle attività industriali italiane.  I grandi gruppi, sostiene Mediobanca, visti nella loro dimensione italiana, sono quelli che hanno sofferto di più, mentre è stata più contenuta la sofferenza delle medio e grandi imprese. La distruzione di valore, poi, ha risparmiato le sole aziende a controllo estero, grazie alla elevata redditività del capitale.

Ora che il Quirinale (o l’Avvocatura dello Stato) le ha notificato in edicola, sulle pagine di Repubblica, le accuse di cui deve rispondere dinanzi alla Consulta, la Procura di Palermo può finalmente difendersi. Sempreché trovi un avvocato disposto a difenderla, mettendosi contro la Presidenza della Repubblica, il 90% del Parlamento e il 95% dei media. In teoria il ricorso di Napolitano per il conflitto di attribuzioni è segretissimo: il portavoce della Corte ci ha informati di non poterlo diffondere nemmeno ai pm di Palermo fino al 19 settembre, quando si deciderà sull’ammissibilità. Evidentemente una delle altre due istituzioni depositarie del sacro incunabolo – Colle o Avvocatura – l’ha passato sottobanco al quotidiano di Scalfari, che l’ha giustamente pubblicato.

Le macerie del municipio ottocentesco di Sant’Agostino – fatto saltare con la dinamite per ordinanza del sindaco, e a favore di telecamere – sono anche le macerie del nostro millenario rapporto con l’arte.

L’assessore ai Lavori Pubblici del comune emiliano ha dichiarato all’Ansa che le decorazioni del salone: “non erano opere di valore: si tratta di opere di soggetto campestre realizzate da artisti locali, e comunque non sarebbe stato facile recuperarle … È anche il segno della ripresa. Ora si potrà partire con un concorso di idee per un nuovo palazzo”.

Spinoza.it

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Tre volte il nazismo ha attraversato il mondo. La prima volta ha avuto il volto della feroce distruzione di Adolf Hitler. Fino alla sconfitta rovinosa e al suicidio, ma dopo 50 milioni di morti. La seconda volta è stata quasi solo immaginazione, cinema, libri, disegni, evocazioni per esorcizzare l’incubo, che è passato molto lentamente, di quando in quando parodiato da bravate e gesti di violenza insensata, nuclei di sottocultura malavitosa che possono avere eseguito qualche ordine balordo, ma senza mai alcun diritto di rappresentanza e di parola.

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