Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

documentazione

C’è un passaggio, nell’istruttoria sulle spese sostenute da tutti i partiti che hanno partecipato alle regionali del marzo 2010, che non ha convinto la Corte dei Conti. Secondo la magistratura contabile – che ad agosto scorso ha pubblicato un rapporto di 700 pagine – l’Udc non ha presentato i documenti di ben 25 gruppi sponsor dei candidati centristi.

A denunciare che i conti dei centristi laziali non tornano è il sito web infiltrato.it”. Stiamo parlando della parte che riguarda i versamenti dei privati: 1 milione 495mila euro. Il partito di Casini dichiara di aver ricevuto contributi privati da 39 società, ma ne certifica soltanto 14. E l’anomalia si riscontra in particolare nell’attività del tesoriere dell’Udc, Vittorio Bonavita, che è anche direttore generale dell’Asl Roma B.

Rimborsi chilometrici, spese di rappresentanza, emolumenti da consigliere provinciale e stipendio ridotto da appuntato della guardia di finanza. Demetrio Cara è stato eletto a Palazzo Foti nel maggio del 2011. Si era candidato nella lista Raffa Presidente collegata a quella del Popolo della Libertà. Nominato consigliere provinciale di Reggio Calabria, Cara aveva spostato la residenza dal capoluogo di provincia a Gioia Tauro, una sessantina di chilometri dalla sede del Consiglio che gli avrebbero consentito di usufruire di rimborsi chilometrici maggiorati. Non certamente cifre da capogiro (intorno alle 600-700 euro in più al mese) ma la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Il pm Matteo Centini vuole vederci chiaro e nei giorni scorsi ha inviato i militari della guardia di finanza al palazzo della Provincia. I militari si sono presentati nella sede del gruppo del Pdl reggino e hanno acquisito la documentazione dalla tesoreria del partito di Berlusconi.

La procura del tribunale di Bolzano ha formalmente indagato il governatore altoatesino Luis Durnwalder per peculato in riferimento all’utilizzo del suo fondo spese riservato. La scorsa settimana la Corte dei conti aveva acquisito alla Provincia autonoma documentazione sul fondo spese di Durnwalder. L’iscrizione sul registro degli indagati, come è stato precisato dalla procura, è un atto dovuto in seguito alla segnalazione fatta dal procuratore della Corte dei Conti, Robert Schuelmer.

Blitz della Guardia di Finanza questa mattina negli uffici dei gruppi politici del Consiglio Regionale del Piemonte per acquisire documentazione relativa alle spese degli stessi gruppi. I finanzieri, riferiscono fonti interne ai gruppi, stanno conferendo con i relativi capigruppo, che sono i legali rappresentanti. L’acquisizione avviene nell’ambito di un’indagine conoscitiva avviata nei giorni scorsi dalla Procura di Torino  volta ad accertare (come anticipato ieri nelle pagine locali del quotidiano Repubblica) se vi sia stata qualche malversazione o mancanza sopratutto nei bilanci dei gruppi in Consiglio regionale e nelle rendicontazioni delle spese dei consiglieri, come le autocertificazioni di missioni e trasferte, i rimborsi chilometrici, e  cosi via. Tra i primi passi dei magistrati questa acquisizione di documentazione contabile tramite l’ufficio di presidenza di Palazzo Lascaris. Al momento i pm non avrebbero formulato ipotesi di reato e non vi sono persone sottoposte a indagini.

Si allarga sempre di più la zona grigia delle spese dei partiti che avvolge il sistema politico in Emilia Romagna. Oltre all’Italia dei Valori, ci sono anche Alleanza Nazionale, Rifondazione Comunista e i centristi dell’Udc di Casini tra i partiti che durante la scorsa legislatura del consiglio regionale non avevano depositato le fatture relative alle spese sostenute durante i cinque anni. E si tratta di rendiconti per centinaia di migliaia di euro di spese sostenute durante il mandato. Spese sulle quali indaga la magistratura: devono controllare, per ogni singola voce, se le uscite corrispondono alle entrate. 

E’ con un no secco, deciso, motivato che la Regione Puglia cerca di sbarrare la strada al megagasdotto Tap, quello che, attraverso una condotta lunga 800km, dovrebbe convogliare il gas del Mar Caspio fino alla costa di San Foca, in provincia di Lecce. Il Comitato regionale per la Valutazione di impatto ambientale, infatti, ha dato ieri parere sfavorevole al progetto, ritenuto “fortemente impattante per il territorio e corredato di una documentazione non sufficientemente dettagliata in ordine alle conseguenze che lo stesso avrebbe sulle realtà paesaggistico-ambientali e storico-culturali del Canale d’Otranto e del territorio nel Comune di Melendugno, che insieme al Comune di Vernole avevano espresso parere sfavorevole all’opera”.

Il nuovo istituto giuridico della transazione fiscale ha realizzato uno dei principi fondamentali della riforma organica delle procedure concorsuali, quello cioè di consentire la conservazione dell’impresa quando vi siano effettive possibilità di un suo risanamento, contemplando la possibilità di poter vedersi ridurre il credito tributario in sede di concordato preventivo e, successivamente, con il D. lgs 169/2007, anche nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Di fatti sia in ambito della predisposizione di un concordato preventivo che in occasione del ben più privatistico strumento previsto dall’articolo 182-bis L.F., accordo di ristrutturazione dei debiti, la transazione fiscale rappresenta la modalità prevista dal legislatore fallimentare per coinvolgere l’Amministrazione Finanziaria e, con l’allargamento ai crediti contributivi, anche l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, nel piano di risanamento offerto dal debitore ai propri creditori, con la finalità di realizzare un accordo transattivo tra impresa ed Erario per i debiti tributari già consolidati in capo all’impresa in condizioni di crisi.
L’istituto rappresenta pertanto una procedura “endoconcorsuale”, ossia inclusa in una più ampia procedura concorsuale, che ne costituisce la premessa necessaria.
In concreto l’istituto prevede che l’imprenditore in stato di crisi possa proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, di tributi e contributi previdenziali, nonché dei relativi accessori, limitatamente alla quota di debito con natura chirografaria, anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi che costituiscono risorse proprie dell’Unione europea, come l’Iva. Con riguardo a quest’ultima, la proposta può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento.
La massiccia evoluzione normativa che ha interessato l’istituto evidenzia inequivocabilmente l’interesse del legislatore ad uno strumento che, proprio per il suo fascino, richiede interventi di manutenzione, coordinamento e razionalizzazione, derivati, necessariamente, dalla sua applicazione pratica. È evidente, infatti, che solo quando un istituto viene frequentemente gettonato dagli imprenditori possono emergere quelle problematiche e quei vuoti che altrimenti non avrebbero né modo di manifestarsi né interesse concreto a essere risolti.
L’analisi delle modifiche intervenute, fa delineare due percorsi intrapresi dal legislatore nel tempo, la prima volta ad allargare l’ambito applicativo della transazione fiscale sia da un punto di vista delle procedure coinvolte e sia con riferimento ai crediti istituzionali oggetto di transazione e la seconda, più recente, volta invece a limitare e arginare alcuni fenomeni di abuso delle misure introdotte, evidentemente alla luce delle esperienza via via maturate.
Il primo slancio di apertura del legislatore è stato quello di aver previsto l’estensione della transazione ai crediti contributivi. Le ultime modifiche, intervenute con l’applicazione del dl n. 789 del 31 maggio 2010 hanno mutato in parte la prospettiva del legislatore di fronte alla transazione fiscale, essendo sostanzialmente misure antielusive o comunque volte a scoraggiare, disinvolte rappresentazioni contabili tese a far apparire la proposta più conveniente di quanto in realtà la stessa non sia.
Di diversa natura, invece, la disposizione restrittiva che esclude dalla possibilità di falcidia anche le ritenute operate e non versate dall’imprenditore, il cui trattamento viene a tutti gli effetti assimilato a quello previsto per l’Iva.
Si pensi alla circostanza che, soprattutto in un periodo di congiuntura negativa come quello attuale, è evidente che i principali debiti di natura tributaria che presente l’imprenditore in crisi non possono che essere relativi a ritenute e Iva, e non certo a imposte dirette in assenza pressoché costante di imponibile.
Non tutti i tributi possono essere oggetto di transazione. Sono ammessi dalla transazione le Imposte dirette, ad esclusione delle ritenute operate e non versate, interessi ed accessori (sanzioni) ed esclusi i Tributi locali, l’iva e gli aiuti di stato concessi all’imprenditore.
La proposta transattiva può avere a oggetto i tributi avente natura chirografaria ma può interessare anche i crediti tributari assistiti da privilegio; la possibilità di falcidiare i crediti di natura privilegiata è sottoposta però a una analisi di merito che coinvolga tutti gli altri creditori interessati dalla proposta di concordato (o di accordo di ristrutturazione); ciò al fine di verificare che il trattamento riservato all’erario in sede di transazione fiscale non sia deteriore rispetto a quello offerto ad altri creditori che vantano privilegio di grado inferiore a quello erariale.
A livello procedurale la proposta di transazione fiscale deve sottostare a precise regole di presentazione e di allegazione che se non rispettate inficiano l’intera istanza. Copia della domanda e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il tribunale, deve essere presentata al competente concessionario del servizio nazionale della riscossione e all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del debitore, unitamente alla copia delle dichiarazioni fiscali per le quali non è pervenuto l’esito dei controlli automatici nonché delle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla data di presentazione della domanda.
Proprio perché la transazione fiscale può essere proposta con il piano di cui all’articolo 160 della L.F., la domanda dovrà essere corredata della relativa documentazione, inclusa quella prevista dall’articolo 161 della L.F., nonché da copia delle dichiarazioni fiscali per le quali non è pervenuto l’esito dei controlli automatici e delle dichiarazioni integrative relative al periodo sino alla data di presentazione della domanda stessa.
La manovra aggiuntiva di maggio (dl. n. 78 del 31 maggio 2010) ha peraltro previsto che anche nella transazione presentata nell’ambito delle trattative per addivenire alla stipula di un accordo di ristrutturazione occorre presentare la documentazione prevista per il concordato preventivo.
Tale aspetto, in verità lascia spazio ad alcune considerazioni. Mentre nell’ambito del concordato preventivo il piano che viene presentato a tutti i creditori (compreso l’erario per mezzo della transazione stessa) vede la luce con il ricorso in Tribunale per l’ammissione alla procedura, l’accordo di ristrutturazione è frutto di continue trattative con i creditori potenzialmente aderenti, tra i quali, appunto, l’agenzia delle entrate. In tal modo se nel concordato preventivo nessun problema si pone alla presentazione di tutta la documentazione all’atto del ricorso in tribunale, perché è in tale momento che tutto deve essere pronto, in sede di accordo di ristrutturazione è ben possibile che al momento della presentazione dell’istanza di transazione non si abbia ancora contezza della possibilità concreta di addivenire a un accordo con la maggioranza richiesta (soggetti che rappresentino almeno il 60% dell’esposizione debitoria complessiva) dall’articolo 182-bis.
È quindi difficile poter predisporre tutta la documentazione da allegare all’istanza di transazione dal momento che la stessa, quanto meno per quanto riguarda la relazione del professionista, non può essere stilata in assenza della individuazione precisa dei creditori aderenti e di quelli estranei.
Per poter cristallizzare il debito tributario oggetto di transazione, l’ufficio competente e il concessionario della riscossione (relativamente ai tributi iscritti a ruolo) devono procedere a quello che normalmente viene denominato «consolidamento» della posizione tributaria. La norma prevede che entro il termine di trenta giorni dalla presentazione della domanda di transazione, l’Ufficio, previa verifica del rispetto dei requisiti posti dalla legge per l’ammissibilità della proposta di transazione, provveda ai necessari adempimenti connessi con l’attività di controllo (liquidazione tributi risultanti dalle dichiarazioni e notifica delle relative comunicazioni di irregolarità; notifica avvisi di accertamento).
Prima che sia decorso il medesimo termine di trenta giorni, l’Ufficio dovrà quindi predisporre e trasmettere al debitore una certificazione attestante il complessivo debito tributario, di particolare importanza qualora quest’ultimo sia di importo superiore a quello indicato nella domanda di transazione fiscale presentata.
Un aspetto interessante, collegato al consolidamento del debito tributario attiene al rapporto tra l’avvenuta transazione fiscale e la possibilità per gli uffici di porre in essere ulteriori azioni di controllo dopo la sottoscrizione della proposta. In verità nessuna disposizione prevede la preclusione di ulteriore attività di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria in caso di transazione fiscale.
Né in riferimento a periodi di imposta oggetto di transazione, né, a maggior ragione, relativamente a periodi non coperti dal consolidamento. In tal modo, nulla vieta all’amministrazione finanziaria l’attivazione dei propri poteri di controllo, con la conseguente determinazione di un debito tributario, superiore rispetto a quello attestato nella certificazione rilasciata al debitore o altrimenti individuato al termine della procedura di transazione fiscale, che l’Amministrazione potrà far valere nei confronti dello stesso contribuente a prescindere dall’omologazione del concordato o dell’accordo di ristrutturazione in cui le istanze erano contenute.
L’esempio classico è quello relativo a una proposta di transazione fiscale avente a oggetto anche il debito tributario relativo al periodo di imposta per il quale non sia stata presentata la relativa dichiarazione, in quanto non ancora scaduti i termini. In tal caso, l’accettazione della proposta e la sua successiva omologazione, non impedisce, come è logico che sia, il successivo controllo della relativa dichiarazione, che il contribuente avrà presentato successivamente alla omologa della transazione fiscale.

L’accordo era verbale. Per questo la documentazione contabile non è così vasta. Solo in pochi casi- in gran parte già noti per le rivelazioni stampa- Luigi Lusi aveva pagato le spese di alcuni leader della Margherita attraverso procedure già tracciate o tracciabili. Nella stragrande maggioranza dei casi la contabilità poi è stata sistemata in qualche modo, ma il pagamento è avvenuto in contanti anche per somme rilevanti. L’ex tesoriere della Margherita ieri è stato messo alle strette dai magistrati che nel primo interrogatorio non volevano discostarsi dalle sue personali responsabilità, chiedendo semmai di aggiungere nuovi particolari sugli “investimenti” a vantaggio di Lusi e della sua famiglia con soldi della Margherita. 

Ma è stato lì che il tesoriere è riuscito a levarsi dall’angolo. Per difendersi. Ha spiegato ai magistrati che parte della ricostruzione dei movimenti di denaro da 23 milioni di euro è stata a lui erroneamente imputata. Un caso – certo per importi non così rilevanti rispetto al totale – è stato ricostruito nel dettaglio, ed è quello dei rimborsi chilometrici da decine di migliaia di euro che la magistratura aveva imputato a lui, considerando al documentazione una semplice copertura per transazioni con altra destinazione. Lusi ha spiegato che invece le due auto a cui erano imputati quei rimborsi spesa erano nella disponibilità di due leader della Margherita, oggi fra i più importanti dirigenti del Partito democratico: Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni. In entrambi i casi la nota spesa presentata per l’utilizzo dell’auto segnava un numero di chilometri davvero impressionante (vero però che Fioroni ha ammesso un uso clamoroso dell’auto per spostarsi, sostenendo che anche nella recente campagna elettorale amministrativa aveva percorso più di 100 mila chilometri in circa un mese). Ma è il sistema contabile utilizzato che Lusi ha iniziato a spiegare a porre il dubbio ai magistrati su fatti penalmente rilevanti che possano riguardare soggetti terzi. 

Il problema è tutto qui: gli inquirenti da un lato non vogliono farsi portare fuori strada dall’ex tesoriere infilandosi in contabilità che ha un sicuro rilievo politico, ma profili di responsabilità penale più fumosi. D’altro lato gli stessi inquirenti vorrebbero fugare quell’ombra di “fumus benevolentiae” che ha ben esplicitato il senatore-avvocato dell’Idv Luigi Li Gotti nel giorno in cui l’assemblea di palazzo Madama ha deciso di concedere l’arresto del’ex segretario amministrativo della Margherita. Nel palazzo di Giustizia di Roma quell’intervento un po’ ha scosso, e l’intenzione della procura è quella di fugare ogni sospetto di inchiesta “suggerita” e “indirizzata” dai vertici di quel partito ormai sciolto, all’interno dei quali c’erano esponenti che da tempo conoscevano qualcuno dei magistrati inquirenti. Ma anche con le migliori intenzioni, un pubblico ministero non può inseguire piste dal rilievo politico, costretto ovviamente ad identificare le possibili violazioni del codice penale. 

Il sistema in vigore nella segreteria amministrativa della ex Margherita era quello del rimborso su richiesta delle spese di alcuni dirigenti che erano stati precedentemente autorizzati dal vertice. Secondo la versione di Lusi quell’autorizzazione era già in sé una sorta di carta di credito e in un solo caso fu revocata: quello che riguardò Matteo Renzi. Per questo motivo la segreteria amministrativa della Margherita nella prima parte del 2009 pagò due fatture emesse da aziende di Firenze che secondo Lusi lavoravano per la campagna elettorale di Renzi per la conquista della poltrona di primo cittadino. La terza fattura- che pure aveva ad oggetto lo stesso tipo di attività- non fu invece saldata da Lusi perché fu Rutelli a comunicare l’esclusione del pierino Renzi dal novero dei dirigenti Margherita autorizzati a spendere i soldi del partito. 

Tutta la contabilità non tracciata è comunque stata registrata dall’ex tesoriere ed è contenuta nella chiavetta consegnata ai pm dalla sua segretaria dell’epoca, Francesca Fiore. Lì dentro ad esempio era annotato il pagamento di somme rilevanti nel 2009 a una società che poi si è rivelata essere una tipografia. Tipica spesa di una campagna elettorale politica, curiosamente però attribuita nelle carte di Lusi come finanziamento a Franceschini, che sicuramente non era proprietario della tipografia. 

Lusi naturalmente sostiene di avere registrato nelle motivazioni di uscita di cassa le spese dichiarate da chi ne aveva diritto. Ma non essendoci documentazione contabile a supporto, ha dovuto credere sulla parola a chi gliele presentava. Non può escludere che quei soldi – somme anche rilevanti – ritirati dai collaboratori dei principali dirigenti del partito, siano stati invece utilizzati ad altro fine. Questo solo gli inquirenti possono capirlo, identificando eventuali altri casi di appropriazione indebita dei fondi della Margherita. 

di Franco Bechis

L’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, indagato da tre procure e da ieri a Milano anche in concorso con Umberto Bossi e i figli Renzo e Riccardo, aveva carta bianca della Banca Aletti a Genova dall’aprile 2007. E’ quanto emerge dagli atti dell’inchiesta condotta dalla procura lombarda sulla contabilità del Carroccio. Dalla documentazione emerge che “Belsito ha operato seguendo la medesima prassi del suo predecessore per il quale non esisteva un documento della Lega che ne limitasse i poteri”. In banca Aletti vi era una delega a favore dell’amministratore poi espulso a firma onorevole Maurizio Balocchi del 16 aprile 2007 e una procura generale oltre ad una procura su deposito titoli del 7 agosto 2008, riferita sia a Balocchi che a Belsito con firme disgiunte. Per questo banca Aletti in passato non ha insistito a richiedere la formalizzazione dei limiti e dei poteri. “Di fatto Belsito – si legge ancora nella documentazione – ha svolto una operatività senza limiti di importo avvalendosi di una sua autocertificazione dell’aprile 2011 nella quale si dice che il segretario amministrativo ha ad oggi poteri senza limite di importo per l’apertura e la gestione di conti correnti e deposito titoli bancari e postali nonché richieste di fidejussioni sul territorio dell’Unione Europea”. Già nel 2009 banca Aletti aveva chiesto alla Lega la delega rilasciata al segretario amministrativo. Ma sol0 il 9 marzo 2012 Belsito presentò alla banca un estratto notarile del febbraio 2010 di nomina del signor Belsito stesso al quale era concessa la facoltà di firma disgiunta per ogni operazione di spesa che non superi l’importo di 50 mila euro.

I Comuni di residenza dei contribuenti entrano per la prima volta nell’elenco dei beneficiari del 5 per mille sulla dichiarazione dei redditi.
E’ quanto prevede una circolare dell’Agenzia delle Entrate che però limita l’utilizzo del contributo a finalità di tipo sociale. In effetti, in tempi di magra, la raccolta dei contributi Irpef potrebbe essere un’ancora di salvataggio per le politiche sociali degli enti locali.
Il sostegno normativo alla circolare proviene dall’articolo 5 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 23 aprile 2010.
A partire dal prossimo anno il 5 per mille dell’Irpef potrà inoltre essere essere destinato anche al finanziamento delle attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici., In questo caso la norma di riferimento è il decreto legge n. 98 del 2011 convertito nella legge n. 111 del 15 luglio dello scorso anno.

Archivi