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dramma

Morire per una partita di calcio. Questa volta il dramma non si è consumato sugli spalti, ma a bordo campo. Tre ragazzini di una squadra giovanile di Amsterdam, la Nieuw Sloten, in trasferta sul campo dei Buitenboys, hanno aggredito uno dei guardalinee, Richard Nieuwenhuizen, colpendolo ripetutamente al volto con calci e pugni quando questi era già a terra.

L’uomo di 41 anni inizialmente si è ripreso, ma dopo qualche ora ha accusato un malore ed è stato ricoverato in ospedale. Nella notte le sue condizioni si sono aggravate e in serata è stato dichiarato clinicamente morto dalla polizia. I tre giovani giocatori di età compresa tra i 15 e i 16 anni, ritenuti responsabili dell’aggressione, sono stati arrestati.

Lo conferma la Bce in un rapporto dedicato al problema. Non si può fare a meno di ribadire che i soldi che lo stesso Mario Draghi ha erogato al sistema finanziario sono finiti quasi solo nelle tasche dei banchieri. Intanto rumor di mercato su operazioni Banca centrale europea: qualcosa bolle in pentola.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Il dramma quotidiano delle PMI che non ottengono crediti dalle banche

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Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

 

di Giampiero Mughini

Per la giustizia sportiva è l’ennesima stazione di quella sua via crucis eternamente zigzagante tra il dramma e la farsa. Per quelli che di mestiere odiano la Juve è un brutto giorno, relativamente orbo com’è di sangue bianconero. Per Antonio Conte è la notizia liberatoria che fra due mesi, la domenica 9  dicembre, sarà di nuovo ritto in piedi accanto alla panchina della Juve e non più rincantucciato in una tribuna o dietro un vetro fumé. 

Tanto tuonò in fatto di accuse all’allenatore che non poteva «non sapere» i brogli architettati dalle parti di due squadre da lui allenate prima di arrivare al timone della “fidanzata d’Italia”, che la sentenza di ieri pomeriggio conferma l’accusa di avere lui almeno una volta “omesso” la denuncia di tali brogli. Conte non è stato completamente assolto come avrebbe voluto a ogni costo, e difatti il suo collegio difensivo non è minimamente «soddisfatto» della condanna a quattro mesi. 

Seppure afflitto da una pena minimale, l’ex mister del Bari è stato dichiarato colpevole, e mentre Andrea Agnelli ci mette la sua faccia e il nome fastoso della sua famiglia nel dirsi convinto che Conte sia «completamente estraneo ai fatti». 

Dopo un estenuante saliscendi di accuse e falliti patteggiamenti e pene comminate da successivi tribunali sportivi, questa sentenza si avvicina di più al dramma o alla farsa? Come giudicare un processo in cui un cavallo di battaglia dell’accusa era che Conte avesse cacciato di squadra un suo giocatore che lui sì si opponeva al broglio, e laddove erano lampanti i certificati medici che attestavano che quel giocatore era bell’e infortunato? 

«Non poteva non sapere», insistono gli odiatori di professione della Juve, quelli che mettono nero su bianco che per 12 anni la Juve di Moggi e Giraudo ha “taroccato” i campionati, dato che non ce la faceva proprio a mettere la palla dentro con le sole forze di Zidane, Vialli, Del Piero, Trézéguet e di quell’altro fottìo di campioni del mondo del 2006. E quanto a un uomo di sport e a un valoroso allenatore come Zdenek Zeman (da me laudato su queste colonne) mi aspetto invece che si dica contento del ritorno alla prima linea agonistica del migliore allenatore dell’ultima generazione. Se Conte è in campo, è il calcio che vince e non le miserevoli partigianerie dall’una o dell’altra tribù di tifosi. Non conosco talmente di prima mano le carte di questo nuovo processo calcistico agostano, da concludere che l’impianto accusatorio generale fosse debole. 

Direi di no, a giudicare dal fatto che qualcuno degli imputati ha “patteggiato” la pena, e tra questi un collaboratore stretto di Conte. È tuttavia innegabile che il processo ha lasciato per strada delle vittime innocenti, puntualmente dimenticate dagli schiamazzatori anti-Juve, eccitatissimi com’erano dal fatto che tanti degli imputati avessero comunque a che fare con la famiglia bianconera. Non ho letto un granché sul fatto che un campioncino del nostro calcio (anche lui un ex calciatore della Juve), Domenico Criscito, è stato rapinato della partecipazione a un campionato europeo e sulla base di un’accusa che non aveva il minimo fondamento. Sarebbe stato lo stesso per un vicecampione europeo (e attuale giocatore della Juve), Leonardo Bonucci, se non fosse che l’allenatore della nazionale italiana – Cesare Prandelli – avesse creduto alla sua parola e non a quella del pagliaccio che lo accusava di avere partecipato ai brogli da protagonista. E a non dire di un ennesimo giocatore della Juve, Simone Pepe, accusato anche lui di “omessa denuncia” e seppure da uno che aveva dichiarato che Pepe di fare brogli non aveva la benché minima attenzione. Farsa o dramma? Tutt’e due le cose, purtroppo.

Solo che il destino del calcio italiano, ossia della seconda o terza industria del Paese, non può restare appeso a una giustizia talmente  estemporanea. Quando vengono buttate giù delle società o dei loro giocatori rappresentativi, sono in gioco non soltanto i sogni degli italiani che parlano di calcio la mattina al bar e si infiammano per l’una o l’altra squadra. Sono in ballo i miliardi di euro che fanno funzionare il giocattolo più amato degli italiani. Fa paura che il sistema calcio sia poggiato su piloni portanti talmente traballanti, a cominciare da come funziona la giustizia sportiva. 

 

 

 

 

Sembra di essere tornati indietro di un anno, quando Silvio Berlusconi era ancora premier e lo scontro con la Germania della Cancelliera Angela Merkel si accendeva. Giovedì 27 settembre Silvio Berlusconi si è tolto parecchi sassolini dalle scarpe. Si è lanciato in un durissimo attacco all’euro dicendo che la scelta del cambio a 1936,27 lire è stato un suicidio e ora il rigore del fondo salvastati uccide l’economia. E poi un affondo contro la Germania: i tedeschi fuori dall’euro? Non sarebbe una tragedia. Le replica della Merkel non si è fatta attendere. “Sostenere che l’uscita della Germania dall’Eurozona, non sarebbe un dramma è assurdo”, ha detto il portavoce della Merkel, Steffem Seibert a Berlino. Il portavoce della Cancelliera ha sottolineato che “Angela Merkel lavora bene e in stretto contatto con il premier Mario Monti”. Il riferimento è all’apertura di Monti a un suo eventuale bis nel caso in cui le forze politiche dovessero chiederglielo. 

 

 

 

Assurdo. E’ il giudizio del portavoce di Angela Merkel alle parole dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ieri aveva sminuito un’eventuale uscita dall’euro della Germania. “Sostenere che l’uscita della Germania dall’Eurozona non sarebbe un dramma è assurdo” ha risposto così Steffen Seibert. Anzi: il portavoce della Cancelliera ha rilanciato sostenendo – non per primo, a dire il vero – una prosecuzione del rapporto con l’attuale capo del governo: “Angela Merkel lavora bene e in stretto contatto con il premier Mario Monti” ha commentato un eventuale bis del capo dell’esecutivo tecnico. 

“Mi hanno diagnosticato due tumori maligni alla tiroide. Al momento mi è crollato il mondo addosso, poi ad agosto, ho deciso di operarmi e di farlo in Italia, a Roma, per dare un esempio. Pago da anni un’assicurazione che copre le spese mediche. Avrei potuto farmi operare privatamente ma poi cosa avrebbero detto? La mia degenza è durata solo 48 ore”. La presidente del Lazio Renata Polverini affida il suo sfogo al settimanale Chi  in edicola oggi, mercoledì 5 settembre,  si difende dalle accuse di chi, quest’estate, l’hanno accusata di aver occupato un intero reparto dell’ospedale Sant’Andrea di Roma per una piccola operazione. La Polverini ha annunciato che denuncerà chi ha violato la sua privacy infangandola in un momento delicato della sua vita. “Per evitare disagi agli altri degenti visto che ero sottoposta a tutela, la direzione ha deciso di mettermi in una stanza da sola con due letti, con la scorta fuori. Una vera tristezza, perché io sarei stata volentieri in compagnia. E’ stato detto che si stava girando un film per sgomberare il reparto apposta per me. Sono falsità. Ma quello che mi ha ferito di più è che nel comunicato di due consiglieri zelanti, Enzo Foschi del Pd e Giulia Rodano dell’Idv, non ci fosse nemmeno un minimo cenno alla mia salute, all’intervento”. E c’è anmche un risvolto personale nella scelta di scegliere il ricovere in forma anonima: “Non volevo far sapere della malattia a mia madre e a mia zia perché mio padre morì proprio di tumore. Con questo polverone ho dovuto spiegare loro tutto”. La Polverini, inoltre, aggiunge che se vincerà la causa donerà tutto al San’Andrea, l’ospedale in cui è stata operata. 

Uno degli operai della Carbosulcis che protestano contro i possibili licenziamenti, asserragliati in una miniera in Sardegna, si è ferito tagliandosi le vene di un polso durante un incontro con i giornalisti nella miniera di Nuraxi Figus. Immediatamente soccorso dai compagni di lavoro, l’uomo è stato accompagnato in superficie e trasferito immediatamente all’ospedale di Carbonia. “E’ questo quello che dobbiamo fare?”, ha detto Stefano Meletti, della Rsu Uil, mentre si feriva davanti ai giornalisti. Il minatore è poi svenuto ed è stato trasportato all’ospedale privo di conoscenza. E’ stato raggiunto anche dalla moglie che è stata informata del suo gesto disperato. Gli animi all’interno della miniera di Nuraxi Figus sono sempre più esasperati a causa di notizie, che circolano da ieri, martedì 28 agosto su un presunto disinteresse del governo al progetto di rilancio della miniera.

Il minatore si taglia per protesta

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Cosa resterà di Gianfranco Fini nel 2013? Politicamente, si spera poco. Lasciato solo da Casini, adulato ma naturalmente abbandonato al suo destino dalla sinistra, isolato a destra, tradito dai suoi pretoriani Bocchino e Granata, Gianfranco rischia di restare fuori dal Parlamento. Un disastro. Probabilmente, il presidente della Camera verrà ricordato solo per scandali e scandaletti: l’appartamento di Montecarlo regalato ad An e finito misteriosamente al cognato di Gianfranco, le immersioni e la pesca in acque protette e, buone ultime, le vacanze nella “sua” Ansedonia con tanto di nove stanze affittate per due mesi per la scorta in un alberto a Orbetello: come ha scritto Barbara Romano su Libero di sabato 11 agosto, un lusso da 80mila euro e probabilmente a spese nostre. In ogni caso, l’ultima impresa di un grande presidente chiamato scandalo, degno rappresentante della Casta. Il videcommento del vicedirettore di Libero Pietro Senaldi.

A destra non ci riescono, c’è un padre troppo ingombrante ma almeno è riconoscibile. Berlusconi ha il pregio di esserci con tutta la sua prepotenza e riconoscibilità. Il pregio della sua presenza ingombrante è la chiarezza: io padrone, voi gregari. Almeno così i giovani o rottamatori di destra sanno con chi prendersela.

“Scimmia”, “vecchia”, “faccia moscia”, sono solo alcune delle offese che Zara, a quindici anni, deve mandare giù. La sua colpa? Essere un’adolescente, ma dimostrare cinquant’anni a causa di una malattia degenerativa che corrompe i grassi del corpo e che fa sembrare vecchi. Come Zara, anche la madre a suo tempo, ha dovuto subire le stesse umiliazioni: le prese in giro dei compagni di classe, le botte, le parole bisbigliate, e la pietà degli adulti che si fermano e la guardano come se la malattia che la affligge fosse una sua colpa. La signora Tracy, che vive con la famiglia a Rotherham, nel South Yorkshire, racconta che la condizione della figlia è ereditaria e che anche gli altri suoi figli ce l’hanno, anche se in forma minore, fin dai primi giorni di vita. Lei si è ricorsa ad un’operazione di chirurgia plastica facciale, quando aveva l’età della figlia, ma dopo soli due anni, la malattia aveva preso nuovamente il sopravvento, lasciandole inoltre le cicatrici dell’operazione. A Zara vorrebbe risparmiare questa ulteriore sofferenza.

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