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duro

E commissionò anche, secondo le accuse, un hackeraggio informatico, all’epoca in cui ci fu un duro scontro tra Citigroup, il finanziere Daniel Dantas e la compagnia telefonica italiana per conquistare il controllo di Brasil Telecom.

pubblicato da Wallstreet Italia
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AD Telecom Italia nella bufera. "Creò dossier illegali"

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Antonio Di Pietro da pm era un osso duro. O almeno così dicono. Ma nel suo tramonto politico ne ha trovato un altro ancora più duro: Milena Gabanelli. La giornalista dopo la puntata di Report dal titolo Gli insaziabili che ha mandato in frantumi il partito di Tonino, non molla la presa e torna a pungere il leader dell’Idv. “Di Pietro ha ogni diritto di difendersi, ma da settimane continua ad affermare che Report gli ha attribuito un cespite di 56 case. Come abbiamo avuto modo di replicare, questa affermazione non è mai stata fatta dall’autrice dell’inchiesta, Sabrina Giannini, e dagli intervistati. Infatti è stato specificato che si trattava di proprietà (che includevano terreni, cantine e garage), escludendo dalla somma anche le proprietà della moglie e del figlio più grande Cristiano”.

La Gabanelli vuole il bis Ma a parte questo riassunto delle puntate precedenti della vicenda la Gabanelli non lascia ma raddoppia su Tonino: “Se la difesa dell’on. Di Pietro si deve fondare sulla delegittimazione del giornalismo di inchiesta e su un dato falso, vuol dire che ha pochi argomenti. Continuando a veicolare falsità diffamatorie sul nostro conto sarà opportuno riproporre la puntata ‘Gli insaziabili’ in modo che gli spettatori possano valutare da soli l’infondatezza delle sue affermazioni – conclude la giornalista – e che le questioni da noi sollevate andavano ben oltre l’elenco delle proprietà”. Insomma Milena vuole rimandare in onda la puntata che ha messo in ginocchio Di Pietro. Per Tonino sarebbe davvero troppo. Infine la gabanelli gli dà il colpo di grazia chiedendo l’unica cosa che conta: ”Non capiamo perché Di Pietro non mostri l’unica ‘carta che canta’: i conti correnti dell’associazione a tre che fino al 2009 ha gestito la cassa del partito (di cui erano soci lui, la moglie e la tesoriera Silvana Mura). La guerra continua ma ora Tonino rischia una Waterloo 2 se la Gabanelli lo rispedisce in tv.

Fino a oggi il mondo del dopo crisi ha goduto di una sorta di biodiversità fiscale. L’Europa si è impegnata, fin troppo, sulla strada dell’austerità mentre l’America ha accettato ampi disavanzi. Le cose stanno per cambiare. L’opinione di Alessandro Fugnoli (Kairos)

pubblicato da Wallstreet Italia
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Fiscal Cliff, ora il gioco si fa duro

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“Sono aperto al compromesso e a nuove idee”, ha detto il presidente nella sua prima conferenza stampa dopo le elezioni, “ma dovranno essere i piu’ ricchi a pagare”. Sulla soap opera tra spie e sesso del caso Petraeus: “Finora non ci sono prove di diffusione di dati top secret o compromettenti per la sicurezza nazionale”. Strenua difesa dell’ambasciatrice Usa all’Onu Susan Rice.

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Fiscal cliff, Obama duro: 'Tasse ai ricchi, non alla classe media'

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Romano Prodi? “Il vero criminale italiano”. Il giornalista Paolo Barnard non ama andare per il sottile e dopo aver picchiato duro su Mario Monti (il video della sua sparata a L’ultima parola di Gianluigi Paragone ha fatto il giro del web) demolisce anche il professore, premier due volte nel 1996 e nel 2006 (con ben poche fortune) con il centrosinistra ma soprattutto mammasantissima dell’Unione europea. L’ingresso dell’Italia nell’euro, per esempio, lo vide protagonista assoluto a suon di tasse, e in quanto europeista convinto è tra i favoriti per la successione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale, nel 2013. Ospite a Tgcom24, Barnard torna a parlare di crisi, Eurozona, debito pubblico e spread e ribadisce come l’Unione europea non agisca per salvare l’Italia e gli italiani, “ma per affondarla, per distruggerla e arricchire solo i potentati”. In quanto economista, Prodi avrebbe grande responsabilità in questa progressiva distruzione: “Quando è andato al governo eravamo la settima potenza del mondo, oggi siamo servi. Clemente Mastella lo definirei un incompetente, ma Romano Prodi per me è un criminale”. Proprio come Monti, di cui Barnard si augurava una querela per poterlo portare in tribunale e accusarlo di golpe finanziario insieme a Napolitano. E su Silvio Berlusconi il giudizio è severo, ma diverso: “E’ stato disastroso ma non per le accuse di corruzione. Non è stato uno statista e nel novembre 2011, anzichè tenere duro di fronte al colpo di stato dell’Europa, si è dimesso”.

Paolo Barnard contro Monti “criminale”

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La Chiesa non molla. Nei nuovi “Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia”, pubblicati oggi, i vescovi italiani hanno voluto ribadire il “no” ai rapporti sessuali prematrimoniali e alle convivenze provvisorie o di prova, e riproporre “la bellezza dell’amore umano con i valori correlati del pudore e della castità”. Secondo i vescovi, la preparazione al matrimonio non è qualcosa d’improvvisato, ma – ricorda il documento – “un cammino graduale e continuo”, da proporre “per tempo”. Solo così i fidanzati possono giungere a considerare la loro come una “relazione umanamente matura” in cui si ravvisino i tre elementi della “identità”, della “reciprocità” e della “progettualità” come coppia.  Il documento testimonia pure l’attenzione dei vescovi italiani a fenomeni come la convivenza e la presenza di persone di culture e religioni diverse, “per una lettura veritiera della situazione attuale e per offrire linee pastorali che vi possano corrispondere in modo sereno ed efficace”.  

Il presidente rieletto per il secondo mandato, con largo margine dei voti negli stati, parla a Chicago: ASCOLTA IL DISCORSO DELLA VITTORIA. “Torno alla Casa Bianca più determinato e ispirato che mai”. Priorità: nuovi posti di lavoro. Romney telefona all’avversario e in un breve discorso finale esce di scena con dignita’. “Preghero’ per Obama e per l’America”. I repubblicani mantengono il controllo della Camera e i democratici del Senato. GUARDA VIDEO: il momento della vittoria, la reazione di Romney e come reagiscono i mercati.

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Obama ha vinto: "Viaggio duro, davanti a noi giorni migliori"

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Il celodurismo della Lega Nord non è morto. Parola di Umberto Bossi, che agli stati generali del Nord avverte: “Io ho sempre sotto la rivoltella”. 

Insomma, il Senatur non si fa certo intimidire da chi gli chiede se si sia imbroghesito, se in fondo la scelta di Roberto Maroni leader del popolo padano non abbia per così dire “ripulito” l’immagine del Carroccio. Bossi non ha dubbi, lui “non si è imborghesito”, lui “sotto” ha sempre “la rivoltella”. Eppure sono finiti anche per lui i tempi della canotta. Stamattina l’Umberto si è presentato in giacca e cravatta al Lingotto all’evento organizzato da Maroni per aprire il movimento al dialogo con il mondo produttivo settentrionale.

Il 41 bis? “Non c’è dubbio che è un regime di tortura e che la sua applicazione è un vulnus del nostro sistema giudiziario”. Parola di Nino Mandalà, fondatore e presidente di uno dei primi club di Forza Italia in Sicilia, già condannato in appello a otto anni di carcere per associazione mafiosa.

Mandalà, che gli inquirenti considerano boss di spicco di Villabate, è infatti tornato a scrivere sul suo blog, aperto due anni fa e poi “congelato” nel dicembre scorso dopo la sentenza di secondo grado, che gli aveva inferto otto anni di reclusione salvandolo però dall’arresto immediato. In attesa della pronuncia della Corte di Cassazione, che potrebbe questa volta riaprirgli le porte del carcere, quello che a Villabate tutti chiamano “l’avvocato” per la sua laurea in legge è tornato a lanciare i suoi messaggi in rete. Questa volta l’argomento del post datato 13 settembre 2012 è un tema molto caro a Cosa Nostra: il 41 bis, il regime di carcere duro per detenuti mafiosi.

Conviene tenere aperta la miniera di carbone (ad alto contenuto di zolfo) di Nuraxi Figus? Ed è sostenibile (economicamente) riconvertire  le stanze di taglio della Carbosulcis in magazzini geologici per lo stoccaggio di anidride carbonica? A far di conto, nei giorni scorsi,  è  stato il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio de Vincenti, che sul ventilato progetto Ccs (Carbon capture and storage), appare pessimista. Il progetto Csc, stando a de Vincenti  (progetto da tempo allo studio della Commissione europea che ha chiesto però diversi approfondimenti tecnici)  «non sta in piedi» perché «costerebbe alla collettività circa 250 milioni di euro l’anno per 8 anni. Quasi 200mila euro l’anno per ogni minatore. Una spesa insostenibile».

Leggi l’articolo integrale di Antonio Castro su Libero in edicola oggi 31 agosto

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